La presa di posizione

Pasti scolastici autogestiti: 10 Comuni dicono no

Amministrazioni comunali e Istituti comprensivi​​​​​​​ mettono in guardia sui rischi legati a questa scelta. "La scelta di autogestire il pasto rappresenta una vera e propria involuzione culturale", affermano

I sindaci dicono no ai pasti autogestiti a scuola (© Adobe Stock)

UDINE«La scelta di autogestire il pasto rappresenta una vera e propria involuzione culturale che riporta a una dimensione individuale un’attività che presenta una funzione sociale anche di livellamento delle diseguaglianze». Sul tema dei pasti scolastici gestiti in autonomia intervengono compatti i Comuni di Udine, Campoformido, Martignacco, Pagnacco, Pavia di Udine, Pozzuolo, Pradamano, Reana, Tavagnacco e Tricesimo, insieme con gli Istituti comprensivi di Udine, Pozzuolo e Pavia di Udine, con un documento condiviso che vuole mettere in guardia sui rischi legati a questa scelta.

Le perplessità del sindaco Honsell
«Quello dell'alimentazione è un momento molto significativo sia sotto il profilo sociale sia a livello educativo – esprime il suo pensiero il sindaco di Udine, Furio Honsell –. È un valore importante e cancellarlo con un colpo di spugna nel nome di un individualismo travestito da libera scelta significa fare un passo indietro in un percorso che invece ci ha sempre qualificato. Sono particolarmente contento – conclude – che invece molti Comuni abbiano voluto condividere l'auspicio che si possa salvaguardare un percorso importante sotto il profilo delle politiche per la salute, dell'educazione e dell'alimentazione».
In attesa delle annunciate linee guida del ministro dell'Istruzione, Stefania Giannini, gli amministratori dei Comuni e degli Istituti comprensivi che hanno aderito all'iniziativa, hanno deciso di prendere posizione in seguito a una sentenza del Tribunale di Torino, con la quale i giudici hanno riconosciuto il diritto di consumare a scuola il pasto portato da casa.

I contenuti del documento
Fatti salvi i casi particolari, il documento, realizzato con il contributo del direttore della S.O.C. Igiene degli Alimenti e della Nutrizione dell'Azienda sanitaria universitaria integrata di Udine, Aldo Savoia, vuole fare chiarezza su questo tema prendendo in esame tutti gli aspetti che sottendono al consumo del pranzo a scuola, da quelli di sicurezza igienica e nutrizionale a quelli educativi. «I menu scolastici sono redatti sulla base delle attuali evidenze riguardanti la sana alimentazione, sono equilibrati e completi dal punto di vista nutrizionale, secondo criteri di variabilità, stagionalità, sostenibilità, con la dovuta attenzione a porzioni e grammature – si legge nella nota –. È quotidiana l’offerta di frutta e verdura, alimenti protettivi per la salute. L’ente gestore e le ditte operano un costante controllo qualitativo sulle derrate e sul processo produttivo e le aziende sanitarie effettuano le verifiche di competenza sui centri cottura e nei terminali di distribuzione». Le mense scolastiche producono e distribuiscono pasti in perfetta sicurezza, tenendo conto anche di eventuali specifiche esigenze dei bambini, quali le diete speciali per condizioni particolari (allergie e intolleranze documentate, scelte etico-religiose). «Non si può infine nascondere – mette in guardia il testo – che la presenza in mensa di alimenti 'non controllati' espone tutti gli attori (Ente gestore, Ditta di ristorazione, Scuola e genitori) a un difficile governo dei potenziali pericoli, rappresentando anche, nel caso si manifestino malattie trasmissibili per via alimentare o sintomi associati ad allergie nei bambini esposti, un elemento di confusione per l’attribuzione delle responsabilità».