L'appello di chi ha a cuore la Specialità

'Patto per l’Autonomia', il progetto per unire gli autonomisti friulani

Intervista a Walter Tomada che chiede di mettere mano all’Italicum in modo tale che la legge elettorale per le politiche riesca a garantire l’elezione di almeno un rappresentante delle minoranze linguistiche regionali

Walter Tomada (© Tomada)

UDINE - Pronti a correre alle prossime regionali se non sarà messa mano all’Italicum in modo tale che la legge elettorale per le politiche riesca a garantire l’elezione di almeno un rappresentante delle minoranze linguistiche regionali. Quello lanciata dall’Associazione trasversale, composta principalmente da amministratori, 'Patto per l’Autonomia' non è tanto un ultimatum al ghota politico, quanto piuttosto la consapevolezza che la Specialità del Fvg potrebbe avere i giorni contati. Un appello, insomma, come spiega Walter Tomada, insegnante, giornalista, consigliere comunale a Tarcento e autonomista convinto, per capire se davvero chi ci governa ha a cuore la difesa dell’autonomia. E un appello, soprattutto, al variegato arcipelago autonomista da sempre refrattario all’unità e alla convergenza politica.

Dunque, il Patto per l’Autonomia è prono a diventare partito. Resta il nodo della frammentazione dei tanti gruppi autonomisti.
«Sì, è vero. Sono tanti, troppi».
E perché questo?
«Sono tanti perché ognuno dà un’interpretazione differente del passato».
E il Patto pe l’Autonomia rappresenta una novità in questo panorama?
«Può avere una visuale nuova in grado di catalizzare le altre forze. Ma al di là di questo credo sia arrivato il momento di guardare avanti e smetterla di dividerci».
Ma le altre forze autonomiste cosa pensano?
«Non lo so, bisognerebbe chiederlo a loro. Ma il vero tema è un altro».
Quale?
«Che ci sono domande che attendono risposta. Ci provo con due quesiti: in questo momento la Regione Fvg in che stato è ridotta? E tecnicamente la coesione sociale, economica e territoriale a che punto è? Insomma, se la casa brucia non si deve discutere su chi deve spegnere il fuoco».
Che rapporti avete con 'Tutti per il Friuli' del sindaco di Rivignano Anzil?
«Anzil sta facendo un suo percorso assolutamente rispettabile. Credo sia un interlocutore molto importante. Certamente il tipo di governo di una regione non è tutto».
Si riferisce alla divisione, auspicata da Anzil, del Fvg tra la Provincia del Friuli con Udine, Gorizia e Pordenone e la metropolitana di Trieste?
«Tecnicamente ci sono due scuole di pensiero. Questa di Anzil, che affascina e che viene da lontano. E quella di quanti pensano che 'scrostare' Trieste dal Friuli possa in qualche modo il facilitare il processo della macroregione».
E lei quale tesi sposa?
«Mah, mi occuperei dell’architettura della Regione in un secondo momento. Adesso la priorità è mettere vicino una proposta forte per il governo della Regione».
Il 'Patto per l’Autonomia' minaccia di scendere in campo nel caso l’Italicum non venga modificato. Non le sembra limitativo? Non pensate che l’autonomismo possa scendere in campo a prescindere?
«A prescindere, dice… Sì, potrebbe essere vero. In realtà questo è l’ultimo di una serie di crinali sul quali il Patto per l’Autonomia ha invitato il mondo autonomista a riflettere. Penso ai temi dell’energia, della scuola, dei territori, del lavoro, tanto per citarne alcuni. Il Patto per l’Autonomia si proponeva e si propone di fare dire e far fare qualche cosa di autonomista a chi governa o sta all’opposizione di questa regione».
E qual è stato fino a oggi il feedback?
«Dimostrazioni di grande affetto per la nostra specificità non si sono viste. Sì, la discriminante non è soltanto la legge elettorale. Tuttavia, se neppure sulle regole del gioco non si capisce che in Friuli ci sono entità che hanno bisogno di rappresentanza…, capisce che un problema si pone. Anche perché nessun parlamentare rispetto alla legge elettorale ha dimostrato interesse per la nostra specificità».
Si considera un cecottiano di ferro?
«Mi onoro di avere lavorato con una persona per la quale nutro una grande stima».
Cecotti condivide questa vostra battaglia?
«In questi giorni si trova in America e quindi non ha seguito queste ultime vicende».
Cecotti potrebbe essere il candidato ideale alla guida della regione di uno schieramento autonomista e trasversale?
«Anche questo bisognerebbe chiederlo a lui. Ricordo però che quando ha terminato il mandato di sindaco è tornato a fare il docente universitario».
Ma sulla vicenda referendaria si è speso, eccome.
«Si, abbiamo rivisto il Cecotti grintoso. Del resto, un minimo di passione non si dimentica».
Quanto varrebbe in percentuale di voti la sfida del 'Patto per l’Autonomia', ammesso e non concesso che riuscisse ad aggregare tutte le forze autonomiste?
«Bisogna capire prima quanto un programma autenticamente basato sulla specificità, sull’Innovazione, sull’attenzione ai territori possa essere in grado di catalizzare i tanti scontenti dei vecchi partiti. Inoltre, in Friuli ci sono tantissimi Comuni governati da liste civiche dove i partiti non farebbero la voce grossa».
Ma torniamo al punto di partenza, ovvero la frantumazione ne degli autonomisti…
«Probabilmente il nodo rimane quello».
E allora…?
«Dobbiamo capire prima di tutto che è arrivato il momento di seppellire l’ascia di guerra rimettersi in moto tutti assieme».
Ci sarete alle regionali a prescindere dall’Italicum?
«Come le dicevo, noi attendiamo una risposta dai partiti. Nel frattempo il 'Patto per l’Autonomia' si sta allargando. Dobbiamo parlare con tutti, dentro e fuori i partiti; dentro e fuori le liste civiche. La partita è difficile anche perché il Pd, partito di maggioranza in Regione, è legato a un doppio filo con il disegno centralista dei dem».(d.pe)