12 dicembre 2019
Aggiornato 01:30
Ma serve più welfare per conciliare lavoro e famiglia

Le imprese artigiane in rosa guidano la crescita: + 1,9% in 10 anni

Nonostante le difficoltà delle donne ad accedere al mercato del lavoro e malgrado gli effetti della crisi economica, l’Italia ha il primato in Europa per numero di imprenditrici e di lavoratrici autonome
Edgarda Fiorini durante la Convention
Edgarda Fiorini durante la Convention

UDINE - Secondo l’Osservatorio sull’imprenditoria femminile presentato alla Convention di Donne Impresa Confartigianato che fino al 6 dicembre si tiene a Udine, a giugno 2016 il nostro Paese conta 1.758.794 donne che svolgono attività indipendenti. Un record in Europa visto che, tra imprenditrici e lavoratrici autonome, il Regno Unito si ferma a quota 1.532.600 e la Germania ne registra 1.383.800.
A guidare la crescita del lavoro indipendente femminile sono le imprenditrici artigiane il cui numero è aumentato dell’1,9% negli ultimi 10 anni. Un piccolo esercito di 357.110 donne, tra titolari, socie e collaboratrici, con una presenza prevalente in Lombardia (66.977), seguita da Emilia Romagna (37.503), Veneto (37.387), Piemonte (32.847), Toscana (31.715). In Friuli Venezia Giulia sono 8.247. La classifica provinciale vede in testa Milano, con 17.908 imprese artigiane al femminile. Secondo posto per Torino (16.387), seguita da Roma (15.191).

Il welfare non aiuta
Ma le imprenditrici devono fare i conti con un welfare che non aiuta le donne italiane a conciliare il lavoro con la cura della famiglia. L’Osservatorio di Confartigianato mette in luce che la spesa pubblica è fortemente sbilanciata sul fronte delle pensioni e della spesa sanitaria per anziani che ammonta a 260,6 miliardi di euro. Invece, per le famiglie e i giovani la spesa pubblica italiana si ferma a 22,8 miliardi, pari al 2,8% della spesa totale della PA (rispetto al 3,6% della media Ue) e all’1,4% del Pil (rispetto all’1,7% della media Ue). Percentuali che collocano l’Italia rispettivamente al 20° posto e al 17° posto tra i 28 Paesi europei.

Il 'problema' dei figli
Confartigianato ha analizzato anche costo e qualità dei servizi per la famiglia messi in campo dagli enti locali. Si scopre così che i Comuni italiani dedicano agli asili nido il 41% della spesa per famiglie e minori. Ma l’utilizzo di queste strutture è molto basso: a livello nazionale soltanto l’11,9% dei bambini fino a 2 anni ha usufruito di asili nido comunali. E il loro costo, pari in media a 1.459 euro annui per famiglia - nelle 9 principali città di Roma, Milano, Napoli, Torino, Palermo, Genova, Bologna, Firenze e Bari - è quello che incide di più (32,7%) sulla spesa complessiva delle famiglie per tributi e servizi locali.
Tutto ciò si riflette sul mercato del lavoro femminile: Confartigianato ha calcolato infatti che il tasso di occupazione delle donne senza figli è pari al 55,5%, ma scende al 52,8% per le donne con figli. Addirittura il tasso di occupazione scende al 44,7% per le donne con figli tra i 25 e i 34 anni. Anche in questo caso siamo distanti dal resto d’Europa. Se la media del tasso di occupazione delle donne italiane è del 48,5%, nell’Ue a 28 tocca il 61,4% e addirittura in Svezia arriva al tasso record del 75,3%. Ma la media nazionale è superata anche in alcune delle nostre regioni, come la Provincia autonoma di Bolzano, dove è occupato il 66% delle donne, l’Emilia Romagna (62,7%), la Valle d’Aosta (60,2%).

Le parole di Edgarda Fiorini
Un’inversione di tendenza viene sottolineata da Edgarda Fiorini, presidente di Donne Impresa Confartigianato, a proposito del decreto del Ministro del Lavoro e del Ministro dell’Economia e Finanze che estende alle imprenditrici artigiane la possibilità di usufruire del voucher baby-sitting. «Il decreto – spiega Fiorini – segna il superamento di un’incomprensibile disparità di trattamento tra dipendenti e titolari d’impresa. Apprezziamo che nella legge di bilancio, grazie anche alla nostra battaglia, la misura sperimentale prevista lo scorso anno sia stata resa strutturale per gli anni 2017 e 2018, incrementando le risorse dai 2 milioni di euro del 2016 ai 10 milioni per ognuno degli anni futuri. Ma bisogna continuare su questa strada per offrire alle donne i servizi indispensabili a conciliare il lavoro e la cura della famiglia».