Intervista alla psicologa-psicoterapeuta

Quanto è importante credere a Babbo Natale & Co? Lo abbiamo chiesto all'esperta

Poco importa se credono all’uno o all’altra, quello che conta è che ci credano

Quanto è importante credere a Babbo Natale & C? Lo abbiamo chiesto all'esperta (© AdobeStock | Ermolaev Alexandr)

UDINE – Le feste natalizie. Si potrebbero aprire capitoli interi, sviscerare le teorie più varie su cosa sono e cosa no, sul buonismo che vi ruota attorno, e verrebbe da dire: «Eccetera, eccetera, eccetera». Sì, perché questi sono problemi ‘da grandi’. E qui oggi i grandi non c’entrano. Perché, si sa, le feste sono prima di tutto (e questo almeno concedetemelo) un momento magico per i più piccoli. Insomma, feste ‘chiamano’ bambini. E i bambini ‘chiamano’ fantasia. E la fantasia ‘chiama', 'amici immaginari': Santa Lucia, Babbo Natale, San Nicolò, e chi ne ha più ne metta. Poco importa se credono all’uno o all’altra, quello che conta è che ci credano. Vi siete dunque mai domandati (visto che tutti ‘siamo passati di lì’) perché è così importante che i bambini abbiamo e mantengano, almeno per i primi anni della loro esistenza, fede in queste cose?

Noi, curiosi, lo abbiamo chiesto a un’esperta
Abbiamo parlato con lei di queste 'credenze' ed ecco cosa è emerso. Partiamo dall’inizio, l’età in cui i piccoli ‘immaginano’: «Fino a cinque anni di solito i bambini credono incondizionatamente a Babbo Natale» e alle altre figure fantastiche legate alle festività. «A sette, invece, sono in molti a dubitarne, a nove, poi, ci credono in pochi». Tornando all’importanza di tutto questo, Chiara Bravo (che nella vita è psicologa e psicoterapeuta) ha precisato che «quando i bambini ‘fanno finta di’, esercitano una capacità importante, da un punto di vista evolutivo, quella di figurarsi modi alternativi in cui la realtà potrebbe essere».

La fantasia è nutrimento
Detto questo, «come in ogni storia deciderà il narratore quando terminarla. I bambini si nutrono delle storie che noi raccontiamo, diventando a loro volta i narratori in futuro. Lasciamo quindi che continuino a raccontarsi una storia ogni Natale. I piccoli restano incantati dalla magia di un uomo generoso, attento e capace di esaudire ogni loro desiderio».

Smetteranno di crederci con i loro tempi
Una questione importante dunque, da trattare con la debita attenzione: «È necessario evitare le brusche rivelazioni – spiega - soprattutto in una fase precoce (quindi prima dei 5 anni). In particolare, se il bambino ha vissuto in una famiglia in cui si è sempre attribuita molta importanza a Babbo Natale, diventa difficile per lui metabolizzare. Dunque il compito dei genitori è quello di proteggere la favola dei loro figli per un certo tempo ancora. Poi piano piano lo capiranno da soli, è ‘fisiologico’».

Le domande e la percezione della realtà
Allo stesso modo, però, come chiarito dalla dottoressa: «Una cosa da sottolineare, secondo me, è che quando un bambino fa una domanda, tendenzialmente significa che è pronto per avere una risposta. Quindi, nel caso di Babbo Natale, se richiede informazioni in merito alla sua esistenza probabilmente è pronto a ricevere una risposta che perlomeno metta dei dubbi. Un esempio potrebbe essere una frase come: ‘Ma tu cosa ne pensi?’. Questo però può avvenire intorno ai 6-7 anni – precisa - quando il piccolo si confronta con i suoi pari e riesce a cogliere le prime discordanze (racconti diversi in ogni famiglia, amichetti che già hanno capito ma che tacciono in alleanza con i genitori a favore dei fratelli più piccoli e via dicendo). Oppure - prosegue -  anche quando fa riferimento a fatti spazio-temporali chiedendo: ‘come fa in una notte a portare i regali in tutto il mondo?’. Un dato, questo, che inizia a comprendere crescendo, quando comprende il passare del tempo e la sua suddivisione».

Rassicurazioni, ogni tanto sono utili
Però però capitare che nonostante le molte accortezze, qualcosa sfugga di mano: «Se il bambino è molto piccolo, e ha sentito dire che Babbo Natale non esiste e, ci è rimasto male, va assolutamente rassicurato. A esempio, gli si può dire che alcune persone non credono a Babbo Natale, ma voi si. Avrà tutto il tempo per scoprirlo in seguito», secondo quelli che sono i suoi tempi.

I ruoli si invertono
«I bambini che ci credono non si sentono ingannati quando scoprono la verità, perché non è una bugia ma una sorta di favola (chi di noi crede che esistano i draghi, i boschi incantati o gli animali parlanti?) creata ad hoc per un motivo. Forse – ricorda Bravo - all'inizio ci resteranno male, un po' delusi, ma capiranno che è per una giusta causa (inizialmente i regali, poi la magia stessa del Natale, l'atmosfera). Il bambino aggiungerà sempre più consapevolezza alla conoscenza e riuscirà in modo autonomo a riconoscere i tratti del viso dello zio, le scarpe del proprio papà sotto quell’ingombrante pantalone rosso, il cuscino al posto della pancia del fratello maggiore… e magari un giorno ci dirà – conclude - che aveva già capito tutto e che ci stava solo assecondando, d’altronde noi adulti sembravamo così felici!»