Cosa fare e non fare in quota

Miorini (Cnsas Fvg) apre al ticket per i soccorsi e dà i consigli per affrontare la montagna

Il Delegato del Soccorso alpino fa il punto sull'attività del Corpo: in crescita gli interventi negli ultimi anni e necessità di formare le nuove generazioni (dal punto di vista tecnico ma anche caratteriale)

I volontari del Cnsas in azione e nel riquadro Miorini (© Diario diUdine)

UDINE – Improvvisazione e incoscienza andrebbero lasciate a casa. Così come la sopravvalutazione delle proprie capacità fisiche. Eppure molto spesso i volontari del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Spleleologico (Cnsas) del Fvg si trovano a soccorrere persone impreparate, vestite nella maniera non adeguata per affrontare la montagna e convinte di possedere doti fisiche fuori dal comune. Ecco perché la possibilità di far pagare un ticket per gli sprovveduti non dispiace al delegato del Soccorso Alpino Sandro Miorini.
«In molte regioni dell’Arco alpino ci hanno già pensato – ricorda – ma potrebbe essere difficile valutare nella maniera giusta caso per caso. Certamente per quelli più eclatanti il pagamento di un ticket potrebbe responsabilizzare gli sprovveduti». Parole che fanno subito venire in mente gli escursionisti soccorsi due volte nell’arco di tre ore. «In quel caso si è trattato di inesperienza – aggiunge Miorini –. I due sono partiti senza valutare in maniera adeguati i rischi del percorso e soprattutto sopravvalutando le proprie possibilità. La seconda volta ci hanno chiamato perché uno dei due è andato in crisi di zuccheri e di testa».

Da qui parte il Delegato del Cnsas per dare alcuni consigli a chi vuole cimentarsi con la montagna. «La prima cosa da fare è valutare bene il percorso da seguire, sia che si tratti di un’arrampicata, di un’escursione o di una semplice passeggiata. Bisogna calibrare l’uscita sulle proprie capacità, senza sottovalutare i rischi. Poi è fondamentale controllare le condizioni meteo: al giorno d’oggi basta un telefono cellulare per capire come sta cambiando il tempo». Miorini consiglia, inoltre, di partire al mattino e non nelle ore pomeridiane: «Un inconveniente potrebbe tramutarsi in tragedia con il calare della notte», assicura.
«Bisogna vestirsi in modo adeguato e, se possibile, lasciare detto dove si vuole andare. In caso di necessità, sapere dove cercare può essere determinante».

Consigli apparentemente banali (per le persone dotate di buon senso), che Miorini e tutti i volontari del Cnsas hanno dato centinaia di volte. Evidentemente non a sufficienza, visto che il numero di soccorsi è in aumento. Negli ultimi 5 anni si è passati da 2014 a 290 interventi all’anno. «Nel 2016 abbiamo già soccorso 150 persone – informa Miorini –. Alpinisti o escursionisti non ci si improvvisa: serve un minimo di preparazione fisica».
Una realtà, quella del Cnsas, che sta cercando di garantirsi un sicuro formando nuovi volontari: «L’età media dei soccorritori, negli ultimi anni, è aumentata. Stiamo avvicinando i più giovani, insegnandogli non solo le tecniche di intervento, ma anche lo spirito di sacrificio e la disponibilità verso il prossimo, che sono le cose più difficili da apprendere. Spesso, infatti, dobbiamo lasciare a casa gli affetti per andare a salvare qualcuno che con il suo modo di agire mette a rischio anche la vita di noi soccorritori».