24 luglio 2017
Aggiornato 22:30
A Udien

L’Istituto di Genomica Applicata (Iga) compie 10 anni

​​​​​​​L’Istituto si autofinanzia attraverso i bandi di ricerca fin dalla sua nascita. In questo decennio si è guadagnato riconoscimenti a livello internazionale come centro d’eccellenza europeo

L’Istituto di Genomica Applicata (Iga) compie 10 anni (© Iga)

UDINE - L’Istituto di Genomica Applicata (Iga), che ha sede nel Parco Teconologico Luigi Danieli, ha da poco compiuto i primi 10 anni di attività e in questo decennio si è guadagnato riconoscimenti a livello internazionale come centro d’eccellenza europeo. Attualmente l’Iga può contare su gruppo di 30 ricercatori altamente qualificati che lavorano a stretto contatto con i quattro soci fondatori e alcuni di loro sono addiritura rientrati dall’estero per proseguire la collaborazione con l’Istituto che è in grado di richiamare i cervelli in Friuli, in controtendenza rispetto al fenomeno della fuga di talenti dall’Italia.  Pochi giorni fa due giovani ricercatori dell’Università di Udine, Alice Fornasiero e  Gabriele Magris che operano presso l’Iga, hanno ricevuto il premio del concorso Collio 2017 per attività di ricerca che hanno portato un valido contributo scientifico nei settori della viticoltura, dell’enologia e della valorizzazione del territorio.

I progetti
In 10 anni l’attività di ricerca si è tradotta in 41 pubblicazioni, anche su riviste di grande prestigio. I principali progetti riguardano il sequenziamento e la ricostruzione del genoma di specie vegetali, lo studio della diversità genetica e dei meccanismi che generano variazioni strutturali, genetiche ed epigenetiche da poter utilizzare in agricoltura. Studi di sequenziamento e analisi del genoma sono stati applicati a specie di primario interesse per il settore agroalimentare italiano come, vite, olivo, agrumi, pesco, frumento e ad altre specie come caffè, orzo, pioppo da biomassa, conifere. Forte di questa ricerca di base, l’Istituto ha sviluppato attività di analisi sulla diversità genetica di ciascuna coltura per migliorare le varietà coltivate; il progetto bandiera è stato proprio il sequenziamento del genoma della vite, finanziato dai Ministeri dell’Agricoltura Italiano e Francese che ha portato alla creazione di nuove varietà di vite resistenti a peronospora e oidio per la produzioni di vini con minor residui di fitofarmaci. Accanto ai progetti di seguenziamento e analisi del dna, l’Iga si pone all’avanguardia nell’epigenetica, una disciplina che studia i processi fisiologici e ambientali che incidono sul genoma e alterano in modo permanente l’espressione dei geni, senza modificare la sequenza del dna. Accanto alla ricerca, l’Iga si dedica alla divulgazione scientifica che attualmente vede l’Istituto impegnato nel progetto «Coltivare il Futuro, Cibo e scienza verso le nuove prospettive», finanziato dalla Regione che si inserisce nella promozione della cultura tecnico-scientifica, in particolare le biotecnologie e il settore agroalimentare che coinvolge oltre 500 studenti della regione

L'eccellenza che si autofinanzia
Fondata nel  2006, l’Iga ha partecipato a 19 progetti di ricerca, raccogliendo finanziamenti per un valore di oltre 7,5 milioni di euro da numerosi enti tra cui la Regione Fvg, il Mipaaf, il Miur, la Commissione Europea e le Fondazioni bancarie per la ricerca scientifica in campo agroalimentare (Ager).
L’Istituto, infatti si autofinanzia attraverso i bandi di ricerca fin dalla sua nascita e i costi per la ricerca, si sa, sono elevati. Basti pensare che un sequenziatore costa un milione di euro e ha un tasso di obsolescenza di circa tre anni. Attualmente l’Iga è dotato di 2 sequenziatori, di un robot per la preparazione  dei campioni e altre strumentazioni per un valore complessivo di 3 milioni di euro. Sono alte anche le spese di manutenzione, fino a 65 mila euro all’anno per alcuni strumenti e per le attrezzature informatiche che costano 400 mila euro. Se le cifre sembrano esorbitanti, si consideri che ogni anno nei laboratori dell’Iga vengono processati migliaia di campioni, più precisamente 20 tera basi di dna/rna decodificate che in pratica corrispondono al numero di caratteri contenuti in 49.000.000 di copie della Divina Commedia. Eppure non esistono fondi di funzionamento, si vive con i progetti di ricerca. A partire dal 2019 sarà una grossa incognita, si sta lavorando su nuovi progetti e si vorrebbe acquistare nuove attrezzature, indispensabili per rimanere al passo in questo settore.