24 settembre 2020
Aggiornato 03:30
Verso il 2018

Il 'candidato indipendente' che vuole prendersi la città

Enrico Bertossi è già in campagna elettorale. Come condizioni pone il fatto di rimettere la partita di Udine al centro della politica, e non considerarla, come avvenuto negli ultimi anni, mera merce di scambio per poltrone più allettanti (Parlamento e Regione)

UDINE – Non vuole sentire parlare di auto-candidatura bensì di «candidatura indipendente». Un ritorno in campo, quello di Enrico Bertossi, fatto per «dare delle prospettive di futuro alla città e non per soddisfare ambizioni personali». La corsa per palazzo d’Aronco è cominciata e l’ex assessore regionale vuole essere della partita. Resta l’incognita su chi, dei partiti tradizionali, vorrà puntare su di lui. Probabilmente il centrosinistra e il Pd in particolare, ma non si escludono sorprese. Ciò che Bertossi pone come condizione è rimettere la partita di Udine al centro della politica, e non considerarla, come avvenuto negli ultimi anni, mera merce di scambio per poltrone più allettanti (Parlamento e Regione).

Cosa spinge una persona come lei, che ha già avuto dalla politica, a scendere in campo nella corsa a primo cittadino di Udine?
«Nel febbraio del 1975 Gino di Caporiacco, consigliere comunale, storico e autonomista, accompagnò me e suo figlio Alberto (scomparso recentemente) alla seduta del consiglio comunale che elesse per la prima volta sindaco Angelo Candolini. Avevo quindici anni. Certamente fu quella serata che impresse in me un rispetto e una devozione per le istituzioni e per Udine che ancora oggi non mi hanno abbandonato. Dobbiamo lasciare ai nostri figli una città con delle prospettive per il futuro, non soddisfare le ambizioni personali dei vari candidati".

Un'auto-candidatura che, per ora, non è stata accompagnata da un appoggio partitico. Che cos'ha in mente? In questa fase è più probabile un'alleanza con il centrosinistra o con il centrodestra? E' consapevole che questa 'non appartenenza' ha spiazzato più di qualcuno?
«La definirei una candidatura indipendente, accompagnata da un programma di rilancio della città che ha bisogno di una rapida sterzata. La mia 'non appartenza»'al sistema tradizionale dei partiti non mi pare sia una novità. Il vecchio schema centrodestra contro centrosinistra viene usato strumentalmente ed è superato dai fatti, visto che a livello nazionale si parla di un patto Pd-Forza Italia e abbiamo già un governo di centrosinistra sostenuto da pezzi del centrodestra».

Se questa convergenza su di lei da parte dei partiti non ci dovesse essere, è pronto a candidarsi comunque?
«Per me viene prima Udine e chiederò il consenso ai cittadini su un programma di rilancio della città. Se questo programma potrà essere arricchito e condiviso da altre liste civiche o qualche partito non lo posso prevedere adesso. Sinora ho visto solo auto-candidature, nemmeno una proposta concreta e tutti che aspettano i giochi per Camera, Senato e Regione lasciando Udine come ultima pedina di scambio tra partiti e correnti dei partiti considerato che da quindici anni si vota contemporaneamente per politiche, regionali e comune. Prima Udine, poi tutto il resto, altrimenti rimaniamo sempre al palo».

Secondo lei Udine è ancora 'centrale' per la politica Fvg?
«In questi ultimi anni Udine è diventata marginale rispetto a Trieste e Pordenone, mi pare evidente. Non si tratta di campanilismo ma di fatti oggettivi. I segretari dei partiti che contano sono tutti triestini, l’ uomo forte della giunta regionale che si candida a guidare la regione è pordenonese".

Parliamo di progetti. Lei è un udinese doc: cosa non funziona in città oggi?
«E’ opinione corrente che manchi un'idea di città del futuro, e che si gestisca solo l’ ordinaria amministrazione subendo, senza reagire, decisioni assurde come quella di insediare in città un profugo ogni 90 abitanti quando Trieste ne ha uno ogni 260 e la media nazionale del governo dovrebbe essere di uno ogni 400».

Quali sono le tre cose che metterebbe in atto per prime?
«Innanzitutto, al di là di quello che dice il prefetto, abbiamo un problema molto sentito dai cittadini di sicurezza e decoro urbano. La questione va affrontata da tutti con veemenza e senza tentennamenti Poi dobbiamo rilanciare l’ economia cittadina rimettendo in moto, tra l’altro, un programma di manutenzione di tutta la città partendo dalle periferie, che si sentono abbandonate. Preferirei asfaltare strade, sistemare o fare marciapiedi, costruire fognature piuttosto che spendere quasi due milioni di euro per la pietra piasentina in via Mercatovecchio».

Chi vedrebbe bene come candidato alla poltrona di primo cittadino, lei escluso?
«Vedrei bene una persona a cui non manchino professionalità, dedizione ed esperienza, con un mestiere e che non abbia solo vissuto di politica. Al di là degli schieramenti, sinora i sindaci di Udine hanno avuto queste caratteristiche».