Politica | il 4 luglio

Resa dei conti nel Pd Fvg dopo la debacle elettorale

Convocata la direzione regionale. sarà Maran a dettare la linea? Cosa chiederà la minoranza dem? La segretaria Grim sarà la prima testa a saltare? Oppure prevarrà il 'chi rottama non si autorottama'?

E' il momento della resa dei conti nel Pd Fvg?
E' il momento della resa dei conti nel Pd Fvg? (Diario di Udine)

UDINE - Il vice capogruppo al Senato del Pd, Alessandro Maran, renziano del Fvg della prima ora dopo un flirt con Monti, prima di fare il ‘figliol prodigo’ e riaccasarsi tra i dem, e da 15 anni parlamentare, detta la linea del partito regionale in vista della direzione convocata per il 4 luglio. E dice, da ‘professorino’ quale vuole sempre apparire, che la rottamazione avviata da Renzi (sia chiaro che non riguarda i vari Verdini e Di Luca…) deve continuare. E dice anche che nel territorio ci sono troppe correnti.

Maran e le pretese che non convincono…
Applausi per un’analisi da brividi: impallidiscono di fronte a tanta arguzia liberisti, neo liberisti, moderati, futuristi e futuribili. Portasse all’estremo il suo ragionamento, potrebbe perfino autorottamarsi. Maran ha la pretesa, senza riuscirci, di riassumere socialdemocrazia e innovazione, modernità e giustizia sociale, realismo e voglia di cambiamento. I giovani precari, quelli da 700 euro al mese, le ragazze che non possono riferire ai loro datori di lavoro che vorrebbero avere un figlio, i dipendenti delle tante coop a 4-5 euro l’ora, i ragazzi che sanno che siamo tornati alle tutele decrescenti degli anni ’60, dove gli straordinari sono imposti e non pagati (o  così o casa, in barba al ‘dio’ job act), i senza lavoro, gli emarginati ringraziano i tanti, troppi Maran del Pd. Ma non dimenticano…
Maran, e con lui la zarina ‘posso voglio comando’, il capogruppo alla Camera Rosato e la segretaria regionale Grim saranno tra gli artefici della direzione del Pd del 4 luglio. E dovranno spiegare perché Maran si eccita a parlare di rottamazione invece di spiegare le ragioni di una fuga di massa da un partito che va a braccetto con Marchionne, ma si infastidisce di fronte alla disperazione dei ‘fottuti’ dalle banche o dalle coop di turno (ma tanto sempre di neo liberismo finanziario e di anarco-capitalismo si tratta).

Il 4 luglio la resa dei conti
A prescindere da quello che accadrà venerdì a Roma, anche la direzione del Pd del 4 luglio sarà una notte dei lunghi coltelli. E non tanto perché la minoranza dem dei bersaniani (Lodovico Sonego, Carlo Pegorer, Gianna Malisani, Mauro Travanut, Renzo Liva) pretenderà a ragione – dopo essere stata svillaneggiata dalla maggioranza – un cambio di rotta del partito, ma soprattutto perché  toccherà ai ‘io so tutto’ del Pd del Fvg (l’ex  ribelle Martines vuole lo scranno di Honsell e dunque starà zitto, mentre il ‘giovane turco’ Shaurli è costretto a concentrarsi sul suo ruolo di assessore e quindi si defilerà…) spiegare le ragioni della Waterloo di Trieste, Pordenone, Cordenons.

Sarà la segretaria Grim a saltare?
Non solo, ma Francesco Russo, l’apostata dem che ha costretto il Pd alle primarie affermando che Cosolini sarebbe stato un perdente, è intenzionato a chiedere alla ‘zarina’ le sue intenzioni in vista del 2018. Se vuole cioè approdare a Roma o se si ricandiderà per le regionali. Domanda legittima. Pertinente. Politica. La domanda dirimente. Quella vera. Quella cui ‘posso voglio comando’ non saprà/potrà rispondere.
L’Impressione è che la nostra prenderà tempo. E che non alzerà le barricate se le verrà chiesto di immolare sull’altare di una sconfitta devastante quella Grim che lei ha voluto (al pari della Giust candidata a Pordenone) alla guida del Pd regionale. E’ probabile che andrà così. Il renzismo parte dal presupposto che non ha mai torto. E allora rottama e non si autorottama. Come dice Renzi. Come invoca Maran. Già, ma usque tandem?