La confessione

Di Natale: "Fare gol a Napoli era come segnare a mio fratello, per questo era meglio evitare"

Ecco spiegato perché l'ex numero 10 bianconero è sceso poche volte in campo contro la sua squadra del cuore

Antonio Di Natale (© Diario di Udine)

UDINE - Se lo chiedevano in tanti, ce lo siamo chiesti anche noi lo scorso 2 aprile. A spiegare come stanno realmente le cose è stato il diretto interessato, Antonio Di Natale, intervistato da Radio Crc: «Fare gol a Napoli era come segnare a mio fratello, per questo era meglio evitare», ha detto l'ex numero 10 bianconero, che poi ha assicurato di non avere rimpianti per la scelta di chiudere la carriera a Udine. «Grazie all’Udinese ho disputato 2 Mondiali e un Europeo, ho giocato la Champions e non credo che potessi chiedere di più. Forse in un’altra squadra avrei potuto vincere di più, ma ho scelto Udine anche perché la mia famiglia stava bene».

Parole, quelle di Di Natale, che hanno creato più di un mugugno tra i tifosi dell'Udinese, delusi per una posizione che poco o nulla si sposa con ciò che un calciatore professionista dovrebbe fare. Dal 2007/08 Napoli e Udinese si sono incrociate al San Paolo 9 volte, con Di Natale in campo solo in 4 occasioni. Un caso? Dalle dichiarazione dell'ex bianconero, evidentemente, no. 

Nell'intervista, Di Natale ha fatto riferimento anche al suo futuro, magari in panchina, come successo al suo grande amico Vincenzo Montella: «L'anno prossimo chiederò a Sarri di poter vedere qualche allenamento, perchè mi piacerebbe lavorare con i giovani. Non è detto che un giocatore possa essere anche un buon allenatore, per cui devo capire se sono in grado di farlo».