L'analisi

La discesa inarrestabile del Partito Democratico in Fvg

Dopo Trieste, Pordenone, Monfacone, domenica scorsa si è visto sfilare la guida dei Comuni di Aviano, Fontanafredda, Cormons e Duino Aurisina. Eppure, in casa dei democratici, nessuno parla apertamente di sconfitta

La discesa inarrestabile del Partito Democratico in Fvg (© Diario di Trieste)

FVG - Di sconfitta in sconfitta: continua il trend negativo del Pd alle amministrative. Dopo Trieste, Pordenone, Monfacone, domenica scorsa si è visto sfilare la guida dei Comuni di Aviano, Fontanafredda, Cormons e Duino Aurisina. E non sono neppure ascrivibili ai dem le vittorie di Maniago, Lignano, Casarsa, Azzano e Cervignano dove, invece, il successo è prioritariamente del civismo. E ha perfettamente ragione Giuseppe Ragogna nella sua analisi odierna a non attribuire al centrosinistra il successo di quello che ha definito la 'marmellata centrista' di Giorgio Baiutti, messa in opera a Tricesimo. Infine, a meno di miracoli che in politica avvengono raramente, anche Gorizia resterà nelle mani del centrodestra. Insomma, per il Pd mala tempora currunt. Né all’orizzonte si vedono segnali di cambiamento.

L'attendismo di Serracchiani e il coraggio di Bolzonello
Eppure, in casa dei democratici, nessuno parla apertamente di sconfitta. Nessuno invoca la necessità di una inclemente analisi di quanto sta accadendo da mesi. Nessuno invoca un cambio di rotta del partito. E, soprattutto, nessuno – perlomeno in via ufficiale – mette in discussione l’atteggiamento attendista della presidente della Regione, Debora Serracchiani, che non si decide di decidere, che procrastina inopportunamente la scelta sul suo futuro politico, che frena sulla necessità di una svolta coraggiosa di un partito che sente sul collo il fiato di un centrodestra in costante ascesa. Che, detta con le parole di un esponente di spicco del Pd friulano ('io non lo posso dire, ma lei lo può scrivere…'), tiene in 'ostaggio' il partito, dilazionando sine die, ad esempio, le scelte sulle candidature alla Regione e al Comune di Udine.
Il vice presidente della giunta regionale, Sergio Bolzonello, ha avuto il coraggio politico di dirsi pronto a correre. Apriti cielo!, il partito lo ha immediatamente accusato di lesa maestà, di non avere atteso un confronto interno, di avere accelerato i tempi, di essere stato politicamente poco corretto. Peccato che allo stato attuale le alternative siano soltanto l’attendismo esasperato di Serracchiani e un partito ancorato da mesi nel porto delle nebbie. La stessa governatrice in uno dei rari spunti autocritici aveva sollecitato i dem a tornare sul territorio. A ricominciare a parlare con iscritti o semplici cittadini. A fare quello che un partito popolare e riformista dovrebbe fare. Bolzonello lo ha fatto, spendendosi per Fanotto a Lignano. E gli altri leader? Impegno non pervenuto.

Trieste o Roma?
Evidentemente i tanti campanelli di allarme non sono ancora serviti a risvegliare dal torpore il Pd del Fvg che pare gigioneggiare con il masochismo politico, che nella fattispecie ha il beffardo sapore del cupio dissolvi, piuttosto che puntare sulla necessità di una ripartenza tanto grintosa quanto strategica per affrontare a viso aperto la sfida delle regionali. A meno che il Pd attenda che il suo leader maximo decida se puntare alle grandi intese o ammiccare ai transfughi della sinistra, alle civiche e a Pisapia. Nel caso si realizzasse la prima ipotesi, i riverberi in chiave regionale sarebbero importanti anche per il centrodestra e la candidatura dell’azzurro Riccardo Riccardi, potrebbe venire boicottata da un Salvini reso furioso da un patto del Nazareno in chiave proporzionale. Ipotesi, certamente. Ma il dato di fatto è che il centrodestra due candidati li ha già ufficializzati. A meno di sorprese dell’ultima ora e della necessità di individuare un candidato di mediazone, in pole position ci sono gi Riccardi e Fedriga. Sull’altro versante, l’intero schieramento di centrosinistra, a partire proprio dal Pd, attende con ansia e con una dose di rassegnata sopportazione, che Serracchiani rompa finalmente gli indugi. E decida tra Trieste o Roma. Non per il bene suo, ma del partito che guida e comanda da anni in Fvg.