23 settembre 2019
Aggiornato 20:30
Riunione al Ministero dello Sviluppo economico

Hypo Bank: ci sarà un confronto formale con il governo italiano

La presidente Serracchiani ha puntato il dito contro i vertici della banca austriaca per la loro scarsa disponibilità al dialogo
Il tavolo convocato al Ministero
Il tavolo convocato al Ministero Regione Friuli Venezia Giulia

TAVAGNACCO - L'azionista della società che controlla Hypo Alpe Adria Bank Spa, nei prossimi giorni, dovrà confrontarsi operativamente con il Governo italiano. Sarà un confronto formale, attivato in accordo con la Presidenza del Consiglio, con il Ministero dello Sviluppo economico e tutti gli altri soggetti istituzionali coinvolti, finalizzato a chiarire definitivamente i presupposti normativi su cui si basa l'azione dell'Azienda e a creare le condizioni per individuare un percorso che permetta la vendita della banca.
Questo in sintesi quanto emerso alla fine della riunione che si è tenuta a Roma, al Ministero dello Sviluppo economico, dedicata alla situazione di Hypo Alpe Adria Bank Spa, convocato dall'Unità per la Gestione delle Vertenze delle Imprese in Crisi. Al tavolo, coordinato dal responsabile dell'Unità Giampietro Castano, hanno partecipato, assieme alla presidente della Regione Friuli Venezia Giulia Debora Serracchiani, delegati delle Regioni Veneto e Lombardia, rappresentati delle sigle sindacali e il direttore generale di Hypo Bank Italia Maurizio Valfrè, con alcuni consulenti.

Nel corso della riunione i vertici dell'Istituto hanno ribadito la nota posizione della Bundesholding AG, società che detiene la proprietà e che è controllata dal Ministero delle Finanze austriaco, secondo la quale una risoluzione della Commissione europea del settembre 2013 obbligherebbe alla liquidazione della banca, impedendo parallelamente qualsiasi progetto di sua valorizzazione indirizzata alla vendita.
Molto decisi i toni della presidente del Friuli Venezia Giulia, che ha rilevato l'evasività dei rappresentanti dell'Azienda rispetto a un'interpretazione quantomeno unilaterale della pronuncia della Commissione europea, e ha sottolineato la non adeguatezza della delegazione aziendale rispetto al livello dell'interlocuzione che si è aperta con il tavolo odierno. Indice puntato quindi contro gli assenti che, per molti mesi e nonostante tutta la disponibilità delle più alte Istituzioni italiane, si sono negati a qualsiasi ipotesi di dialogo che avesse come obiettivo la vendita della banca. La presidente ha anche rigettato l'interpretazione della risoluzione Ue, sostenendo che esistono soluzioni compatibili con la sua formulazione, in quanto non esclude la vendita, purché a prezzo di mercato.

Grave per la presidente anche il fatto che sia mancato un qualsiasi input a livello aziendale che andasse in questa direzione, nonostante le aperture politiche. Non si possono vendere ad esempio, gli asset di valore e pensare di lasciare gli ammortizzatori sociali a carico delle amministrazioni pubbliche italiane. Bisogna tornare sui livelli di governo europeo e nazionale e trovare una soluzione, ha indicato la presidente Serracchiani, e fare quello che finora non è mai stato fatto, cioè mettersi a un tavolo e discutere seriamente. Il punto, ancora una volta, è questo: «chi oggi non c'è qui deciderà della vita di centinaia di persone, e questo non è accettabile», ha rimarcato la presidente.