Strutture commerciali

La decadenza del centro e la «piaga» del caro-affitti

Si va dai 2.800 euro per un negozio di circa 50 metri quadri fino ai 12-13 mila per negozi più grandi. Il rilancio commerciale non può non partire da questo snodo.

C'è un problema di caro affitti a Udine (© Adobe Stock)

UDINE - La mobilità cittadina, la Ztl, la telenovela della pedonalizzazione, il dibattito ventennale sulla rivitalizzazione del centro, le strategie per fronteggiare la spietata concorrenza dei centri commerciali e chi più e ha più ne metta. Sono questi i temi cari a un approccio decisamente ‘udinesocentrico’ limitato, per altro, al cuore della città a bassissima  concentrazione abitativa. Temi per i quali si fatica a trovare il bandolo della matassa. Anche perché si parla poco di un elemento dirimente per lo sviluppo del centro città: il caro-affitti, che mortificano sempre di più buona parte dell’imprenditoria, soprattutto giovanile.

Un tentativo c'è stato
In realtà oltre due anni fa c’era stato un nobile tentativo per coniugare  gli interessi delle imprese e dei proprietari di immobili. Confcommercio e Confedilizia Udine avevano firmato un protocollo d’intesa per potenziare il mercato delle locazioni a uso commerciale. La premessa dell’iniziativa, spiegano – avevano sottolineato allora il presidente provinciale Fimaa Confcommercio Lino Domini e il presidente di Confedilizia Udine Paolo Scalettaris – era una situazione di «progressiva emarginazione ed espulsione dal mercato di attività commerciali e terziarie, in particolare dei piccoli negozi indipendenti, con conseguenti perdita di posti di lavoro e chiusura di negozi, danno economico anche per i proprietari degli immobili, poco a poco depauperati della loro consistenza patrimoniale, e situazioni di degrado e generale impoverimento dei contesti urbani».

Affitti da 2.800 a 13 mila euro in centro
Quel nobile tentativo non ha però prodotto gli effetti sperati. Così, oggi come ieri, la questione resta aperta e con essa la ricerca di soluzioni che possa trovare l’assenso tra le parti. Nell’ultimo shopping sotto le stelle erano stati censiti nel cuore di Udine circa 120 negozi e quasi altrettanti bar. Tanti. E moltissimi sono alle prese con il problema del caro-affitti. Nel cuore cittadino, per intenderci nelle vie Cavour, Paolo Canciani, Mercerie, Rialto, piazza San Giacomo e piazza Libertà tanto per citare le più conosciute, gli affitti partono dai circa 2.800-3000 euro per metrature di circa 50 metri quadrati, per arrivare a oltre 12-13 mila per negozi più grandi. Il dato certo è che la richiesta di riduzione degli affitti è pressochè unanime.

Pagare l'affitto diventa una battaglia improba
E’ vero che gli affitti scendono man mano che ci si allontana dal centro storico, ma l’effetto spesso non viene avvertito perché nelle zone più periferiche le metrature sono più importanti. Resta comunque il dato che il rilancio commerciale non può non partire da questo snodo. Anche perché nell’era 2.0 molti settori del commercio udinese fanno i conti con la spietata concorrenza di Internet e con un’utenza che si serve del negoziante per provare un capo o un paio di scarpe, uscire dal negozio con il classico ‘ci devo pensare’, arrivare a casa e connettersi per l’acquisto scontato in rete. Se a questo aggiungiamo le rendite catastali, che per i negozi udinesi sono notevoli, che influiscono su voci come l’Imu e comprende perché per molti commercianti che pagano l’affitto arrivare a fine mese sia diventata una battaglia improba.

Difficile uno sviluppo economico-commerciale del centro
La riduzione dei canoni di affitto potrebbe passare attraverso la dichiarazione congiunta da inoltrare all’Agenzia delle entrate e che ha il pregio di non intaccare le altre clausole. Insomma, si tratterebbe di un auspicato abbassamento del canone fermo restando il resto dei vincoli contrattuali. L’alternativa è spesso l’insolvenza e lo sfratto. Quest’ultima opzione mette al riparo l’affittuario dalla tassazione e dal mancato introito. Dati ufficiali sui contenziosi in atto non ce ne sono. «Diciamo – dichiara un immobiliarista – che tutti chiedono la revisione in basso degli affitti e che la situazione attuale non prefigura nessun tipo di sviluppo economico-commerciale se non la rendita dei proprietari».