Su proposta dell'assessore Nonino

La toponomastica cittadina commemora i caduti di Arsia

L'area verde di via monsignor Aldo Moretti sarà dedicata ai "Caduti di Arsia", nel ricordo dei 185 minatori italiani che il 28 febbraio 1940 perirono nell'immane tragedia

La toponomastica cittadina commemora i caduti di Arsia (© Comune Udine)

UDINE - La toponomastica cittadina ricorda con una nuova intitolazione le vittime del più grande disastro minerario d'Italia. Nella seduta di ieri, 15 giugno, la giunta comunale, su proposta dell'assessore ai Servizi Demografici, Antonella Nonino, e del presidente della commissione Toponomastica del Comune, Franco Della Rossa, ha deciso di intitolare l'area verde di via mons. Aldo Moretti (laterale di via Melegnano) ai "Caduti di Arsia", nel ricordo dei 185 minatori italiani che il 28 febbraio 1940 perirono nell'immane tragedia avvenuta nel bacino estrattivo di carbone dell'Istria allora italiana.

«Con questa nuova intitolazione – spiega Della Rossa – rispondiamo a una precisa richiesta della Federazione Maestri del Lavoro d'Italia, che anche attraverso la sua sezione provinciale ha chiesto ufficialmente di onorare le vittime di questo terribile disastro, proprio come avevamo fatto nel 2014 con i caduti di Marcinelle, alla cui memoria è stata dedicata l’area verde situata all’incrocio tra largo Carlo Goldoni, viale Trieste e via Giuseppe Parini».

La tragedia di Arsia (oggi Raša in croato) provocò la morte di 185 minatori italiani, che si immolarono nelle gallerie della miniera. Lo scoppio della guerra, il blocco delle carboniere germaniche dirette all'Italia, il bisogno di intensificare la produzione e il lavoro svolto senza le misure di precauzione prescritte furono tra le cause del disastro. Fa specie notare come Arsia e Marcinelle fossero in qualche modo collegate, dal momento che, una volta perso il carbone istriano a causa della spartizione post-bellica dei territori istriani, i minatori italiani che sopravvissero furono costretti a prendere la via del Belgio, dove, l'8 agosto 1956, morirono 262 persone, sette delle quali erano friulane.