Verso il 2018

Sergio Bini agita il centrodestra regionale

L'imprenditore potrebbe essere il nome nuovo del centrodestra, «sollevando» il leghista Fedriga dall'impegno di candidatura. Ma la vecchia nomenclatura di Forza Italia non pare gradire i movimenti di queste ultime settimane.

Sergio Bini (© Diario di Udine)

UDINE - La discesa in campo di Stefano Parisi ha già avuto l’effetto di sparigliare le carte in un centrodestra in cerca di identità, ma soprattutto di un leader, anche in Friuli Venezia Giulia. Dove una nomenklatura sempre più autoreferenziale e sempre più lontana dai suoi elettori non ha certo stappato lo champagne (eccezion fatta per il ‘benvenuto’  del sindaco Pietro Mauro Zanin) per festeggiare il nuovo coordinatore degli azzurri. Anzi, il centrodestra del Fvg è alle prese con le solite beghe tra galli e con personalismi tanto arrugginiti quanto masochisti. L’ultima puntata delle eterne divisioni interne – cominciate già ai tempi di Illy che riuscì a strappare un accordo con un pezzo del centrodestra il quale non voleva Alessandra Guerra per arrivare all’harakiri di Menia, che avrebbe voluto sgambettare Dipiazza a Trieste - si sta consumando a Codroipo. Dove i soliti noti (cito Tondo e Riccardi, ma l’elenco è più lungo) hanno dato vita a un balletto politicamente irriguardoso, fatto di ripicche e veti incrociati che rischia di avere un unico esito: consegnare il Comune al centrosinistra alle imminenti amministrative.

Con Parisi molte cose potrebbero cambiare nel centrodestra
Ecco perché se il progetto di Parisi dovese avere seguito molte cose potrebbero cambiare nel caravanserraglio del centrodestra. A cominciare proprio dalle prossime elezioni regionali. E’ vero che molto potrebbe cambiare con il referendum costituzionale, ma qualunque sarà l’esito delle urne il vero banco di prova saranno le regionali del 2018 che, se tutto andrà secondo il calendario, saranno appaiate alle politiche. Fino a oggi l’unica candidatura pare essere quella del segretario regionale (lo chiamo così anche se la Lega lo definisce nazionale) Massimiliano Fedriga. Che sta facendo finta di essere entusiasta di quella che è stato un desiderata di Salvini. Fedriga  – come si ricorderà – più volte si è definito un soldato della Lega e come tale costretto a obbedire. Sarà, però…

In salita le quotazioni di Sergio Bini come candidato
Scrivemmo, non molto tempo fa, che nel centrodestra sono tanti quelli che sperano di sfidare Serracchiani o a chi per lei, a cominciare da Riccardo Riccardi, passando per alcuni sindaci come Stefano Balloch e Paolo Urbani per arrivare agli outsider di turno. Tra questi citammo Sergio Bini. E’ un imprenditore, è di area, è ambizioso, ha ottime possibilità economiche. Con l’avvento di Parisi, le sue quotazioni sono decisamente salite. Anche perché può giocare la sua partita lontano dall’arena dove si consuma l’eterna guerra tra galli imbolsiti, privi di contatti con gli elettori e attenti soltanto alle proprie carriere. E se la sua discesa in campo che il tamtam del palazzo dà per certa e imminente sta innervosendo i ‘padroni’ del centrodestra, i suoi primi sponsor potrebbero essere invece da un lato lo stesso Parisi e dall’altro Fedriga.
All’attento osservatore non può sfuggire che fu proprio Salvini il primo sponsor alla candidatura a sindaco di Parisi, consapevole che era il nome più spendibile e più votabile in una città moderata che non avrebbe mai incoronato primo cittadino un esponente di una Lega sempre più trumpiana, putiniana e lepeniana. Insomma, Bini toglierebbe le castagne dal fuoco a Fedriga il quale come contropartita potrebbe pretendere la candidatura di Fontanini a Udine.

Per arrivare a Parisi bisogna passare per Bressan
Certo, è ancora presto. Ma l’ipotesi che il centrodestra, nel tentativo di evitare un’atra sanguinosa battaglia fratricida, sia costretto a puntare su un candidatura extra partito è più che verosimile. Ma sarà un asceta difficile che dovrà passare attraverso gli equilibri tra i vari Salvini, Parisi, Meloni. A proposito di trattative, i soliti big del centrodestra del Fvg dovranno ricordarsi che per interloquire con Parisi dovranno passare attraverso Simone Bressan, paradigma di quelle intelligenza politica costretta a starsene fuori dalla porta in attesa che un salutare tsunami (che Tondo auspica da tempo e speriamo non solo a parole…) spazzi via una classe dirigente ingorda, prepotente. E vecchia.