17 giugno 2019
Aggiornato 03:30
L'analisi politica

Colautti: "Uniti si vince non basta. Al centrodestra serve di più"

Il capogruppo in Consiglio regionale di Ncd lancia alcune proposte in vista del 2018. "Bisogna attrarre il mondo moderato e autonomista. L'uomo solo al comando non ha più senso"
Alessandro Colautti
Alessandro Colautti

UDINE - «Non basta aver vinto. E’ necessario costruire da subito il ‘tempo vincente’ per le elezioni regionali del 2018». In sostanza, il centrodestra Fvg deve capire «quali alleanze sul merito siano possibili, perché le distanze all’interno non restino incolmabili e la vittoria di queste amministrative si trasformi nello spumante di una sera. Così si potrà raccogliere la sfida di raggiungere il voto moderato e anche quello autonomista». Il capogruppo di Ncd in Consiglio regionale, Alessandro Colautti, ragiona sui risultati delle amministrative per pensare al miglior utilizzo del ‘bottino’ messo insieme con le vittorie di Trieste, Pordenone, Monfalcone e Codroipo.

Primo problema: come recuperare il ‘non voto’
«Ovvio che sono contento dell’affermazione del centrodestra. Tuttavia,  che uniti si vinca non è più notizia e non può neppure essere un’affermazione che appaga», premette Colautti. «Le elezioni, infatti, insieme alla vittoria, hanno fatto emergere nodi che non si possono tacere, per poter costruire un tempo in cui si vince ancora».  Innanzitutto, «circa il 70% degli elettori in regione non si sente coinvolto nel governo possibile», perché «il 50% non va a votare e un’altra percentuale che può arrivare al 20% si affida al M5S che, non volendosi contaminare, resta fuori dal governo». Da qui la prima questione: «Il centrodestra ha un progetto per recuperare il ‘non voto’? O lo diamo per perso, senza lo sforzo di capire la disaffezione di almeno una fascia?», si chiede il capogruppo di Ncd.

La sconfitta del centrosinistra va ricercata nelle riforme attuate?
Colautti prova a mettere in campo alcuni strumenti di analisi. «Il report la ‘Regione in cifre’ pubblicato lunedì su dati Istat, quindi terzi, non dà uno scenario tale da rendere ovvie le botte da orbi ricevute da chi è al governo: la disoccupazione è all’8% sì, ma ben sotto la media nazionale che è all’11,9%, il Pil del 2016 è al +1,8% rispetto al 2015 e l’economia ha segni positivi in agricoltura, turismo; l’export nel I semestre è in crescita dell’oltre il 10. E allora perché la gente non va a votare e quella che ci va sconfessa chi governa?» E se a penalizzare fossero state le riforme compiute? «Credo – abbozza una risposta Colautti – che il centrosinistra abbia pensato a far grandi riforme di cui la gente non vede riscontro. E ancora di più, riforme che la gente vede lontane, gestite da altri, quindi affare di altri». La falla, cioè «è il mancato coinvolgimento della gente, di quella che lavora dove si è riformato e di quella che l’efficacia della riforma la deve vedere, deve sentirla affare suo». Per l’esponente di Ncd il centrodestra più che pensare a nuove riforme, dovrà «avere come strategia il governo dei fenomeni: dall’immigrazione che fa paura perché la si teme ingovernabile, alle conseguenze di una crisi che ha fiaccato tutti».

L’appello alle forze di centrodestra
Il centrodestra, perciò, evidenzia Colautti, «eviti posizioni dirigistiche ed elitarie che sono quelle che hanno svilito anche il Consiglio regionale e il ruolo di raccordo che il partito deve avere tra chi governa e il territorio, grazie a una leadership plurale. La realtà è complessa e un uomo solo al comando non ha senso». Se questo vale per i contenuti, ‘l’avviso’ per le alleanze è conseguente: «Uniti si vince non basta. Bisogna aver chiaro le distanze all’interno. È sul cemento progettuale che si devono costruire le alleanze, perché questo consente al centrodestra di affrontare in regione la sfida del voto moderato e anche di quello autonomista. Viceversa, pensare ad alleanze su schemi che ricalcano un bipolarismo antico, può far vincere. Ma le distanze restano incolmabili e la vittoria, per l’appunto, è lo spumante di una sera»