Verso il 2018

Corsa a palazzo D'Aronco: spuntano nuovi nomi nel centrosinistra

Oltre ai idem Martines e Santoro, c'è il «figlio d'arte» Damiani e i due Bertossi, Enrico e Alberto. Nel centrodestra circola il nome di Fontanini

I due Bertossi: saranno loro a sfidarsi alle primarie del centrosinistra? (© Diario di Udine)

UDINE - Il Pd lo ha posto come precondizione: dopo Honsell e le quattro legislature a trazione centrosinistra, ci sarà un sindaco targato dem. Così, dentro il partito la bagarre è iniziata da tempo. A sgomitare sono in tanti. Il più convinto pare Enzo Martines, ex civatiano convertitosi al Pds (Partito della Serracchiani) proprio in funzione ‘palazzo D’Aronco’. Prova ne sia che è diventato il vessillifero della riforma delle Uti dove ha dimostrato più realismo del re. Ma la sua ambizione è destinata a scontrarsi con altri pretendenti al trono, prima tra tutte l’assessora regionale Maria Grazia Santoro, che ha nella governatrice il primo sponsor. Della partita vorrebbe esserci anche il vice sindaco, Carlo Giacomello, che il partito giudica però troppo debole. Giochi chiusi, invece, per il pretoriano di Serracchiani Agostino Maio, al quale un pezzo importante del partito imputa l’abbandono dell’impegno comunale per garantirsi un remunerante posto in Regione.

Enrico Bertossi pronto alla corsa per palazzo D’Aronco
Ma sulla scena adesso è piombato quell’Enrico Bertossi candidato ‘in pectore’ alla guida della Regione nel 2003 con il centrodestra e convertitosi alla causa illyana nel breve volgere di poche ore in cambio di un posto in giunta, che gli garantì quello che fu battezzato il ‘super assessorato’. Nel 2008 Bertossi chiese di essere l’unico candidato del centrosinistra alla guida del Comune di Udine, mentre il Pd pretendeva le primarie. Passò quest’ultima linea e Bertossi si ritirò continuando per altro a ottenere dalla politica incarichi di prestigio. Ora – confermano fonti del Pds – non soltanto sarebbe pronto a candidarsi con una sua civica, ma si sarebbe detto disponibile anche ad affrontare lo scoglio delle primarie.

Gli altri nomi: Damiani e Carbonetto
Intanto, in questi giorni si parla di altre possibili candidature. Uno dei nomi più gettonati è quello di Giorgio Damiani, figlio d’arte (suo padre Gabriele è stato assessore comunale oltre che presidente dell’Amga) , avvocato e attuale presidente e amministratore unico di Friuli Venezia Giulia Strade. Non ha tessera dem, ma farebbe parte del ‘cerchio magico’ della governatrice. E pure lui scenderebbe in campo con una civica. Insomma, i propositi del Pd di arrivare alle elezioni con  un candidato tesserato potrebbe essere drasticamente ridimensionati. Anche perché Alternativa democratica (che in consiglio comunale annovera Hosam Aziz, Andrea Sandra, Andra Castiglione e Claudio Galluzzo) è decisa a partecipare al toto sindaco con una propria civica o anche con un proprio candidato. Ci sono trattative con Sinistra italiana e da tempo circola il nome del giornalista Giampaolo Carbonetto come possibile candidato. Infine, a complicare i piani del Pd è spuntato un altro nome.

C’è anche un altro Bertossi, Alberto
E’ quello dell’avvocato Alberto Bertossi, ex assessore nella prima giunta Honsell poi defilatosi dal centro sinistra. Bertossi punterebbe su una civica trasversale in grado di intercettare i voti delle migliaia di scontenti di entrambi gli schieramenti. Insomma, grandi manovre nel centrosinistra in attesa delle scontro definitivo cui fa da contraltare il sonno profondo di un centrodestra, quello udinese che – complici la frantumazione della coalizione e personalismi esasperati -  ha incassato quattro sconfitte di fila in una città che alle politiche vota centrodestra. L’unico nome fin qui caldeggiato è quello di Pietro Fontanini, politicamente l’ ‘usato sicuro’ più affidabile (ex consigliere comunale, ex presidente della Regione, ex deputato, ex senatore e attuale presidente della Provincia). Tuttavia, il nostro - che si sta allontanando dalla linea salviniana - sta facendo un serio pensierino alla Regione. Così fosse, il suo primo supporter sarebbe proprio il candidato in pectore, Massimiliano Fedriga, che non ha alcuna intenzione di lasciare Roma per Trieste, con buona pace del suo segretario nazionale.