La storia

«Mio figlio ucciso dall'uranio impoverito». In causa con lo Stato in cerca della verità

Nadia Pecoraro racconta la sua battaglia quotidiana a 10 anni dalla morte del suo amato Emanuele, parà della Folgore. Sabato la comunità di Tarvisio intitolerà alla memoria di «Pek» una piazzetta.

Emanuele Pecoraro (© Diario Udine)

UDINE – «Non voglio risarcimenti, voglio solo la verità. I politici sanno e sapevano, ma continuano a negare. Io comunque non mi fermo». A parlare così è Nadia Pecoraro, la madre di Emanuele, 'Pek', parà della Folgore morto nel 2007 a causa di una malattia fulminante. «E’ stato ucciso dall’uranio impoverito», aggiunge la donna, che dimostra grinta e determinazione, ma allo stesso tempo un’immensa dolcezza nel ricordare il suo amato figlio, morto a soli 31 anni. «Siamo in causa con lo Stato italiano da quanto Emanuele è morto, nel luglio 2007. In questa battaglia siamo supportati da Domenico Leggiero e dall’avvocato Angelo Fiore Tartaglia. Ciò che voglio è che lo Stato ammetta di aver ucciso Emanuele e gli altri 349 ragazzi morti senza averli adeguatamente informati sulla presenza dell’uranio impoverito»

TARVISIANO DOC - Emanuele Pecoraro, tarvisiano doc, classe 1976, con la Folgore aveva partecipato alle missioni di pace in Kosovo (due volte), in Iraq (anche qui due volte) e in Afghanistan. Poi, nei primi mesi del 2007 l’insorgere dei primi sintomi e, nel luglio dello stesso anno, la morte a causa di un carcinoma osseo con metastasi. «Dalle analisi che abbiamo fatto fare a spese nostra a Modena – prosegue nel suo racconto la signora Nadia – è risultato che il corpo di Emanuele era invaso da metalli pesanti. Mio figlio per più di un mese ha dormito a Pec, nella fabbrica della Zastava, una vecchia armeria, faceva la guardia al monastero». Proprio qui, secondo Nadia Pecoraro, c’è stato il contatto tra Emanuele e l’uranio impoverito, nel 1999. Nonostante le più alte cariche dello Stato continuino a negare: «A partire dall’allora ministro della Difesa e attuale Capo dello Stato Sergio Mattarella», precisa con rabbia mamma Nadia, ricordando la differenza di equipaggiamento (e di protezione) tra i soldati americani e quelli italiani.

QUALCOSA SI MUOVE - La battaglia di mamma Laura e di molte altre famiglie prosegue, nei confronti di quello Stato per cui Emanuele e molti altri ragazzi credevano a tal punto da mettere a repentaglio la loro vita in un Paese straniero. Uno Stato che, sul tema dell’uranio impoverito, gli ha voltato le spalle. Almeno fino a oggi. «Qualcosa si sta muovendo e sta cambiando – confessa Laura Pecoraro – alcune cause sono state vinte dalle famiglie e anche i grandi media si stanno occupando della questione. Noi continueremo a lottare per Emanuele e per tutti i ragazzi come lui».
Nel frattempo la famiglia di Emanuele sta trovando conforto nell’affetto dei commilitoni della Folgore e degli amici d’infanzia a Tarvisio. Proprio qui,  sabato, ci sarà la cerimonia per intitolare la piazzetta che sorge accanto alla pista ciclabile a Emanuele Pecoraro. Un’iniziativa promossa da Asd Pallacanestro Pek Tarvisio e Comune di Tarvisio. «Emanuele ha lasciato un segno profondo in chi l’ha conosciuto e questo mi fa un enorme piacere – conclude mamma Nadia –. Ringrazio tutti per quello che stanno facendo, ormai da dieci anni, per ricordare mio figlio».