L'indagine

Sostegno al reddito, spesa potenziale di oltre 70 milioni di euro

Indagine Ires Fvg su quasi 10 mila pratiche Isee elaborate dai Caaf Cgil: costi in forte aumento se tutti gli aventi diritto facessero domanda

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UDINE - Il costo potenziale annuale della misura regionale di sostegno al reddito se tutti gli aventi diritto facessero domanda? Attorno ai 72 milioni di euro. La cifra emerge da un’indagine Ires Fvg sulla base di un campione di 9.777 Dichiarazioni sostitutive uniche, a cui sono associati 23.758 componenti dei nuclei familiari. Si tratta di Dsu elaborate e verificate nel 2015 dai Caaf della Cgil Fvg: una su cinque non supera il tetto dei 6.000 euro, sotto il quale è consentito l’accesso al sostegno al reddito.

Il campione
L’istituto di ricerca, precisato che il campione non è stato scelto con criteri statistici, e dunque occorre una certa cautela nell’interpretazione dei dati, tanto più che mancano parametri di riferimento in assenza di analoghi studi sulle dichiarazioni Isee in regione, evidenzia che quelle analizzate corrispondono a una percentuale comunque elevata, a coprire quasi il 10% delle famiglie che hanno presentato una pratica Isee nel 2015 in Fvg (oltre 100 mila). Con queste premesse, applicando gli importi annuali previsti dal Regolamento per scaglione di Isee e composizione del nucleo, il costo massimo potenziale della misura supererebbe i 70 milioni nell’arco di un anno, con una media di circa 3.700 euro a famiglia. Un dato ben più alto delle stime della Regione, certo attendibile ma con limiti, rileva ancora Ires Fvg, «che dipendono dalla parzialità dei dati disponibili; in questo senso, l’auspicio sarebbe di poter accedere all’insieme complessivo delle dichiarazioni Isee, in un’ottica di «open data», con l’obiettivo di accrescere il livello di conoscenza della realtà regionale, finalizzato alla pianificazione operativa delle politiche sociali».

Le fasce deboli
Gli altri elementi significativi dell’analisi? In base all’Isee, risultano più deboli economicamente i nuclei composti da una sola persona (spesso pensionata) e quelli con 5 o più componenti, che però sono molto meno frequenti. Le famiglie senza figli presentano inoltre un Isee mediamente più basso (14% in meno di quelle con figli). Un’altra tipologia più debole economicamente è quella delle famiglie con un unico genitore, in genere si tratta di donne che vivono da sole con uno o più figli. E ancora, le famiglie straniere sono tendenzialmente più povere: sono composte da un numero maggiore di persone e hanno un Isee pari al 50% rispetto alla media.

I primi cinque mesi di beneficio
I beneficiari di una misura di sostegno al reddito con una soglia Isee di 6.000 euro risulterebbero pertanto essere in prevalenza nuclei unipersonali, famiglie straniere e monogenitoriali. La prevalenza delle prime due tipologie è confermata dai dati provenienti dal bilancio dei primi cinque mesi di attuazione della misura attiva di sostegno al reddito (10.785 domande nel periodo 22 ottobre 2015-23 marzo 2016), pubblicati dall’amministrazione regionale il 1 aprile di quest’anno. In base a tali dati, si legge sempre nell’elaborazione Ires Fvg, il 42% delle famiglie che hanno fatto richiesta del sostegno al reddito non presenta figli, nel 32% dei casi si tratta di nuclei unipersonali, il 44% dei componenti è nato all’estero. In questo senso, le tipologie di famiglie individuate nel corso dell’analisi appaiono coerenti, anche se, nell’ottica di futuri approfondimenti, non si possono escludere ulteriori schemi interpretativi.
Un altro elemento che emerge è la forte concentrazione delle domande presentate nella fascia al di sotto dei 1.000 euro (3.906 su 10.785, pari al 36%); anche dall’analisi dei dati provenienti dai Caaf Cgil risulta che quasi un terzo dei nuclei con meno di 6.000 euro di Isee si colloca in tale fascia.
Dagli elementi illustrati si può quindi dedurre che una misura di sostegno al reddito che prevede come limite i 6.000 euro di Isee appare destinata solo in maniera limitata alle famiglie numerose; sempre dalle domande presentate nei primi cinque mesi si evidenzia che i nuclei con 3 o più figli non superano il 14%.

Il rapporto con il lavoro
Una parte consistente dei componenti dei nuclei che hanno fatto richiesta del sostegno al reddito, inoltre, non risulta attivabile ai fini della ricerca di un’occupazione (sommando disoccupati, casalinghe e studenti si arriva al 44%). L’attivazione è infatti uno dei punti qualificanti del provvedimento, ma molti beneficiari della misura risultano già occupati (il 37% dei dichiaranti, stando sempre alle domande presentate nei primi cinque mesi).
In conclusione, in base ai dati emersi dalle dichiarazioni presentate ai Caaf Cgil nel 2015, sostiene l’Ires Fvg, è possibile dunque tentare di formulare una stima del costo potenziale della misura di sostegno al reddito (71,6 milioni), nell’ipotesi teorica che tutti i nuclei con Isee inferiore a 6.000 euro presentino domanda per accedervi. Si tratta evidentemente di una semplificazione, in quanto di solito non accade che tutti coloro che abbiano i requisiti ne facciano automaticamente richiesta, ad esempio per mancanza di informazione, ma non solo. Inoltre bisogna considerare che le famiglie aventi diritto al sostegno al reddito costituiscono un insieme dinamico nel tempo; in certi casi possono migliorare le proprie condizioni economiche e non avere più i requisiti per richiedere il beneficio, oppure perderlo in un momento successivo all’ottenimento.