Duello a distanza

Le Uti, la Protezione civile e la fermezza politicamente suicida

Martedì i sindaci 'ribelli' riconsegneranno i mezzi della Pc a Trieste per protestare contro il taglio dei finanziamenti. L'avvocato Bulfone: "La Regione faccia un passo indietro'

I sindaci ribelli riconsegnati i mezzi alla Regione (© Diario di Udine)

UDINE - Martedì mattina i sindaci ribelli riconsegneranno i mezzi della Protezione civile in dotazione nei loro Comuni. Un gesto tanto provocatorio quanto estremo per respingere con forza il diktat della Regione, che ha deciso di togliere i fondi destinati alla Protezione civile ai Comuni (sono ben 61 in Fvg) rivoltisi al Tar per contestare una riforma degli enti locali definenita 'autoritaria e calata dall’alto'. E alle viste ci sono anche altre draconiane rivisitazioni di trasferimenti sempre e soltanto a danno di quei Comuni che hanno avito l’ardire di bocciare la legge Panontin e la sua applicazione.
«La Regione – afferma Enrico Bulfone, uno degli avvocati che difendono i Comuni ricorrenti – dopo che il Tar ha dichiarato illegittima la nomina dei commissari nei Comuni che non avevano aderito alle Uti, non si è appellata, in ciò palesando una sorta di ammissione dell’errore. Nonostante questo non si è arresa e invece di trattare, si è accanita contro i Comuni ricorrenti in maniera prevaricatrice e prepotente». Bulfone chiede, insomma, che la Regione faccia un passo indietro, convochi i Comuni, ritiri la norma e ridiscuta l’intero provvedimento aprendo un tavolo di confronto con i Comuni.

Una riforma che zoppica
Che la riforma delle Uti rappresenti per molti aspetti un ‘aborto giuridico’ è abbastanza evidente. Non fosse altro perché è stata imposta con garbata brutalità. Della serie: i Comuni che non ci stanno saranno commissariati. Come dire ancora: facciamo finta di confrontarci, ma i Comuni non hanno diritto alcuno di veto. Vero è anche che la ‘zarina’ Serracchiani ha voluto fare la gara con il governo a chi avrebbe per primo riformato gli enti locali, a partire dall’abolizione delle Province. Ma si è dimenticata, o ha fatto finta di non capire, che le Uti pensate per il Fvg non sono soltanto una necessaria unione tra i Comuni, come previsto dalla legge Delrio, giacché le Uti hanno anche funzioni di area vasta. Ne è scaturita una rivisitazione istituzionale che a livello nazionale rappresenta un ibrido che di fatto ha partorito 18 mini Province

Panontin e la linea della fermezza
Ma la Regione si è spinta oltre. E ha previsto, appunto, pesanti penalizzazioni per i Comuni che hanno ‘osato’ rifiutare l’imposizione neocentralista avallata da un Pd sempre più lontano dai propositi federalisti, che erano uno dei fondamenti del centro sinistra italiano.
Ma in politica ciò che è dato è reso. E la maggioranza  che guida la Regione dovrà fare i conti con le centinaia di volontari della Protezione dei Comuni ‘castigati’. Che domani consegneranno le chiavi dei mezzi all’assessore agli enti locali, Paolo Panontin. Costretto suo malgrado a perseguire nella linea di una fermezza politicamente suicida.