In un anno, per Udine, passati 4.500 profughi

Accoglienza: la Cri ammette criticità ma invita a non esasperare i toni

Quella che doveva essere una sistemazione temporanea con 90/150 migranti, è diventata una struttura con 900 persone.

Di Lenardo, Meinero e Nonino (© Diario di Udine)

UDINE – La sensazione è che la Croce Rossa di Udine si sia trovata a gestire una situazione che, per certi versi, è sfuggita di mano. Nonostante impegno, dedizione, disponibilità, sfamare e dare un tetto a 940 migranti quando le strutture di accoglienza (ex caserme Cavarzerani e Friuli), al massimo, ne potrebbero ospitare 300, diventa un’impresa. Ecco perciò che le criticità non mancano, le difficoltà pure. Lo sa perfettamente la Croce Rossa, lo sa il Comune di Udine, lo sanno tutto coloro che, quotidianamente, si trovano ad affrontare l’emergenza immigrazione. Basta un numero per comprendere la portata del fenomeno: in un anno, nelle ex caserme di Udine, sono passati 4.500 profughi. Proprio con l’intento di spiegare come vanno le cose alla Cavarzerani e alla Friuli, la Cri ha convocato la stampa per dare informazioni e aprire un confronto. «Ci siamo dovuti adattare – ha commentato il presidente della Cri, Sergio Meinero – non eravamo preparati a simili numeri».

«Siamo partiti con 90 profughi alla fine del 2014 - racconta Fabio Di Lenardo, direttore della Cri provinciale di Udine – e oggi ci troviamo con le stesse strutture ma con 900 persone». C’è una convenzione firmata con la Prefettura che sancisce gli obblighi della Croce Rossa verso i migranti: registrazione, dotazione di materiali per la notte e per l’igiene personale, mediazione culturale, pranzo e cena, assistenza medica. Al di fuori dell’accordo la Cri offre anche colazione e vestiario (biancheria intima compresa). Tutto questo ricevendo 25 euro al giorno per ogni profugo.
Sulle modalità dell’accoglienza si è soffermata l’assessore comunale Antonella Nonino, che ha rimarcato come «si accoglie meglio in strutture non collettive», evidenziando, però, come la scelta di ammassare così tante persone alla Cavarzerani nasce dalla necessità di togliere dalla strada i migranti. L’assessore ha anche ribadito come la città abbia dovuto far fronte a un’emergenza senza ricevere fondi o personale aggiuntivo (sia sul fronte delle forze di sicurezza che su quello delle pratiche burocratiche). «Abbiamo dato vita a un presidio sanitario a costo zero nell’ex caserma, tanto da essere diventati esempio per altri territori. La Cavarzerani non nasce per essere un centro di accoglienza fisso, ma una ‘porta girevole’ per un’accoglienza di breve durata. I numeri, spesso, hanno impedito quest’ultimo passaggio». Pungolata dai volontari di ‘Ospiti in Arrivo’, Nonino ha ammesso che la criticità più grande, oggi, è l’accoglienza delle prime ore, visto che non c’è una rete in grado di ospitare quei migranti che raggiungono la città nelle ore serali o notturne. E mancano i fondi per istituire questa rete.

Meinero non ha nascosto le criticità: i grandi numeri provocano code alla mensa, una difficile gestione dei servizi igienici, un disbrigo rallentato delle pratiche. «Accettiamo i consigli e anche le critiche, sempre che siano costruttive. Il nostro intento è rendere la vita dei migranti sostenibile dando nello stesso tempo sicurezza ai cittadini di Udine. Quello che chiediamo è di non esasperare gli animi e fomentare la popolazione locale creando un’inutile guerra tra poveri». In media un migrante che arriva a Udine si ferma 3 o 4 mesi in attesa di ricevere una risposta alla richiesta di asilo. Se ospitato alla Cavarzerani, ha tempo fino alle 19.30 per fare rientro in caserma. L’alternativa è trascorrere la notte fuori. O, come avviene in alcuni casi, scavalcare le recinzioni della Cavarzerani in piena notte. «Se vengono scoperti – assicura Di Lenardo – sono segnalati alle forze dell’ordine, presenti nella caserma proprio per controllare che sia ospitato chi ne ha effettivamente il diritto».