Intervista a Giorgio Arpino

‘Giornata mondiale contro il cancro’: parola d'ordine, prevenzione

Fondamentale è dunque uno stile di vita sano e un’alimentazione altrettanto equilibrata. Non meno importanti sono però gli esami precauzionali, che rappresentano la cosiddetta ‘prevenzione secondaria’ e per la quale Lilt si impegna ad assicurare la qualità e l’equità di ogni fase

‘Giornata mondiale contro il cancro’: parola d'ordine, prevenzione (© AdobeStock | Tyler Olson)

FVG - Quattro febbraio, ‘Giornata mondiale contro il cancro’. Sono molte le ‘date’ che ci aiutano a ricordare, «e come la giornata della Memoria, o molte altre – spiega Giorgio Arpino, presidente della Lilt Udine - c’è anche la giornata per la lotta ai tumori. Ma – precisa - noi questa lotta la facciamo tutti i giorni». Questa ricorrenza, se così vogliamo chiamarla, promossa dall’UICC (Unione Internazionale Contro il Cancro), ha un tema centrale: ‘combattere il cancro con la prevenzione’, sì, perché per Lilt – Lega Italiana per la lotta contro i tumori – è un «compito istituzionale primario», che «rimane – come si legge in una nota - lo strumento più efficace per combattere i tumori, per vivere bene e più a lungo; è un insieme di semplici regole quotidiane: dire basta con la sigaretta e combattere il fumo passivo, limitare il consumo di alcool, seguire una sana alimentazione, fare attività fisica, evitare l’esposizione eccessiva al sole».

Coscienza e conoscenza
Ma accanto a questo «bisogna avere coscienza e conoscenza. – ricorda Arpino – Il nostro lavoro è fatto anche di questo, dobbiamo dare conoscenza per creare coscienza, perché la lotta ai tumori parte dalla prevenzione consapevole. È la consapevolezza che aiuta a superare la paura». Prevenzione è dunque lotta al tumore, una lotta che, è importante non dimenticare, «non ha età». Ciò che conta è invece «l’anzianità del male». Perché qualunque neoplasia può essere combattuta e anche sconfitta se scoperta per tempo. «Una delle cose da scordare, invece, – ha sottolineato il presidente - è che il tumore è inguaribile». Parlando di cancro al seno, quello di cui forse si parla più spesso, Arpino ha ricordato che «guariscono il 90% dei pazienti. Il restante 10% è composto da persone che lo hanno scoperto tardi o, nel peggiore dei casi, che sono stati colpiti da una forma tumorale particolarmente aggressiva».

Ma cos’è la prevenzione?
Fondamentale è dunque uno stile di vita sano e un’alimentazione altrettanto equilibrata. Non meno importanti sono però gli esami precauzionali, che rappresentano la cosiddetta ‘prevenzione secondaria’ e per la quale Lilt si impegna ad assicurare la qualità e l’equità di ogni fase. In particolare in Fvg sono tre gli screening messi a disposizione dal sistema sanitario: il Pap test fatto ogni 3 anni alle donne dai 25 ai 64 anni; quello al seno nella fascia d’età tra 50 e i 69 anni; e quello al colon retto (ovvero la ricerca di sangue occulto nelle feci), sempre dai 50 ai 69 anni, sia per uomini che per donne, in entrambi i casi, «capita, per casi particolari, che il termine di età si estenda ai 74 anni».

Qual è la risposta degli interessati?
I dati sono significativi: solo il 60,41% della popolazione che riceve la lettera dalla sanità regionale si presenta, nel caso del Pap test. Parliamo del 61,1% nel caso della mammografia e addirittura del 56,06% per il colon retto. Se facciamo una media, ci attestiamo attorno al 58,59%.  Sono quindi 148.323 le persone che non si presentano. In proposito due le considerazioni fatte da Arpino. Innanzitutto «c’è da valutare che l’analisi del sangue occulto nelle feci costa circa 11 euro. Soldi che ognuno paga con le tasse. Se moltiplicato per chi non si presenta, possiamo ben comprendere lo spreco, che va ad affiancarsi alla mancata prevenzione».
Poi una valutazione numerica che, come da lui stesso precisato, non è scientifica, ma che ben fa comprendere l’entità numerica e che parte da un presupposto, anch’esso senza fondamento scientifico, secondo il quale mentre è plausibile che Pap test e mammografia vengano fatti privatamente è assai più raro che questo avvenga nel caso della ricerca di sangue occulto nelle feci. Detto ciò, «se lei fa il 6.5% (pari al tasso di sopravviventi al tumore, valore che è proprio del Fvg e che supera di un punto e mezzo il dato nazionale) di 72 mila (prendendo in considerazione il solo numero dei pazienti che non si presentano per l’esame del sangue occulto), ottiene circa 4 mila. - sto facendo calcoli approssimativi - Cosa vuol dire questo numero? Vuol dire che ci saranno certamente 4 mila persone che nei prossimi 10 anni (un numero che certamente sarà diluito statisticamente) saranno colpite da tumore, non lo sanno, e non lo hanno voluto sapere perchè non hanno fatto accertamenti preventivi. Questo è solo un veloce modo per far capire e cercare di convincere le persone dell’importanza di andare a fare il controllo».

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