18 ottobre 2019
Aggiornato 06:30
La sanzione è pari a quasi 4 mila euro

Rifare l’impianto campanario o andare dall'avvocato? Il caso della campane di Majano continua

Il parroco non ha dubbi. Prima spiega che «le campane suonano e non fanno rumore» e che se lui paga «quella multa la stessa sanzione potrebbe essere estesa a tutte le parrocchie visto che il suono di tutte le campane d’Italia, comprese quello prodotto dai dischi, supera i decibel previsti dalla norma»
Don Emmanule
Don Emmanule Diario di Udine

MAJANO - Si complica la vicenda di Majano il cui parroco, Emmanuel Runditse, è stato multato dalla polizia municipale (2 mila euro di sanzione più 1.283 di spese di procedimento per il costo delle prestazioni fornite dall’Arpa) per il disturbo arrecato dal suono delle campane. Il verbale era scattato in seguito alla raccolta di firme (84) di alcuni cittadini residenti nelle vicinanze del campanile ‘galeotto’. Si complica perché il ‘caso’ potrebbe coinvolgere moltissime altre parrocchie.

Il parroco non ha dubbi. Prima spiega che «le campane suonano e non fanno rumore» e che se lui paga «quella multa la stessa sanzione potrebbe essere estesa a tutte le parrocchie visto che il suono di tutte le campane d’Italia, comprese quello prodotto dai dischi, supera i decibel previsti dalla norma». Poi aggiunge una digressione più squisitamente religiosa e sottolinea come «le campane rappresentano un segnale comunitario, un’identità religiosa e culturale che fanno parte della nostra storia e della nostra ricchezza interiore». Infine, si affida a una considerazione amara e argomenta che «spiace constatare che siamo noi  cristiani, e non gente venuta da fuori, che distruggiamo la nostra identità religiosa, i nostri simboli, la nostra cultura, la nostra storia».

Scuote la testa, don Emmanuel. Rifiata un attimo. Poi sorride. Son giorni di fuoco, questi. Il telefono squilla in continuazione. Certo, incassa la solidarietà di parroci, parrocchiani, del vescovo, de La Vita Cattolica, ma non basta a rasserenargli l’animo. Lui, giovane sacerdote, scampato dentro la chiesa di Muramba, in Burundi, che quel 4 settembre 1994 ospitava circa tremila fedeli di cui 600 in attesa del battesimo, alla carneficina di uno squadrone militare della morte che aveva falciato 122 cristiani e che i giorni successivi lui stesso aveva sepolto, ora si trova a dover fare i conti con una vicenda che francamente gli sembra il nulla di fronte ai problemi veri, drammatici, impellenti.

Ma tantè! La storia delle campane di Majano ricorda un po’ quella dei turisti lignanesi fuggiti dalla località balneare perché – udite udite – non ne potevano più del frinire delle cicale. «Le campane suonano – ripete - e non fanno rumore. Quando il venerdì santo giocoforza stanno ‘zitte’ sembra quasi un non giorno». Considerazioni che si mischiano alla necessità di sbrogliare la matassa. «Il punto grave non è tanto la multa – insiste don Emmanuel, sacerdote che parla ben cinque lingue: francese, tedesco, inglese, italiano e friulano - quanto piuttosto il fatto che mi è stato intimato di presentare entro 60 giorni dalla data di ricevimento del provvedimento, un Piano di risanamento. Capisce? E’ per questo che se anche l’amministrazione comunale dovesse decidere di ridimensionare l’entità della sanzione pecuniaria di fatto non cambierebbe nulla, perché io resterei colpevole e dovrei provvedere a rifare l’impianto campanario».

Così, vista la situazione che abbiamo già avuto modo di definire kafkiana, molti parrocchiani stanno pensando a una contromossa rispetto agli 84 firmatari della denuncia: una raccolta di firme in grande stile. L’amministrazione comunale continua a trincerarsi dietro ‘l’atto dovuto’ e Don Emmanuel sorride di nuovo, ricordando che il sindaco, con cui non ha ancora parlato, rappresenta la legge mentre lui un’istituzione religiosa che non può avvalersi di norme. Rifiata di nuovo, risponde all’ennesima telefonata. Infine conclude preoccupato: «O si trova un punto di incontro ragionevole, oppure il ricorso ai legali potrebbe diventare inevitabile».