Si parte con la prova di Italiano

Le emozioni della notte prima degli esami raccontate da Chiara

"È la fine di un’epoca per noi, proiettati verso un mondo che non conosciamo bene, proprio come da primini impacciati cercavamo un’identità. Mi sento felice per il percorso quinquennale che ho fatto, pieno di stupidaggini, emozioni e cambiamenti, che non ritorneranno più"

Le emozioni della notte prima degli esami raccontate da Chiara (© ANSA)

FVG - "Tutto inizia con una serata degna della versione più stereotipata possibile: divano, patatine e 'Notte prima degli esami' di Fausto Brizzi. Durante l’anno scolastico ero fermamente convinta che tutti i cliché presenti nei racconti degli ex-maturandi non avrebbero assolutamente caratterizzato il mio percorso; invece eccomi qui, con le stesse paure, sensazioni ed esperienze di tutti gli altri. Per molti mesi ho desiderato ardentemente di finire questo tour de force scandito da crolli emotivi ingiustificati, tre verifiche al giorno nel periodo precedente agli scrutini oppure scontri in classe degni dei migliori dibattiti di Forum. Eppure l’ultimo giorno di scuola sulle scalinate del mio Liceo mi è scesa una lacrima, abilmente mascherata dagli occhiali da sole, mentre cantando Venditti si è intonato 'Sarà che non ti vedo da una settimana'. Non è la frase più incisiva del pezzo, quella che di solito infiamma gli animi degli studenti, ma mi ha fatto riflettere su tutto il nostro percorso. Un cammino impervio, condiviso e non che ha reso la mia classe una vera e propria famiglia alla pari dei Vianello: tra litigate, risate e sfuriate, ci conosciamo meglio di molti altri amici che abbiamo al di fuori delle mura scolastiche, anche se non ci definirei la classe affiatata per eccellenza.

È la fine di un’epoca per noi...
Ci siamo incontrati in prima superiore, qualcuno già alle medie o addirittura elementari, e guardandoci forse non ci rendiamo conto del salto che abbiamo compiuto. Quando abbiamo varcato il corridoio del Liceo per la prima volta eravamo intimoriti, spaesati e senza alcuna certezza sulla quale ancorarci. L’esame di Stato era l’ultima delle nostre preoccupazioni, visto che i problemi principali erano provare a simpatizzare con i più grandi, cercare di non farsi rimandare in Fisica e scegliere un vestito perfetto per la festa d’Istituto. L’unico elemento che è rimasto invariato è Fisica come tallone d’Achille e la nostra estenuante lotta per la sufficienza. Oggi, 2017, abbiamo diciott’anni o più e ci premuriamo di prendere la patente, studiare per passare il test d’ingresso dell’Università oppure trovare lavoro o casa. Nei prossimi anni non ci chiederemo più 'dov’è Chiara?' visto che a lezione non la vediamo da una settimana, perché non vivremo più insieme quasi tutti i giorni, anzi ci rivedremo raramente o forse mai. È la fine di un’epoca per noi, proiettati verso un mondo che non conosciamo bene, proprio come da 'primini' impacciati cercavamo un’identità.

Mi sento felice per il percorso quinquennale che ho fatto
Ora chi più chi meno sa cosa vuole essere ed è pronto a cominciare questa nuova avventura; del resto le superiori sono il nostro trampolino di lancio: una simulazione della vita reale che ti prepara a tutto ciò che può accadere. Mercoledì si darà il via alle danze con la prima prova, il tema, sulla quale punto molto visto che 'la matematica non sarà mai il mio mestiere', questo Venditti ci vedeva proprio lungo. I professori ci hanno canzonato tutto l’anno sull’abbigliamento, i modi di comportarsi e il materiale da presentare all’Esame di Stato; la mia professoressa di Italiano ci ha addirittura stampato un vademecum con tutto ciò che dobbiamo portare o fare, compreso il non bere troppa acqua visto che durante le prime tre ore dovremo rimanere ancorati al banco senza via di fuga. Probabilmente martedì sera, in giro per l’Italia, molti genitori avranno assistito a crisi nervose, pianti e ultime studiate matte e disperatissime, ma stranamente io ero serena.  Mi sento felice per il percorso quinquennale che ho fatto, pieno di stupidaggini, emozioni e cambiamenti, che non ritorneranno più. A tutti i ragazzi di prima che pensano che ogni cosa resterà sempre uguale: non è assolutamente così.

Qual è la mia maturità?
Le amicizie, gli amori e le apparenti certezze cambiano in continuazione; chi evitavi come la peste può diventare la persona più importante della tua vita e il fedele braccio destro può trasformarsi in men che non si dica nel tuo aguzzino. È quasi impossibile prevedere l’epilogo di una trasformazione personale, perché sembra ineluttabile come il tempo ed è difficile controllarla, ma quel che ho imparato in questi anni, sperando sia sensato, è di non lasciarsi intimorire o sovrastare. Cavalcare l’onda del cambiamento non è facile, io stessa non so ancora bene come si faccia, ma è uno degli elementi che contraddistinguono questa amata e odiata prova finale. Tutti gli studenti si sono chiesti almeno una volta, durante il periodo che va da settembre a giugno, che cosa si intenda effettivamente parlando di maturità.
L’etica contemporanea offre delle linee guida per comprendere cosa significhi realmente essere maturi, ma ognuno gode di una personale reinterpretazione: qualcuno pensa sia non piangere più dopo un brutto voto, altri che sia il riuscire a tener testa ad un professore, altri ancora a parlare in pubblico senza balbettare. Tutti questi sono simboli di crescita personale che segneranno per sempre le nostre vite, perché questi traguardi li ricorderemo per sempre.  Questa notte prima degli esami quindi non termina con una frase a effetto o una massima filosofica, ma con una domanda: qual è la mia maturità?