Presentato in Comune a Udine

‘La scuola che vorrei’: bambini e ragazzi aiutano a progettare la scuola del futuro

Vede la luce il documento frutto di anni di lavoro e nato per ripensare gli spazi scolastici come elementi essenziali di un progetto educativo

Una delle proposte dei ragazzi che hanno lavorato per il progetto "La scuola che vorrei" presentato al Comune di Udine (© Comune di Udine)

UDINE - Disegnare una scuola bella, di qualità e soprattutto a misura di bambino, seguendo le indicazioni e le esigenze di chi ogni giorno vive e cresce nell’ambiente scolastico. È ‘La scuola che vorrei’, un documento ideato e realizzato dalle mamme-architetto Laura Squeraroli e Michela Urban con la collaborazione del Comune di Udine e degli istituti comprensivi della città. Un progetto nato proprio per ripensare gli spazi scolastici come elementi essenziali di un progetto educativo. Molti i soggetti che hanno partecipato all'iniziativa. Oltre al Comune, ci sono infatti anche il Consiglio Comunale dei Ragazzi della città di Udine, i dirigenti e il corpo insegnante delle scuole appartenenti ai sei Istituti Comprensivi della città, il Dipartimento di Lingue e Letterature, Comunicazione, Formazione e Società dell'ateneo friulano, il Dipartimento di Prevenzione dell’Azienda Sanitaria Universitaria Integrata di Udine e con il patrocinio dell’Ordine degli architetti pianificatori paesaggisti e conservatori della provincia di Udine.

Riqualificazione estetica degli spazi
Da qui, con un lavoro partito dal lontano 2012 e con un tavolo di lavoro istituito nel 2014, la redazione del documento che contiene una serie di linee guida in grado di fornire indicazioni operative sulla riqualificazione estetica degli spazi (attrezzature, arredi, oggetti, colori, spazi interni ed esterni) delle scuole primarie e secondarie della città. Indicazioni di cui si dovrà tenere conto in occasione delle future ristrutturazioni o nuove realizzazioni di edifici in ambito scolastico. A coadiuvare bambini e ragazzi nella redazione delle linee guida è stato un team composto da genitori, architetti, pedagogisti, insegnanti e amministratori. «Il coinvolgimento dei bambini e dei ragazzi nelle scelte di progettazione e riprogettazione degli spazi a loro destinati – sottolinea l’assessore allo Sport, all’Educazione e agli Stili di vita, Raffaella Basana – costituisce al tempo stesso un’esigenza da soddisfare e una risorsa da cui attingere. Senza contare che si traduce anche in un’importante lezione di educazione civica per tutti gli alunni».

Gli aspetti più sensibili di uno spazio fisico
Un approccio innovativo, dunque, che ha permesso di affiancare alle operazioni urgenti e necessarie di edilizia scolastica, una serie di altre modifiche, spesso realizzabili a costi più bassi, che rendano possibile un uso più intelligente, funzionale, attuale ed emotivo degli spazi. Nel testo, infatti, non si parla di quanto richiesto dalle normative, che deve evidentemente essere già soddisfatto per legge, ma di quegli aspetti più sensibili di uno spazio fisico che lo rendono però attraente, vivibile, rassicurante, stimolante, protettivo e che aiutano perciò i ragazzi nella loro crescita. Ecco che si sono analizzati i singoli spazi in cui è suddivisa una scuola, dalla soglia all'atrio, dal corridoio alle aule, passando per quelle polifunzionali, la mensa, il cortile, la palestra e i bagni. Insomma, ogni spazio deve essere pensato non solo come mero luogo architettonico fine a sé stesso, ma come ambiente che, in maniera diversa, influenza i comportamenti di socializzazione e di apprendimento.