La polemica

Il M5S Fvg contro Salvini e Zappalorto per la visita alla Cavarzerani

«Vorremmo sapere se le riprese, fatte all’interno della caserma, siano state autorizzate perché ci risulta che in questi contesti sia vietata qualunque forma di ripresa video»

Migranti all'interno della Cavarzerani (© Diario di Udine)

UDINE - «Siamo rimasti basiti dal video postato sulla pagina Facebook dell’onorevole Salvini in merito alla visita alla Caserma di Udine dove sono ospitati richiedenti asilo e non immigrati, come affermato dall'esponente politico della Lega Nord». A sostenerlo sono i consiglieri regionali del Movimento 5 Stelle, che non hanno gradito le modalità in cui si è svolta la visita al centro di accoglienza di via Cividale. 

«Innanzitutto - affermano - vorremmo sapere se le riprese, fatte all’interno della caserma, siano state autorizzate perché ci risulta che in questi contesti, come per esempio al Cara di Gradisca, sia vietata qualunque forma di ripresa video. Riteniamo che questa regola sia giusta anche perché serve a tutelare la privacy degli ospiti che, vorremmo ricordare all’onorevole Salvini e al prefetto Zappalorto, scappano da situazioni che mettono a repentaglio la loro sicurezza, siano esse situazioni di guerra o situazioni che limitano la loro libertà di espressione, religiosa o civile. Non sappiamo cosa volesse dimostrare Salvini con questo video - aggiungono i grillini - ma riteniamo che il messaggio fatto passare sia ricco di inesattezze e approssimazioni. È giusto, sì, fare informazione, ma utilizzando però dati corretti ed equilibrati in modo da non alimentare odio e falsi miti che sulla rete diventano presto verità. Il prefetto e l'onorevole Salvini, quali alti rappresentanti dello Stato italiano, dovrebbero ben sapere che gli ospiti della caserma Cavarzerani non percepiscono infatti alcun 'Pocket money'».

I consiglieri del Movimento 5 Stelle si chiedono, inoltre, per quale motivo onorevole e prefetto «non si sono preoccupati di andare ad incontrare e filmare anche le oltre 50 persone che vivono, se così si può dire, nei sottopassi della stazione di Udine. Quelle persone si sono già viste riconoscere lo status di rifugiato o di protezione internazionale, ma allo stato attuale non hanno un luogo dove poter dormire, lavarsi o mangiare».