Avvicinamento a Sel?

I turbamenti del sindaco Honsell e il «difficile» rapporto con il PD

Il primo cittadino e la sua scontentezza di fondo: non sapere ancora cosa farà a fine mandato (2018). Nell'attesa si consola portando un duro attacco a Renzi e alle sue politiche neoliberiste.

Il sindaco di Udine Honsell (© Diario di Udine)

UDINE - Dicono sia molto irrequieto. Un’inquietudine motivata, pare, da una scontentezza di fondo: il ritrovarsi cioè a governare – che non è impresa né semplice, né particolarmente retribuita – e non avere ancora chiaro quello che farà a mandato terminato. Il sindaco Honsell è arrivato a fine corsa e il bilancio, almeno sul piano delle gratifiche, è deficitario. Alcuni dei suoi ex fedelissimi di Giunta 'hanno decollato' verso i lidi paciosi della  Casta: Paolo Coppola e Gianna Malisani sono finiti in Parlamento; Maria Grazia Santoro ed Enzo Martines in Regione. Un sindaco che li ha lanciati potrebbe sentirsi fiero e orgoglioso, ma la sensazione è che quelle carriere abbiano provocato un minimo di senso di frustrazione. Lui, infatti, è ancora lì, in un palazzo d’Aronco che gli è diventato sempre più grigio e via via più stretto.

E pensare che per arrivarci – onore al merito – sul piano economico c’ha pure rimesso, visto che il rettore guadagna più del sindaco di Udine. E come non bastasse è consapevole che il feeling con il Pd, se mai c’è stato, si è ulteriormente sbiadito. Ascoltare, per credere, il durissimo attacco alla riforma costituzionale di Renzi (con digressioni anche sulle trivelle «nemiche») che il primo cittadino ha demolito senza perifrasi, martellandone principi e finalità. Ma nello stesso giorno – lo scorso 25 aprile – ha pronunciato un discorso di sinistra, di netta rottura rispetto alle politiche neoliberiste anche del governo Renzi, di feroce critica al «liberismo individualista ed egoista», quello del «privatistico che vede nella libera concorrenza Malthusiana la panacea di ogni male. Questo nuovo totalitarismo è un fascismo alla rovescia, è il totalitarismo del privato».

Difficile, insomma, che un Pd sempre più verdiniano e sempre meno socialdemocratico si faccia sedurre da queste parole. E per sperare di fare un salto nei piani alti della politica a Honsell non basteranno neppure la sua probità e il suo rigore istituzionale. Che fare, allora? Rinunciare alla politica una volta lasciato il Comune e tornare nell’ateneo? Tentare altre strade? Darla vinta a chi un po’ lo ha usato, ma gli rinfaccia la sua scarsa ortodossia renziana? Eccoli, i turbamenti del sindaco Honsell. Che qualcuno vede in rampa di lancia in Sel.
Ma Sel non esiste più. E forse Honsell attende di capire se dalla partenogenesi del partito di Vendola nascerà qualcosa più consono alla sua impegno contro «l’antipolitica» che si combatte con «una cittadinanza attiva che eserciti sempre il diritto di voto che la lotta partigiana ci ha restituito».

Nel frattempo e per ancora due anni dovrà occuparsi di tutte quelle rogne – e sono infinite – che Stato e Regione hanno scaricato con furbizia sulle spalle dei sindaci. Avrà tempo per meditare qualche legittima vendetta e un suo possibile rilancio. Ma questa volta guardando palazzo d’Aronco dall’alto.