12 dicembre 2019
Aggiornato 02:30
Brutte notizie

La produzione delle Esse di Raveo si sposta in Carinzia

Tasse e burocrazia stanno spingendo il titolare dello storico prodotto (nato nel 1920), Aldo Bonanni, a trasferire la produzione a Kirchbach. L'ira si Fontanini e Zilli, che chiedono un intervento della Regione
Una confezione di Esse di Raveo
Una confezione di Esse di Raveo

UDINE – L’annuncio è di quelli da lasciare senza parole. Le Esse di Raveo traslocano in Austria. Ad anticiparlo è stato il Messaggero Veneto: tasse e burocrazia stanno spingendo il titolare dello storico prodotto (creato nel 1920, simbolo di una Carnia che non esiste più), Aldo Bonanni, a trasferire la produzione a Kirchbach, in Carinzia.

«In Austria funziona tutto meglio. Di fronte a un’occasione che non potevo perdere, lo scorso settembre ho acquistato il capannone nella valle del Gailtal», afferma l’imprenditore carnico sulle pagine del quotidiano di Udine. A rischio, nel caso in cui lo spostamento andasse in porto, ci sono alcuni posti di lavoro, e in particolare quelli delle persone che si occupano del confezionamento dei biscotti. L'intenzione di Bonanni è quella di trasferire solo la produzione, con la vendita che resterebbe in Carnia. 

Un’ipotesi che ha scatenato la reazione delle forze politiche. Il presidente della Provincia di Udine, Pietro Fontanini, ha detto: «Lo sto dicendo da tempo: per frenare l’impoverimento della nostra montagna è necessario istituire sgravi fiscali e ridurre il carico di burocrazia per le imprese insediate in queste zone. Va adottata, cioè, una fiscalità di vantaggio efficace che freni i trasferimenti verso i paesi contermini, Austria e Slovenia, dove le condizioni sono più vantaggiose». Anche il consigliere regionale della Lega Nord, Barbara Zilli, interviene sul tema: «Dopo il crac Coopca, dopo lo scippo di Carniacque, dopo la chiusura della Cantore, dopo la farsa del Tribunale, continua a spopolarsi la montagna, e non solo di abitanti ma in questo caso anche di aziende che hanno portato alta la bandiera del Friuli. Tutto questo – evidenzia Zilli – sotto l'occhio inerte e colpevole dell'assessore alla Montagna, alias la presidente Serracchiani».