19 settembre 2019
Aggiornato 00:30
Presentazione del libro a Chiusaforte

Capuozzo: «Per Regeni e i marò usati due pesi e due misure»

Striscioni e appelli per la verità sulla fine del ricercatore friulano, anche nei cortei del Primo Maggio. «Perché non c’è stata una mobilitazione simile per i due fucilieri?», si è chiesto il giornalista.
Toni Capuozzo a Chiusaforte
Toni Capuozzo a Chiusaforte Diario di Udine

CHIUSAFORTE - «La verità dovrebbe valere per tutti». Toni Capuozzo, da Chiusaforte, ospite dell’associazione ‘Chei dal rinc’ e del Comune per presentare il suo ultimo libro ‘Il segreto dei Marò’, è stato chiaro parlando delle ultime vicende di politica estera che hanno visto protagonista l’Italia. «Mi ha colpito la differenza di reazioni tra la vicenda Regeni e quella dei marò. Probabilmente in Italia, chi porta la divisa, non è molto simpatico». Capuozzo è convinto che la politica e l’ideologia abbiamo avuto un ruolo determinante per come i due casi sono stati raccontati all’opinione pubblica: «I marò sono stati trattati da cittadini di serie B: Amnesty International ha fatto gli striscioni per chiedere verità sul caso Regeni. Giusto. Ma perché non farlo anche per i marò? Al corteo del Primo Maggio, a Cervignano, ho visto tre o quattro striscioni pro-Regeni e nemmeno un manifesto per i due fucilieri della Marina. In fondo Giulio era un ricercatore, un figlio di papà al pari dei miei figli. I marò invece sono due lavoratori, servitori dello Stato, in giro per il mondo per guadagnarsi il pane. Che dire poi degli italiani come Salvatore Failla uccisi in Libia? Qualcuno si ricorda ancora di loro?». Il giornalista originario di Palmanova punta molto sulla differenza di trattamento in atto: «Una persona di buon senso dovrebbe chiedere verità per Regeni ma anche giustizia per i due marò. Se nel primo caso un ragazzo ha subito una morte atroce, nel secondo ci sono due vite in ballo, per la cui salvezza si può fare ancora molto».

Due pesi e due misure
Dietro all’esposizione mediatica del ‘caso Regeni, Capuozzo è certo ci siano ragioni politiche, di ‘vicinanza’ con il governo di centrosinistra: «Spesso si usano due pesi e due misure. Fateci caso: quando a essere rapiti sono giornalisti o volontari di organizzazioni politiche o politicizzate, la mobilitazione è totale. Quando invece a morire è un volontario di un’associazione non politica o politicizzata, come accaduto per Giovanni Lo Porto in Pakistan, ucciso da un drone americano, non ci sono funerali di Stato e non si chiede il ritiro dell’ambasciatore».

Migranti e Libia 
​Capuozzo è intervenuto anche su Libia («inutile un impegno militare dell’Italia») e migranti: «Uno Stato dovrebbe stabilire quante persone può accogliere, con mogli e figli al seguito, dare loro un tetto sotto cui dormire, garantendo il posto a scuola, distribuendoli sul territorio. Che inserimento è quello delle caserme? Dov’è la dignità di guadagnarsi da vivere con il lavoro delle proprie mani? Questa non è accoglienza e nemmeno integrazione, è indifferenza e ipocrisia».

Il messaggio dello Stato sui marò
Il giornalista non si è risparmiato sul caso marò, raccontando retroscena, errori nella ricostruzione dei fatti, menefreghismo politico. «I due fucilieri si sono visti voltare le spalle dallo Stato per il quale erano pronti a sacrificarsi. Qual è il messaggio che è passato? Che se i due marò si fossero girati dall’altra parte, probabilmente la nave sarebbe stata sequestrata, ma di Girone e Latorre nessuno avrebbe mai saputo nulla. Quindi cosa dovrebbero fare i militari, i carabinieri, i poliziotti in situazioni difficili? Fare finta di non vedere per non avere problemi?».
Una vicenda vissuta dagli stessi protagonisti con grande amarezza. Capuozzo si sente spesso con Latorre, essendo stato quest’ultimo un componente della sua scorta. «E’ un ‘disoccupato’ per forza: non ha nulla da fare, è costretto a un ‘limbo’ giudiziario che non lo fa stare bene».

La conclusione del limbo giudiziario 
Come andrà a finire questa vicenda? La decisione del Tribunale internazionale dell’Aja, che ha dato la possibilità a Salvatore Girone di rientrare in Italia durante l’arbitrato (Latorre si trova già in Patria), va nella direzione tracciata da Capuozzo: «Chiunque processerà i due marò non potrà condannarli: le prove hanno subito falsificazioni tali da non avere più alcun valore. La cosa più logica è che i governi italiano e indiano si mettano d’accordo e che in attesa del giudizio del Tribunale dell’Aja facciano restare in Italia Girone e Latorre». Scenario diventato realtà nella giornata di lunedì.