27 ottobre 2020
Aggiornato 13:31
La presa di posizione

Revelant (Ar): caserme dismesse e alloggi demaniali, lo Stato paghi il conto

“Fabbricati spesso fatiscenti, lavori di ristrutturazione onerosi. Non basta la concessione gratuita, serve un contributo per la messa in sicurezza”

UDINE - «Fabbricati fatiscenti, ruderi abbandonati, ammassi di lamiere e amianto. Così si presentano, nella maggior parte dei casi, le caserme dismesse che lo Stato vorrebbe affidare a Regione e Comuni. In Friuli Venezia Giulia, abbiamo 1.157 alloggi demaniali vuoti, cui si aggiungono le caserme deserte. Ridicolo definire questi presidi come occasioni per riqualificare il territorio. Sono, piuttosto, delle 'polpette avvelenate' che Roma finge di porgerci a titolo gratuito. In alcune circostanze, addirittura, lo Stato chiede anche il versamento di un pagamento per acquisire un bene inutilizzabile». Così Roberto Revelant, consigliere regionale di Autonomia Responsabile, a margine del confronto in IV commissione in Consiglio regionale. 

«Ho portato il tema all’attenzione della giunta regionale, e l’assessore Santoro ha condiviso la mia posizione, ammettendo che le caserme dismesse sono, spesso, a tutti gli effetti delle 'cragne' che vengono scaricate sulla Regione». Ancora Revelant: «In tutta Italia ci sono circa 3 mila e 300 alloggi demaniali vuoti. In Friuli Venezia Giulia, ne abbiamo circa un terzo. Al netto della posizione geopolitica del nostro territorio, è chiaro che, per la nostra Regione, si tratta di un’eredità pesante. Gli insediamenti militari hanno creato consistenti disagi in alcune zone, soprattutto in montagna: crollo del valore commerciale delle case confinanti, deterioramento del territorio, progressiva desertificazione di intere aree urbane».

«Lo Stato - conclude Revelant - non può lavarsi le mani, passando la patata bollente alla Regione: ci sono strutture pericolanti, che necessitano di robusti interventi di messa in sicurezza e bonifica. Chiedo alla giunta di fare un censimento puntuale, individuare le aree riqualificabili e quelle in cui è necessario procedere con una demolizione, e chiedere allo Stato un contributo per gli interventi necessari. Non è pensabile che i piccoli paesi, già alle prese con problemi contingenti, vengano penalizzati ulteriormente dalla presenza di carcasse in avanzata fase di decomposizione».