Immigrazione

Nuovi progetti di integrazione a Udine

Saranno circa 250 le persone coinvolte in attività formative di cui una parte riservata a corsi di lingua italiana e sicurezza, una parte a micro cantieri didattici

La ex Caserma Cavrzerani che oggi ospita numerose persone (© Diario di Udine)

UDINE – «Stiamo lavorando per creare dei percorsi in cui i richiedenti asilo non siano beneficiari passivi di interventi a loro favore, ma protagonisti attivi del percorso di accoglienza». È con questo inciso che Monica Paviotti, capogruppo del Pd cittadino, ha spiegato il nuovo progetto di integrazione, già passato in giunta il 26 ottobre, in occasione di un incontro rivolto agli iscritti e simpatizzanti del Partito Democratico (e che anticipa degli appuntamenti dedicati alla cittadinanza che saranno organizzati nelle prossime settimane) che si è svolto alla ex Caserma Osoppo, alla presenza dell’assessore Antonella Nonino.

Una questione importante
Sul tavolo un argomento, come quello dei richiedenti asilo, non solo attualissimo, ma anche delicato. Come già anticipato nelle scorse settimane, infatti, la capogruppo del Pd, Monica Paviotti ha collaborato con l’assessore Antonella Nonino, per tutti gli aspetti strutturali, organizzativi e tecnico-burocratici volti alla predisposizione di progetti per l’impiego di richiedenti asilo in lavori socialmente utili. In occasione dell'appuntamento - che ha visto anche la partecipazione al tavolo dei relatori del segretario dem, Enrico Leoncini, e dei consiglieri comunali Sara Rosso e Federico Filauri – Paviotti ha spiegato gli aspetti pratici di quanto verrà realizzato».

Il primo laboratorio
«Sono previsti due progetti laboratoriali. Un primo indirizzo, dedicato a circa 50 persone che attualmente si trovano nelle ex caserme Cavarzerani e Friuli, prevedrà dei corsi-laboratorio in occasione dei quali verranno date nozioni di lingua italiana, sicurezza, salute ed educazione civica. A occuparsene la Croce Rossa».

E poi…
«Il secondo percorso – ha proseguito la capogruppo – coinvolgerà un più cospicuo numero di soggetti. Saranno infatti circa 225 le persone (in accoglienza nel sistema AURA) coinvolte in attività formative di cui una parte riservata a corsi di lingua italiana e sicurezza, una parte a micro cantieri didattici. A loro sarà fornito anche un attestato di frequenza e il coordinamento del percorso sarà fatto dall’associazione «Nuovi cittadini»». Entrambi i progetti partiranno dal gennaio 2017 e dureranno sei mesi (in totale saranno 12 progetti, ciascuno dei quali sarà rivolto a circa 20 persone per un totale di circa 250 rifugiati coinvolti). Avranno un nome significativo: «percorsi laboratoriali dell’imparare facendo finalizzati allo svolgimento di attività di cura del patrimonio pubblico»».

La figura del tutor
«I migranti, infatti, oltre ad acquisire importanti nozioni, saranno accompagnati nell’imparare alcune attività. Il tutto – cosa molto importante come puntualizzato dalla capogruppo – sarà sotto la direzione di un tutor (a sua volta formato) che seguirà i ragazzi sul territorio facendo da supervisore».

Le spese
In quanto alle spese sostenute per il progetto, saranno a carico delle associazioni partner del Comune ma rimborsate completamente dalla Regione Fvg. I migranti saranno quindi impegnati in attività volontarie e gratuite come la pulizia dei marciapiedi, lo svuotamento dei cestini, la sistemazione del verde pubblico («un dipendente del Comune si è reso disponibile alla formazione»), alcuni lavori di piccola manutenzione, la potatura degli alberi.

Le attività
Tra le attività previste figura anche la pulizia e manutenzione dell’Ippovia del parco del Cormor- sia sul territorio udinese che nel Comune di Tavagnacco -  in collaborazione con il sindaco Maiarelli. Paviotti ha inoltre voluto evidenziare un altro aspetto importante: «Tutte queste attività non andranno in alcun modo a modificare o compromettere gli appalti attualmente in essere con le ditte che si occupano di questi ambiti perché si tratta di «secondi passaggi», svolti in orari differenti che vanno ad aumentare il livello qualitativo del servizio già svolto». Il risultato sarà un ulteriore miglioramento per la città. La speranza è inoltre quella che il fenomeno dei richiedenti asilo venga vissuto con meno preoccupazione dalla popolazione udinese. Dal canto loro i migranti potranno «sentirsi utili nell’ambito della comunità che li ha accolti e acquisire competenze spendibili al termine del percorso di accoglienza. A nostro avviso – ha concluso - si tratta di un importante passo avanti che arriva dopo i già primi progetti che si sono però svolti solo all’interno della Cavarzerani».

Collaborazione
Dal canto suo anche l’assessore Antonella Nonino ha subito ricordato come «in questi tre anni il Pd non ha mai fatto mancare l’appoggio morale e politico. Quella dell’immigrazione è una questione che ha visto Udine al centro, praticamente da subito. Un’emergenza a cui abbiamo cercato di rispondere al meglio con i pochi mezzi a disposizione. Abbiamo comunque evitato di creare luoghi come Calais di cui molto si sente parlare in questi giorni ai tg. Le nostre prospettive per il futuro (senza dimenticare che molto deve arrivare dall’alto, basti pensare che stiamo usando metodi di analisi per la richiesta d’asilo degli anni ‘70) restano quelle di abbattere i numeri. Strutturare meglio la Cavarzerani facendo diventare l’area più piccola e quindi ancor più facilmente gestibile».

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