La conferenza stampa

Niente Family Day, ma gli organizzatori assicurano: "In autunno saremo in piazza"

Diverse le ragioni di questo spostamento, come hanno spiegato Stefano Salmè di Fiamma Nazionale, Gianfranco Amato, tra i promotori del movimento ‘anti-gender’ ed Ernesto Pezzetta, segretario de La Destra. "Verso di noi si è creato un clima ostile"

Niente Family Day, ma gli organizzatori assicurano: "In autunno saremo in piazza" (© Diario di Udine)

UDINE – Cala il sipario sul ‘Family Day’. Almeno per ora. Gli organizzatori hanno deciso di desistere, rimandando l’appuntamento a data da destinarsi, dopo l’estate. Diverse le ragioni di questo spostamento, come hanno spiegato Stefano Salmè di Fiamma Nazionale, Gianfranco Amato, tra i promotori del movimento ‘anti-gender’ ed Ernesto Pezzetta, segretario de La Destra. Innanzitutto l’ok tardivo alla manifestazione, inizialmente programmata per sabato 10 giugno (in concomitanza con l’Fvg Pride) da parte della Questura di Udine, poi le minacce ricevute per quella che, secondo gli organizzatori, doveva essere «una festa a favore della famiglia naturale, non contro qualcuno».
«La nostra manifestazione è stata boicottata, è evidente – ha chiarito Salmè – la sinistra al potere in città da un ventennio ha fatto delle pressioni. Purtroppo viviamo nell'era del ‘politicamente corretto’: chi la pensa diversamente viene deriso, insultato, o peggio, minacciato. Volevamo fare una festa della famiglia, ma in questo clima lo spirito originario si è perso. Quindi, per senso di responsabilità, abbiamo rinunciato alla presenza sia in piazza Venerio (luogo indicatoci dalla Questura) sia al flash-mob in piazza San Giacomo. Ne riparleremo in autunno, spero con la presenza di Povia».

Amato si è detto preoccupato dalla «deriva totalitaria del pensiero unico», rimarcando come la festa delle famiglie «altro non era che un evento pensato per celebrare ciò che sancisce l’articolo 29 della nostra Costituzione». Amato ha voluto smentire il luogo comune che indica l’Italia come un Paese omofobo: «L’omosessualità, da noi, non è più un reato dalla fine del 1800. Lo stesso non è avvenuto in Gran Bretagna, dove si è dovuti arrivare alla fine degli anni ’60 per questo affrancamento». Pezzetta, infine, si è scagliato contro Università e Comune di Udine per aver concesso il patrocinio all’Fvg Pride: «Non è questa l’Università per cui noi dell’Msi abbiamo lottato e combattuto. Un’istituzione pubblica non dovrebbe schierarsi, ma avere rispetto per la posizione di tutti».
Critiche sono arrivate anche alla possibile istituzione del reato di omofobia («e’ a rischio la libertà di espressione») e all’organizzazione dell’Fvg Pride («sabato il centro della città si bloccherà per il corteo, con gradi disagi per i cittadini»).