Una banlieue in miniatura

Borgo stazione, un «modello» di convivenza che fa acqua da tutte le parti

Questa zona della città diventa paradigma della sconfitta di un modello di integrazione presuntuoso e buonista, dove ribollono fenomeni di emarginazione sociale e violenza che sono il terreno più fertile per i fenomeni di devianza.

Borgo stazione a Udine (© Diario di Udine)

UDINE - Il sindaco di Udine, Furio Honsell, ha annunciato che in settimana chiederà al prefetto, Vittorio Zappalorto, la convocazione della commissione per l’Ordine pubblico «per valutare la situazione della sicurezza in città e in particolare nel quartiere di Borgo stazione». La decisione arriva dopo le tante segnalazioni di disagio di molti cittadini alle prese quotidianamente co situazioni sempre difficili.

Un modello di convivenza che funziona poco 
Per il sindaco Honsell e per le amministrazioni comunali che si sono succedute è un’ammissione della sconfitta di un modello di convivenza che fa acqua da tutte le parti. Il primo cittadino parla di un quartiere che si è completamente trasformato negli ultimi anni. Cambiato a tale punto   che la presenza degli immigrati in questa zona rispetto al totale dei residenti  è in costante crescita è ha superato agevolmente il 20%. Nella scuola elementare Dante Alighieri gli alunni italiani si contano sulle dita di una mano. Il fenomeno della prostituzione si concentra soprattutto nel dedalo di vie a ridosso della stazione. E prostituzione significa devianza, malavita, droga. Senza contare le risse ormai quotidiane. Eppure, anche dalle istituzioni preposte al controllo, più volte era stato assicurato che quella, essendo particolarmente vigilata e monitorizzata, era una tra le zone più sicure di Udine.

Borgo stazione diventata una banlieue in miniatura
Insomma, Borgo stazione diventa il paradigma della sconfitta di un modello di integrazione presuntuoso e buonista. Presuntuoso perché ha creato sacche di emarginazione concentrando la presenza extracomunitaria in quartieri sempre più staccati dal resto della città. Buonista perché si è voluto nascondere la testa sotto la sabbia e sbandierare che no, quella concentrazione di immigrati non avrebbe creato problemi. Vero è che oggi, piaccia o no, anche Borgo stazione di Udine – come accade in tutte le città d’Europa – è diventata una banlieue in miniatura, dove ribollono fenomeni di emarginazione sociale e violenza che sono il terreno più fertile per i fenomeni di devianza.
Honsell e tutti gli amministratori, opposizioni comprese, non hanno colpa alcuna se non quella di avere dato seguito – attuando le conseguenti politiche – a una contraddizione in termini: quella cioè di puntare all’integrazione di queste persone costringendole a vivere praticamente soltanto tra di loro. Di fatto, ghettizzandole in quartieri sempre più a sé stanti. La vicenda delle caserme come focolai di reciproche intolleranze docet…
E così anche il capoluogo friulano scopre che c’è una Udine che sta crescendo in maniera autonoma, spesso senza regole, lontana se non in contrasto con la nostra cultura e con la città e  sempre più preda della malavita.

L'ammissione di una sconfitta
Nel 2007, il consigliere comunale Hosam Aziz aveva inventato la Festa delle Magnolie come occasione di integrazione tra le due città. L’esperimento, più che lodevole, aveva ottenuto più l’appoggio della politica che degli udinesi. Nel 2013 lo stesso Aziz, inaugurando la festa, aveva parlato di un quartiere «molto frequentato e presidiato. Certo, alcuni problemi ci sono, non vogliamo nasconderli sotto un tappeto, ma gli udinesi non devono mai smettere di frequentare la zona, altrimenti finiremmo per ghettizzarla». E Honsell aveva ribattuto che la festa è «un’occasione anche per osservare la splendida architettura di Borgo stazione. È un quartiere molto frequentato e presidiato. C’è un’atmosfera piacevole e tutti vengono accolti».
Anche per questo, l’annuncio della convocazione della commissione per l’Ordine pubblico ha il sapore dell’ammissione di una sconfitta. Culturale e politica.