27 maggio 2020
Aggiornato 09:00
IL PUNTO DEL CONSORZIO AGRARIO FVG

Nel 2017 storico sorpasso della soia sul mais

Dall’osservatorio del Consorzio agrario del Friuli Venezia Giulia, in base alle intenzioni di semina, la soia nel 2017 dovrebbe attestarsi a quota 51 mila ettari coltivati, il mais scendere sotto quota 50 mila
Nel 2017 storico sorpasso della soia sul mais
Nel 2017 storico sorpasso della soia sul mais Adobe Stock

FVG - Del milione e oltre di tonnellate di soia prodotte in Italia, 256 mila provengono dal Friuli Venezia Giulia, territorio che garantisce al Paese poco meno del 25% della produzione nazionale (il 23,65%), quasi un quarto dell’intero stock italiano. Sono ormai anni che la soia, in Italia, e in Friuli Venezia Giulia, prende piede. A discapito del mais, coltivazione principe anche in regione che quest’anno, per la prima volta, potrebbe 'andare sotto' in termini di ettari coltivati.  Dall’osservatorio del Consorzio agrario del Friuli Venezia Giulia, in base alle intenzioni di semina, la soia nel 2017 dovrebbe attestarsi a quota 51 mila ettari coltivati, il mais scendere sotto quota 50 mila. «Complice la politica agricola comunitaria che impone la rotazione delle colture e le minori necessità d’interventi fitosanitari della soia rispetto al mais. Fatto il delta tra costi e ricavi la soia ha ripreso piede» commenta la direttrice del consorzio Elsa Bigai a margine del convegno ospitato giovedì a villa Chiozza dedicato alle dinamiche internazionali di cereali e oleaginose sia rispetto ai prezzi che alle coltivazioni. Un quadro efficacemente schizzato da due autorevoli voci: quella di Valentina Pellati, esperta di mercati internazionali, e quella di Primo Bragalanti, amministratore delegato di Pioneer HB Italia. 

Tornando ai numeri, pur prospettandosi quest’anno il sorpasso delle superfici coltivate a soia su quelle a mais, sia la prima che il secondo sono decresciuti nel 2016 rispetto all’anno precedente. Nel 2015 infatti la produzione di soia era stata di 291 mila tonnellate (contro le 255 mila dell’anno scorso), quella di mais di 651 mila tonnellate contro le 600 mila dell’anno scorso, quando al Fvg è andata una quota della produzione nazionale pari al 9 percento. E’ cresciuto invece il grano tenero: dei 3 milioni di quintali prodotti in Italia il 2%, pari a 59 mila tonnellate (erano 53 mila nel 2015), è coltivato in Fvg. Sommate le tre coltivazioni principali (soia, mais e grano tenero) sui 10,6 milioni di tonnellate prodotte in Italia nel 2016 poco meno che un milione (915 mila per l’esattezza, l’8,58%) sono la quota regionale. Una fetta significativa nel Belpaese, ma un’inezia a livello internazionale, nel mercato globale che vede i prezzi decisi tra la borsa di Chicago e il dipartimento americano per l’agricoltura. 

Come contare in un mercato del genere? Per cercare di rispondere alla domanda cruciale per le sorti delle imprese agricole di casa nostra, il consorzio ha organizzato il convegno a villa Chiozza. Scegliendo il mese di luglio non a caso. «Siamo alla vigilia della campagna di raccolta del primo mais e della soia» ha ricordato Bigai invitando la platea d’imprenditori agricoli a fare squadra per superare i gap che entrambi i relatori hanno 'denunciato'. Talloni d’Achille che rimandano alla piccola dimensione delle nostre imprese, chiamate a concorrere con colossi, e alla scarsa competitività determinata dal sistema paese. «Consapevoli di questi limiti ce la dobbiamo e possiamo giocare - ha concluso la direttrice - candidando al ruolo di regista il consorzio». Fondato nel 1919 (e dunque ormai quasi centenario), è la più importante impresa del settore agricolo in regione, con 2.507 soci e 231 dipendenti. «Possiamo finalizzare il prodotto alle filiere e a certi segmenti di mercato. Creare una rete più efficiente tra tra cooperative, coinvolgendo anche i contoterzisti. Cerchiamo di darci una mano, di fare sistema - ha concluso Bigai - è l’unica strada efficace per stare su questo mercato sempre più globale».