L'editoriale

Pramollo, un sogno diventato leggenda

C’è ancora qualcuno che ci crede? Lo sviluppo del versante italiano del Passo sembra sempre più lontano, nonostante le rassicurazione della Regione. Intanto la Valcanale continua a spopolarsi

Un'immagine del comprensorio sciistico di Pramollo (© Nassfeld)

PONTEBBA – C’è ancora qualcuno che ci crede? E’ difficile, francamente, accettare impassibili decine tra rinvii, approfondimenti, chiarimenti, rimandi. Diteci chiaramente se il progetto di sviluppo del versante italiano di Passo Pramollo si farà o meno. Rispetto a quando il progetto è stato pensato, è cambiato il mondo: il turismo dello sci è diverso, l’economia è tutta un’altra cosa, la tecnologia si è modificata nel profondo. Ha ancora senso costruire un impianto di arroccamento da Pontebba fino a Pramollo? E se il senso c’è, perché continuare a rimandare l’avvio del progetto?

Da poco più di un decennio si alternano mesi di silenzio (‘la trattativa è delicatissima’ si affrettano a dire sempre gli addetti ai lavori) a periodi in cui qualche informazione trapela (‘stiamo lavorando’, continuano i soliti tecnici), a momenti in cui sembra possibile raggiungere traguardi decisivi (vedi la pubblicazione della delibera che sancisce la pubblica utilità dell’opera). Poi, però, puntualmente, tornano a fare capolino le frenate, e poi i silenzi. La Regione pare credere ancora in questo progetto. Ma è ancora sostenibile come intervento? Se è davvero così complicato trovare il modo di spendere gli 80 milioni del progetto Pramollo (40 pubblici, 40 privati), perché continuare a ostinarsi?
L’esempio del primo polo transfrontaliero nato in Fvg, quello di Sella Nevea-Bovec, non rappresenta un precedente confortante. I 20 milioni di euro investiti non hanno cambiato le sorti della località sciistica del Canal del Ferro.

Da quindici anni, ormai, scrivo di Pramollo. Ricordo  l’ostacolo Studena Bassa, il disimpiego dei 20 milioni di euro di Hypo Bank, la bocciatura del primo project financing. Ricordo i comitati e l’impegno dell’amministrazione comunale nel convincere tutti della bontà del progetto. Ricordo anche la determinazione di questa giunta regionale nel voler portare avanti l’iniziativa. Ricordo anche le tante delusioni della gente di Pontebba, che ormai a Pramollo non ci crede più tanto. Ha imparato a non fidarsi troppo del politico di turno, di destra o di sinistra che sia. In questi decenni la montagna ha continuato a spopolarsi, Pramollo ha continuato a essere una macchina per fare soldi ma solo nel versante austriaco e il Promollo italiano (come lo chiamava l’ex sindaco Luigi Clauderotti) continua a restare solo una chimera. Un sogno che ogni anno diventa sempre più complicato da realizzare e dai contorni sempre meno nitidi. Un sogno che, piano piano, si sta trasformando in una leggenda...