Appartiene alla sfera della sessualità alternativa

Kinbaku, la disciplina della legatura erotica insegnata a Udine

Ne abbiamo parlato con Chiara Del Fabbro, di ‘Espressiva Libera’, realtà con sede a Udine che ha portato lo Shibari nella sua scuola

Kinbaku, la disciplina della legatura erotica insegnata a Udine (© Espressiva libera)

UDINE – Kinbaku «è il nome con cui viene designata la disciplina della legatura erotica in stile giapponese». Il significato di questa parola è però assai più profondo, significa infatti ‘legame stretto’. Talvolta viene utilizzato un suo sinonimo, ‘Shibari’, ovvero, legare. Ma facciamo un passo indietro, che credo dovuto. Siamo abituati a collegare (quasi istintivamente) la cultura giapponese a simpatici personaggi sorridenti che fanno foto in modo compulsivo. Altre volte ne facciamo riferimento parlando di manga e forse vedendo le belle geisha in tv (pur fermandoci, ancora una volta, all’apparenza, a quello che i nostri occhi vedono). Eppure c’è molto di più ‘dietro’. La cultura giapponese è complessa e ha una strutturazione multiforme. È fatta di concetti (compositi e articolati, strettamente legati fra loro) che sono davvero unici nei loro significati. Per un occidentale talvolta (anzi, forse spesso) sono davvero difficili da comprendere. C’è un bel libro che racconta bene questa articolata configurazione, si chiama ‘La struttura dell’iki’, che si appalesa in tre momenti: quello della seduzione, che «è una coscienza inflessibile che manifesta una sorta di riluttanza per l’altro sesso», quindi l’energia spirituale e la rinuncia, che ne stabiliscono l’espressione etnica e storica.

Detto questo, torniamo Kinbaku
Ne abbiamo parlato con Chiara Del Fabbro, di ‘Espressiva Libera’, realtà con sede a Udine che ha portato questa disciplina nella sua scuola. Subito le abbiamo chiesto di cosa si tratta e lei ci ha rimandato alla spiegazione di un suo collega, Kirigami Wabisabi (www.abbraccidicorde.com) che racconta: «È una creatura giovane. Ito Seiu, considerato il padre del kinbaku moderno, pubblicò il primo libro fotografico nel 1928, lo stesso periodo in cui Man Ray fotografò ‘Le Violon d’Ingres’ e ‘Lacrime di vetro’. Si ispirò a un insieme di tecniche molto più antiche, - spiega - usate in origine per immobilizzare e torturare i prigionieri di guerra e i criminali comuni». Riadattandole però «al corpo femminile, ne rinnovò l’aspetto estetico e soprattutto trasformò un insieme di tecniche in una vera disciplina: non solo la conoscenza di un complesso di legature codificate, ma anche l’attitudine di quello che i giapponesi chiamano ‘kokoro’, e cioè cuore, spirito, mente». Ecco dunque che ritorna la complessità culturale dei nipponici: «In quest’ottica quello che importa di più non è il risultato finale, ma le sensazioni provate e condivise. La corda deve soprattutto essere il prolungamento delle mani di chi lega, il rigger (kinbakushi in giapponese). Uno dei mezzi attraverso cui i due – prosegue - comunicano le proprie emozioni all’altro». Questo perché «la capacità emotiva e percettiva della persona legata spesso cambia profondamente durante la sessione. La persona legata attraversa diversi stati percettivi, quello verso il quale idealmente si tende viene chiamato ‘rope space’, uno stato di grazia e totale abbandono in cui le sensazioni sono intense e gratificanti. È molto difficile da raggiungere». Indispensabile perciò «la fiducia reciproca» che è parte integrante della sessione, «poiché solo quando chi si lascia legare percepisce il rigger come completamente affidabile può abbandonarsi e vivere pienamente le sensazioni donate dalla corda. Il dono della fiducia e l’intensità del contatto – conclude - sono due fra le più importanti caratteristiche condivise fra il kinbaku e alcune altre discipline appartenenti alla sfera della sessualità alternativa».

Come arriva in Italia e come nelle palestre?
«Il Kinbaku in Italia è arrivato già da parecchi anni, attraverso riviste, poi siti internet e infine grazie a persone che hanno iniziato a studiarlo e approfondirlo. Nelle palestre – chiarisce Del Fabbro - spero non ci arrivi mai, perché non è un 'attività sportiva. I nostri corsi si svolgono si all'interno di una scuola di danza, ma semplicemente perché ne avevamo la possibilità e siamo riusciti a creare uno spazio apposito per esso».

A chi dice che è pericoloso?
«Rispondo che ha ragione. Proprio per questo ci sono i corsi in cui s'impara la sicurezza, a legare e a essere legati per diminuire il più possibile e rischi».

A chi lo confonde con il masochismo cosa rispondi?
«È una pratica che rientra nel BDSM (una sigla che indica Bondage-Disciplina-Dominazione-Sottomissione-Sadismo-Masochismo, ndr) e purtroppo spesso questo acronimo è soggetto a interpretazioni scorrette. Il masochismo è una caratteristica soggettiva di una persona, non della pratica. Una persona masochista può sicuramente trarre piacere dal kinbaku, ma anche una persona non masochista può trarre piacere dalla sofferenza del kinbaku, sofferenza che non è da intendersi con recare danni o fastidio, - sottolinea - ma è il vivere l'abbandono, una completa fiducia, un insieme di emozioni molto forti, a volte anche di paura e imbarazzo, ma che in quel contesto si trasformano in piacere e vengono rielaborate come crescita personale».

Perché iscriversi?
Per il desiderio di «esplorarsi nel profondo, il voler vivere, in un contesto di protezione, emozioni che magari al di fuori si ha paura di affrontare, il voler comunicare oltre la parola con il partner e quindi entrare in una sintonia molto profonda con esso, è una crescita personale e di coppia sicuramente».

In quanto ai corsi?
«I corsi sono strutturati a cadenza settimanale, il lunedì o il mercoledì, dalle 18.30 alle 20, li tengo io. Si impara la tecnica, le legature base, la sicurezza e vari input anche per chi si fa legare».

E poi?
«Poi una coppia ci gioca a casa propria come preferisce».