Il nuovo che avanza

Pietro Fontanini, la quintessenza del professionismo politico

Si parla di lui come candidato per centrodestra in corso per palazzo d’Aronco. Negli anni è stato presidente di Regione, sindaco, deputato, senatore, presidente della Provincia

Pietro Fontanini (© Diario di Udine)

UDINE - «Che tipo è Fontanini?», chiede una ragazza  durante una cena di famiglia in cui si parla anche di politica. Uno suo zio leghista brucia tutti sul tempo e risponde così: «Un bravo amministratore, preparato e onesto. Ce ne fossero». La risposta non fa una grinza. E’ politically correct, ma come tale  trasuda omissis.  Tiene nascosto, ad esempio, che quando nel 1993 l’attuale presidente di palazzo Belgrado fece irruzione nella politica che conta, guadagnandosi un posto al sole nella capitale, tuonò contro i politici di professione ripromettendosi  di estirpare il cancro della partitocrazia. Ma come spesso avviene, anche lui da incendiario  si è trasformato nel più blasonato pompiere del nostro sistema politico tanto che oggi – dopo oltre quattro lustri di incarichi a tutti i livelli – incarna più di ogni altro suo collega del Fvg la quintessenza del professionismo politico. Al punto tale  che un centro destra a caccia di candidati spendibili per tentare l’assalto a palazzo d’Aronco sta pensando a lui come candidato sindaco di Udine.  Sì, proprio a lui, l’uomo con un  pedigree di incarichi che avrebbe fatto  invidia ai tanti gerontocrati della prima repubblica.

Il volto ‘nuovo’ per il Comune di Udine?
Il nostro, non molto tempo fa, ha brandito minacciosamente il suo palmarès per riferire che se la Provincia di Udine chiude, sarebbe ‘disponibile’ a proporsi «per prendere in mano un altro ente che possa rappresentare il Friuli e potrebbe essere anche il Comune di Udine». E il centrodestra? Tace, acconsente, plaude. E tira un sospiro di sollievo ammettendo una volta di più la sua incapacità  di avere creato in tutto questo tempo una classe dirigente all’altezza dove pescare candidati di peso e soprattutto dal volto nuovo.
Fontanini sa dunque di essere senza rivali nel calderone insipido del centrodestra. Ed è consapevole che gli incarichi ricoperti li ha sempre onorati. Quali? Di tutto e di più. Gli manca la presidenza della Camera, del Senato e quella della Repubblica. Esagerazioni? Macchè! Dal suo esordio autonomista e poi da Verde Margherita, prima della folgorazione sulla via di Giussano, è stato consigliere comunale, sindaco di Campoformido, consigliere provinciale, deputato, senatore, consigliere e presidente della Regione, vice capogruppo vicario della Lega alla Camera e attualmente è presidente della Provincia di Udine.

Il centrodestra non ha né saputo creare un ricambio generazionale
Pacioso, rassicurante – democristiano fuori tempo massimo – Fontanini offre il suo know how al centrodestra, certo che possibili competitor non ce ne esono. Quindi, non soltanto l’ammissione che il nostro Pieri, come lo chiamano, incarna in maniera perfetta il ruolo di professionista della politica a vita che lui avrebbe dovuto debellare, ma anche la prova provata che il centrodestra non ha né saputo né voluto creare un fisiologico ricambio generazionale. Basti pensare che se un qualsiasi cittadino pensa ai leader udinese della costellazione di centro destra gli vengono in mente il leghista Mario Pittoni, Alessandro Colautti dell’Ncd e Massimo Blasoni e Riccardo Riccardi di Forza Italia e pochi altri con ruoli marginali. Fine della rassegna.

La disaffezione dalla cosa pubblica dietro l’angolo
I possibili emergenti sono stati sistematicamente triturati dalle guerre intestine, dai personalismi, da organizzazioni politiche mai strutturate e dunque inesistenti, dalla mancanza di un progetto politico vero che possa apparire perlomeno credibile ai giovani. Che, come avviene anche nel centro sinistra, alla politica degli annunci e alle fruste oligarchie di quello che rimane dei partiti preferiscono tutt’altro. Vero è che a disilluderli e ad allontanarli dalla politica è proprio questa pervicace incapacità di rinnovamento. Può essere che Fontanini sia il cavallo vincente per il centro destra, ma il prezzo da pagare sarebbe un’altra volta inimmaginabile in termini di disaffezione dalla cosa pubblica.