27 luglio 2017
Aggiornato 00:30
L'occasiona sarà vicino/lontano

Arriva a Udine candidato al Nobel per la pace 2017: Solalinde

Da anni sfida i cartelli della droga e la polizia corrotta, denunciando ai mass media internazionali le violenze subite dagli ‘indocumentados’ e dalla popolazione locale del Messico, sarà protagonista a Udine il 13 e 14 maggio

Arriva a Udine candidato al Nobel per la pace 2017: Solalinde (© vicino/lontano)

UDINE - Per la prima volta – un’esclusiva mondiale di Editrice missionaria italiana – padre Solalinde, candidato al Nobel per la pace 2017, racconta tutta la sua storia nel libro ‘I narcos mi vogliono morto. Messico, un prete contro i trafficanti di uomini’. Solalinde sarà protagonista a Udine il 13 e 14 maggio in occasione dell’edizione 2017 del festival vicino/lontano – Premio Terzani. L’impegno sociale di padre Solalinde ha suscitato l’interesse dei media americani: il New York Times ha lodato il suo «coraggio per aver denunciato crimini orrendi contro i migranti e la complicità delle autorità messicane». Il Los Angeles Times l’ha definito «uno dei più importanti avvocati per i migranti», mentre per Usa Today è «un combattente prete cattolico che ha sfidato i cartelli della droga e la polizia corrotta per proteggere i migranti». Per questo motivo un giorno si è fatto anche arrestare e mettere in carcere in segno di solidarietà con gli immigrati «irregolari».

La storia di un uomo coraggioso
Un milione di dollari. È questa la cifra che i narcotrafficanti sono disposti a pagare pur di vedere ucciso Alejandro Solalinde, il più importante difensore dei diritti dei migranti in Messico, responsabile di un centro di accoglienza a Ixtepec, città nel sud del Paese, nel quale ogni anno transitano 20 mila migranti. Solalinde è un sacerdote cattolico che dal 2011 vive sotto scorta. Da anni sfida i cartelli della droga e la polizia corrotta, denunciando ai mass media internazionali le violenze subite dagli ‘indocumentados’ e dalla popolazione locale. Nelle ultime ore la minaccia si è rinnovata in occasione delle esequie della giornalista Miroslava Breach, assassinata una settimana fa in Messico, mentre sostava in macchina davanti casa. ‘È tardi per avere paura’, ha spiegato Padre Alejandro, accusando pubblicamente i narcos di codardia per aver ucciso una donna disarmata. Puntualmente la minaccia dei narcos si è nuovamente abbattuta su di lui: «Non ho paura di morire, perché la mia vita è nelle mani di Dio – ha commentato padre Solalinde – Non posso tacere ma continuerò a gridare ancora più forte, per far ascoltare il grido di quanti non hanno più voce».