22 luglio 2017
Aggiornato 12:30
Volontariato

«La Casa di Joy»: a Udine i bimbi meno fortunati possono esaudire i loro desideri

L'associazione nasce nel ricordo di Antonio Gabriele, l’idea è quella di regalare un sorriso e di realizzare i piccoli sogni dei bimbi meno fortunati. Perchè «essere malati non significa non desiderare, non amare, non sognare».

‘La Casa di Joy’: a Udine i bimbi meno fortunati possono esaudire i desideri (© La Casa di Joy)

UDINE - «Mamma, quando starò bene, mi piacerebbe che anche noi facessimo tante feste per gli altri bambini». Una richiesta semplice, quella di Antonio Gabriele. Un desiderio grande, però, il suo. Sapeva perfettamente, quell’angelo, l’importanza che le piccole cose hanno, soprattutto per i bimbi ‘speciali’ come lui. Quel suo sogno, espresso all’orecchio della mamma in occasione del suo ultimo compleanno, è diventato realtà e si chiama ‘La Casa di Joy’. La struttura, che si trova a Udine (in via Capriva 40/42), è nata proprio in ricordo di Antonio Gabriele, una scelta della famiglia per ricordarlo: «All’inizio questa idea è stata accantonata, per molto – spiega mamma Rita – la malattia è stata un’esperienza lunghissima e logorante e il lutto è stato difficile da superare. Ma poi, abbiamo deciso di esaudire il suo desiderio».

Socializzare è fondamentale
I momenti di socializzazione per un bimbo che ha un problema di salute sono rari e complicati. «Talvolta si riducono praticamente a zero», anche perché «i bambini malati non li invita nessuno, sono impegnativi». Ecco dunque che «dopo la sua scomparsa, in famiglia abbiamo deciso di creare un’associazione, ma di non sovrapporci ad altre, che ci sono e funzionano – ha precisato - e di cui noi stessi siamo stati beneficiari durante la malattia di mio figlio». ‘La Casa di Joy’ ha per così dire ‘aperto un segmento’ che non esisteva, «quello della socializzazione» come lo riassume Rita. «Al momento ci occupiamo di organizzare feste di compleanno per bambini con malattia oncologica o con svantaggio psicofisico. Facciamo tutto, dalla torta (ho imparato negli anni a lavorare anche la pasta di zucchero), agli addobbi e, quando c’è disponibilità nella cassa dell’associazione, compriamo anche un regalo. Ci adattiamo alle richieste, sempre però in quelle che rientrano nelle possibilità dell’associazione».

La festa di primavera
In alcune occasioni, poi, ‘La Casa di Joy’ organizza altri eventi, come quello di giovedì 6 aprile: «Abbiamo programmato una festa di primavera, dove sono stati invitati dei bambini che stanno bene dell’età più o meno dei piccoli che hanno dei problemi. Assieme a loro ci saranno 9 dei nostri volontari (in tutto 23) di 17 anni. A ognuno viene ‘assegnato’ un bambino speciale in modo che i piccoli possano giocare, ma in sicurezza, e passare un pomeriggio che altrimenti non sarebbe possibile (noi usiamo degli accorgimenti particolari, conoscendo la difficoltà, fra questi, a esempio, sterilizziamo le cose)». Un contesto dunque fatto di normalità ma con l’ausilio di alcuni accorgimenti fondamentali per consentire anche ai bimbi che non stanno bene di passare un pomeriggio spensierato. Un’occasione di svago non solo per i bambini, però, ma anche per i genitori che possono così «staccare un attimo», perché «l’isolamento cui anche loro sono sottoposti è logorante, se si pensa alle ore trascorse in ospedale senza poter parlare con nessuno».

I volontari
«La nostra fortuna – spiega Rita - è stata quella di avere da subito tanti volontari che stanno con noi, soprattutto i ragazzi giovani. Due di loro lo scorso 10 gennaio sono anche stati premiati al teatro Menossi come giovani volontari di pregio, e tutto in un solo anno di attività». E questo riempie il cuore di chi ha creduto nel progetto: «È emozionante, perché ci fa capire che stiamo toccando i tasti giusti, stiamo facendo qualcosa di cui c’era bisogno».

A teatro per beneficenza
Oltre alla festa di Primavera, ‘La Casa di Joy’ ha organizzato un altro evento, questa volta la location cambia: «Il 22 aprile saremo al teatro Menossi. Due papà si sono offerti di portare uno spettacolo di Giorgio Gaber. Lo fanno già nella vita, ma per l’occasione si presteranno per un’esibizione gratuita i cui ricavati saranno devoluti alle casse della ‘Casa’».

E per il futuro?
«Il nostro obiettivo per il futuro (quando ci saranno fondi sufficienti) è quello di poter offrire non solo delle feste, ma dei piccoli viaggi, delle trasferte giornaliere (ovviamente nel momento in cui i bambini possono affrontarli). Quando arriva una malattia – confida Rita - le spese si moltiplicano. L'economica della famiglia viene fortemente intaccata. Per questo non ci si preoccupa del fatto che la 'parte felice’ , della spensieratezza, viene meno. Spesso si pensa a rimandare quando il piccolo starà meglio, ma non sempre questo succede». Ora però, ci pensa 'La ‘Casa di Joy’.

Per informazioni e donazioni: www.associazionelacasadijoy.it