Nostalgie

«Quanto eravamo bravi»: č rimasto solo questo del Psi friulano

Alla presentazione del libro di Sguazzero c'erano i soliti noti, che hanno affossato l'attuale classe politica incensando la Prima Repubblica. A cena č spuntato pure Enrico Bertossi: prove di intesa per la corsa a sindaco di Udine?

I socialisti presenti a Lą di Moret (© Diario di Udine)

UDINE - Confesso che non ho letto il libro di Tiziano Sguazzero sulla storia del socialismo friulano, presentato mercoledì scorso di fronte a una nutrita platea di ex. C’erano tutti o quasi nella speranza di una citazione giornalistica, giacchè ormai del socialismo friulano sono rimasti, ahimè, soprattutto qualche rimpatriata e l’ineffabile smania di alcuni di rimanere protagonisti, ma soltanto per raccontare al mondo quanto bravi sono stati.

La storia del socialismo in Fvg è stata gloriosa
Vero, quella del Psi del Fvg è stata davvero una storia gloriosa, da incastonare tra le perle del riformismo italiano. E non soltanto perché qui sono nate le battaglie per una società più giusta, dal divorzio al recentissimo caso-Eluana. No, c’è dell’altro. E quell’altro è che la classe politica del Psi era composta da un mini esercito di cavalli di razza, di politici veri, di grandi amministratori, di statisti. Poi, quello che è accaduto è ben noto: il Psi era finito nel tritacarne del giustizialismo ‘manettaro’ scatenato dallo tsunami di Tangentopoli. E non si più rialzato. Anzi, molti dei protagonisti del Garofano hanno tentato di rimettersi in gioco gettandosi armi e bagagli nella mani del Cavaliere la cui spinta riformista restava e rimane sicuramente distante  dalla tradizione socialista e riformista italiana. Viene da pensare che una simile scelta di campo sia stata dettata più da un comprensibile rancore nei confronti degli ex comunisti – ‘rei’ non soltanto di essere rimasti indenni dal ciclone Tangentopoli, ma di essere stati loro stessi dei probabili cospiratori in chiave anti-socialista – piuttosto che da un’analisi politica serena e di lungo respiro. Ma torniamo alla serata…

Un’adunata di reduci del garofano rosso
Quello che fa specie in questi incontri è che sono l’uno la fotocopia dell’altro: una rassegna di autocompiacimento per ribadire la pochezza dell’attuale classe dirigente e per innescare facili confronti tra la Prima Repubblica e la grigia, triste attualità della politica. Insomma, l’ennesimo convegno – nonostante il contributo analitico dell’ex ministro Claudio Martelli – che ha il sapore di un’adunata di reduci, un po’ rassegnati, un po’ frustrati. E soprattutto dimentichi del fatto che i padri nobili del socialismo sono diventati tali perché volevano cambiare il mondo, lo status quo, incanalandolo lungo la strada maestra della giustizia sociale, del riformismo e di un liberismo ‘controllato’. Ecco perché sarebbe bello che da questi convegni emergessero proposte concrete per un vero rilancio delle idee socialiste. E anche un pizzico di autocritica perché non basta continuare ad autoincensarsi e a denigrare le attuali classi dirigenti. Un pizzico di autocritica per spiegare, ad esempio, che la deriva yuppista del Psi degli anni ’80 non ha certo giovato alla causa. Ma dalla cena è emerso anche dell’altro…

Bertossi alla cena Psi: sostegno per la corsa a sindaco?
Dopo il convegno, organizzato da Ferruccio Saro, c’è stata una cena a Buttrio cui hanno partecipato una cinquantina di ex socialisti. Al tavolo, principale, oltre a Martelli, De Monte (il medico del caso Eluana), Saro e pochi altri, un posto di riguardo lo ha avuto Enrico Bertossi. E siccome la scelta dei convitati nelle cene politiche è tutto fuorché casuale, sono in molti a ritenere che l’autocandidatura a sindaco di Udine di Bertossi sia suffragata da una parte del vecchio Psi. Non so se i socialisti vorranno ripartire da Bertossi, ma credo venga spontaneo di affermare che se così fosse non è quella la strada. Perché gli elettori e la gente non ne possono più di operazioni a tavolino gestite sempre dai soliti noti.