Progetto contro la violenza sulle donne

Zero tolerance: il progetto prosegue fino al 2019

Uscita dalla violenza: 124 donne aiutate nel percorso. Si sono rivolte allo sportello principalmente le italiane (66,1%) e residenti nel Comune di Udine (46,8%). Per quanto riguarda le donne straniere, la provenienza è principalmente dall’Europa dell’Est (40,5%)

Zero tolerance: il progetto prosegue fino al 2019 (© AdobeStock | milanmarkovic78)

UDINE - Sono italiane, residenti a Udine, di età inferiore ai 50 anni, con titolo di studio ma lavori precari o disoccupate, spesso con storie di maltrattamenti alle spalle, e subiscono violenza tra le mura di casa, nella maggior parte di casi psicologiche o fisiche, da parte di mariti e fidanzati. È questo l'identikit delle donne che si sono rivolte, nel corso dell'anno 2016, al servizio ‘Zero Tolerance’ del Comune di Udine, nato nel 1998 su finanziamento delle legge regionale 23/90 su volontà dei Servizi Città Sane, Sociali comunali e Pari Opportunità e del quale cui è stata appena decisa la proroga fino al 2019. Dalla sua istituzione sono state consolidate diverse collaborazioni con il Consultorio familiare nelle aree della mediazione e della prevenzione-formazione, con ottimi risultati, tanto che il protocollo è stato rinnovato e si appresta a esserlo nuovamente per il biennio 2017-19. «Il rinnovo della Convenzione tra i Servizi Sociali del Comune di Udine, il Distretto Sanitario, e il Consultorio Materno Infantile Asuiud  mira a rafforzare la Rete che consente la presa in carico delle persone vittime di violenza di genere e la loro messa in protezione – spiega l'assessore alla Salute e all'Equità Sociale Simona Liguori - . Ringrazio il Direttore del Distretto Luigi Canciani e il Responsabile del Consultorio Roberto Calvani per le energie lavorative investite in queste forme di tutela della Cittadinanza e la Cooperativa Sociale Aracon che lavora fianco a fianco con i Servizi Sociali».

Un fenomeno che persiste
I dati del 2016 dimostrano che il fenomeno della violenza sulle donne, lungi dall'essere sporadico, è invece sempre più comune e ‘interno’ alla struttura familiare. Secondo i dati del servizio relativo all'anno 2016, sono stati 192 i contatti telefonici da parte di donne che chiedevano informazioni o consulenza. 124 sono invece le donne che hanno intrapreso un percorso di uscita dalla situazione di violenza con colloqui nella sede del Servizio, di cui 35 in continuità dall’anno precedente o che avevano avuto già un accesso. Rispetto al servizio di pronta reperibilità, dall’inizio dell’anno sono state registrate 9 chiamate dalle Forze dell’Ordine per possibili inserimenti in protezione urgente, 3 delle quali hanno avuto come esito l’accoglienza delle donne con i relativi figli (per un totale di 6 bambini), in un caso anche con l’ospitalità della mamma della signora. Negli altri casi non si è potuto procedere per mancanza di posti letto negli appartamenti a disposizione o per residenza delle signore fuori Comune, ma le operatrici hanno fornito contatti di altre strutture presenti sul territorio. Per quanto riguarda l’area delle accoglienze, in generale dall’inizio dell’anno gli inserimenti negli alloggi a protezione sociale dedicati al Servizio sono state a favore di 10 donne e 16 bambini.

Tipologia
Le donne che si sono rivolte allo sportello sono principalmente italiane (66,1%) e residenti nel Comune di Udine (46,8%). Per quanto riguarda le donne straniere, la provenienza è principalmente dall’Europa dell’Est (40,5%).  Sono, in genere, donne di età compresa nella fascia 30/39 anni o 40/49 anni (entrambe al 31,5%), nel 49,2% dei casi coniugate e per l'82,3% con figli (di cui il 72,8% minorenni). Rispetto al titolo di studio, si tratta di donne in possesso del diploma di scuola secondaria di secondo grado (47,6%), nel 16,1% dei casi anche della laurea. Le utenti nel 45,2% dei casi sono in stato di disoccupazione, mentre le lavoratrici sono donne con scarsa autosufficienza economica (58,1%) e che dipendono principalmente dal marito o convivente (58,3%).

Le richieste
La richiesta formulata al primo accesso al servizio è principalmente di informazioni o ascolto (41,9%). Nella maggior parte dei casi l’accesso è avvenuto tramite invio da altro ente o servizio (nel 65% dei casi, principalmente da Servizio Sociale e a seguire Forze dell’Ordine e Consultorio). Le utenti che invece si sono rivolte allo sportello per iniziativa personale lo hanno fatto principalmente grazie al passaparola di donne che avevano già conosciuto il servizio.

Autore della violenza
Nella maggioranza dei casi è il marito (48,4%), o ex coniuge/fidanzato (20,2%), o convivente (12,9%) / fidanzato (4,8%). È di nazionalità italiana (69,4%), con un’età compresa nella fascia 40/49 anni (33,9%), prevalentemente in possesso del diploma di scuola secondaria di primo e secondo grado (nel 10,5% dei casi anche con laurea), con lavoro stabile (61,3%) che lo rende autosufficiente dal punto di vista economico (71%). Nella maggioranza dei casi non sono certificate patologie psicofisiche rilevanti o disturbi mentali (accertati con diagnosi solo nel 5,6% dei casi). A fronte di questo dato si rileva però nel 21,8% dei casi abuso di alcol e nel 6,5% da sostanze stupefacenti. In generale, chi è violento viene descritto con una condizione psicosociale adeguata (69,4%) ma si evidenziano la presenza di precedenti penali nel 21% dei casi e pregresse azioni di maltrattamento nel 41,2 per cento. 

Tipologia dei maltrattamenti
I tipi di violenza riferiti dalle donne sono spesso più d'uno, il più delle volte perpetrati all’interno delle mura domestiche (49,2%) ma anche in presenza di figli o altri famigliari (83,9%). Nello specifico, si fa riferimento a violenze psicologiche (nel 35,8% dei casi), fisiche (nel 28,7%), economiche (21,9%) e sessuali (11,7%). I casi di stalking registrati sono solo l’1,9 per cento. La durata della situazione di violenza è prevalentemente superiore ai 10 anni (31,5%). Emerge come il primo episodio di violenza, nella maggior parte dei casi si collochi o dopo un momento particolare all’interno della vita di coppia che ne rompe l’equilibrio (27,4%), come per esempio una richiesta di autonomia e indipendenza della donna, o addirittura già all’inizio della relazione o da appena sposati o conviventi (parimenti al 25% dei casi). Nel corso dell’anno sono solo 15 le donne che hanno sporto denuncia per i maltrattamenti subiti, pari al 12,1% dei casi.  Per quanto riguarda il nucleo, i dati evidenziano che nel 64,7% dei casi i figli assistono alle violenze sulla madre, mentre il 15,7% le subisce in maniera diretta (nel 95,1% dei casi l’autore è loro padre, il rimanente 4,9% è il fidanzato o convivente della madre). Rispetto a questo dato, dall’inizio dell’anno sono 9 le denunce sporte per i maltrattamenti sui minori. Nel 22,6% dei casi le donne che si sono rivolte al Servizio per un percorso di sostegno hanno dichiarato di aver già subito durante la propria infanzia una qualche forma di maltrattamento (sia diretto sia assistito), a opera delle principali figure di riferimento. Relativamente agli uomini indicati come i propri maltrattatori, anche questi ultimi, a loro volta, avevano subito in infanzia violenze dirette e indirette (nel 46,7% dei casi).

Prevenzione
Oltre all'analisi del fenomeno e all'assistenza, fondamentale è la prevenzione. In questo campo molte sono state le iniziative intraprese, tra le quali si segnalano il percorso ‘Alla scoperta della differenza’ nell’Istituto Statale di istruzione Superiore Percoto, che ha coinvolto circa 70 studenti, l’evento ‘La Polizia di Stato con le Donne’ organizzato dalla Questura di Udine all’Istituto Tecnico Zanon con circa 390 studenti, nonché incontri e serate informative. Sempre rispetto alle attività del Servizio, hanno avuto continuità i due gruppi di auto-aiuto, ‘A casa con te’ dedicato alle donne accolte nelle case rifugio (con la presenza in media di circa 7 donne), e ‘Per il cambiamento’ presso la Casa delle Donne e costituito dalle utenti del Servizio (che ha contato 8 partecipanti).