22 novembre 2019
Aggiornato 05:00
Ethio-jazz

Ethnoshock al Castello con Mulatu Astatke 

Nel curriculum di questo mosto sacro le collaborazioni con nomi quali John Coltrane, Duke Ellington, Miles Davis basterebbero a identificarne la caratura e il carisma dello stesso ed i campionamenti "rubati" alle sue tracce nel nu-jazz non si contano
Ethnoshock al Castello con Mulatu Astatke 
Ethnoshock al Castello con Mulatu Astatke 

UDINE - Udin&jazz è diventata una delle rassegne jazz più importanti del nostro paese; inarrivabile il colosso Umbria, ci si giocano i posti a seguire. La presenza di un artista che porta il nome di Mulatu Astatke(nell'unica data italiana) non può che aumentare le velleità di aspirazione da podio per la manifestazione del capoluogo friulano. Il jazzivoro Giancarlo Velliscig assieme al suo staff ha colpito nuovamente nel segno portando il padre di quello che venne chiamato ethio-jazz nella splendida cornice del castello di Udine.

Nel curriculum di questo mosto sacro le collaborazioni con nomi quali John Coltrane, Duke Ellington, Miles Davis basterebbero a identificarne la caratura e il carisma dello stesso ed i campionamenti "rubati" alle sue tracce nel nu-jazz non si contano. La giornata era stata aperta dal nostro Claudio Cojaniz, dirottato dalla Caserma Caverzani in Corte di Palazzo Morpurgo per motivi di sicurezza a presentare il nuovo lavoro discografico. Sempre a seguire - meno fortunato meteoreologicamente - Adnan Joubran, from Palestina, che esorcizza al suono del suo oudun clima decisamente poco estivo. Il mood etnico di questa edizione trova il suo apice salendo al parco del castello.

Dopo le ore ventidue sale sul palco Mr. Mulatu Astatke from Adis Abeba accompagnato da una band che lo coccola come un dio della musica.  Interventi al vibrafono di squisita morbidezza, la musica che propone ha tinte forti e colorate ma non lesina una patina cittadina high-class. La prima impressione da spettatore è che ricevere più di così dal punto di vista musicale sia impossibile, Mulatu ti da quello che solo i grandissimi ti riescono a dare. Applauditissime le tracce che hanno fatto da colonna sonora a Broken Flowers, film di Jim Jarmush di una decina di anni or sono. Band pazzesca - dicevamo - con l'unico appunto di eccedere nel rituale degli assoli, a mio avviso un po' obsoleto, dove spicca su tutti la strabordante classe di John Edwards a violentare il suo contrabbasso.

Ethnoshock in Castello fin'oltre mezzanotte, con percussioni di grande calore ma sempre ordinate e mai sopra le righe a conferma dell'accezione estremamente elegante con cui Astatke interpreta il jazz. Pubblico (sotto le aspettative a mio avviso, probabilmente intimorito da un meteo non proprio africano, si diceva) in visibilio per una data che rimarrà senza ombra di dubbio nel cuore della manifestazione. E la prossima settimana si cambia continente per la serata di chiusura (13 luglio): Brasile - con Maria Gadùed il nipote del leggendario Toquinho! (ah no, mi dicono che è proprio Toquinho!) Sempre a Udine, naturalmente.