22 febbraio 2020
Aggiornato 01:30
l'indagine ires fvg

Sostegno al reddito: più di 20mila i potenziali beneficiari, cresce la povertà relativa in Fvg

I dati emergono da un’indagine Ires Fvg condotta sulle Dichiarazioni Sostitutive Uniche (Dsu) elaborate e verificate nell’anno 2016 dai Centri Autorizzati di Assistenza Fiscale (Caaf) della Cgil della regione: una su cinque non supera il tetto dei 6.000 euro, sotto il quale è consentito l’accesso al sostegno al reddito
A livello nazionale l’Istat stima che il 10,6% delle famiglie italiane siano in condizione di povertà relativa
A livello nazionale l’Istat stima che il 10,6% delle famiglie italiane siano in condizione di povertà relativa Diario di Udine

UDINE - Il bacino potenziale dei beneficiari della misura regionale di sostegno al reddito se tutti gli aventi diritto facessero domanda? Oltre 20mila nuclei familiari all’anno, di fatto quasi il 40% in più dei circa 14.100 beneficiari certificati dalla Regione nei primi dieci mesi di applicazione della misura. La cifra emerge da un’indagine Ires Fvg condotta sulle Dichiarazioni Sostitutive Uniche (Dsu) elaborate e verificate nell’anno 2016 dai Centri Autorizzati di Assistenza Fiscale (Caaf) della Cgil del Friuli Venezia Giulia: una su cinque non supera il tetto dei 6.000 euro, sotto il quale è consentito l’accesso al sostegno al reddito. Si tratta di una percentuale consolidata nel tempo, nonostante le modifiche introdotte nel 2015 alle modalità di calcolo dell’Isee. 

L’esame della Dsu 
La Dsu è un documento che contiene le informazioni di carattere anagrafico, reddituale e patrimoniale necessarie a descrivere la situazione economica del nucleo familiare per la richiesta di prestazioni sociali agevolate, e quindi per calcolare l’Isee (Indicatore della Situazione Economica Equivalente). Nel periodo 2009-2016 la percentuale di dichiarazioni che totalizzano un Isee sotto la soglia di 6.000 euro è oscillata in regione da un massimo del 24,3% nel 2011 fino ad un minimo del 19,3% nel 2015; nel 2016 si attestava al 21,5%. Dal 2010 il numero di Dsu presentate abbia superato stabilmente le 100mila unità; per il 2015 i dati forniti dal ministero del Lavoro e delle Politiche sociali indicavano per la nostra regione ben 112mila nuclei familiari che hanno ottenuto la dichiarazione Isee (e 118mila pratiche, in quanto in alcuni casi una stessa famiglia per vari motivi deve ripresentare la dichiarazione nell’arco dell’anno). Nel 2016 secondo l’Inps le dichiarazioni complessive risultano in ulteriore crescita e pari a 126mila (non è disponibile il corrispondente numero di famiglie, che però dovrebbe essere superiore a quello dell’anno precedente).

I calcoli
In base ai dati emersi dalle dichiarazioni presentate ai Caaf Cgil nel 2016, è possibile pertanto formulare una stima del bacino potenziale di famiglie aventi diritto alla misura di sostegno al reddito, nell’ipotesi teorica che tutti i nuclei con Isee inferiore a 6.000 euro presentino domanda per accedervi. In via prudenziale si può assumere come riferimento il numero di 100mila famiglie che nel corso del 2016 hanno ottenuto una dichiarazione Isee. Con tutta probabilità i nuclei sono stati molti di più, ma è anche vero che il Regolamento per l’attuazione della Misura attiva di sostegno al reddito pone ulteriori requisiti rispetto alla soglia Isee, relativi ad esempio alla residenza in regione, che hanno un impatto non facile da quantificare. In ogni caso i nuclei con Isee inferiore a 6.000 euro, in base alla proiezione dei dati provenienti dai Caaf Cgil, in regione supererebbero sicuramente le 20mila unità. Bisogna comunque considerare che a settembre 2016 è entrata in vigore la misura nazionale di Sostegno per l'inclusione attiva (Sia), che ha dei requisiti di accesso diversi e una soglia Isee inferiore. Anche tale provvedimento contribuisce a diminuire il numero dei beneficiari del sostegno al reddito regionale. 

Il campione 
L’istituto di ricerca evidenzia che le 8.036 dichiarazioni analizzate corrispondono ad altrettanti nuclei familiari a cui sono associati 21.678 componenti (pari a poco meno del 2% della popolazione regionale). Nel caso in cui un nucleo familiare abbia presentato più di una volta nel corso dell’anno la Dsu è stato considerata solo la dichiarazione più recente; sono state inoltre escluse le Dsu per cui è stato preso in esame un nucleo ristretto (si tratta comunque di un numero esiguo, ad esempio per l’accesso a particolari prestazioni socio-sanitarie e ai corsi di dottorato). I dati analizzati si riferiscono inoltre sempre all'Isee ordinario (e al nucleo familiare ordinario), anche quando per l’elaborazione della Dsu è stato necessario indicare dei nuclei diversi (genitori non conviventi e/o figli non compresi nel nucleo). 

Le fasce deboli 
Gli altri elementi significativi dell’analisi? In base all’Isee risultano più deboli economicamente i nuclei composti da una sola persona (spesso pensionata) e quelli con 5 o più componenti, che però sono molto meno frequenti. Un’altra tipologia più debole economicamente è quella delle famiglie con un unico genitore, in genere si tratta di donne che vivono da sole con uno o più figli. E ancora, le famiglie straniere sono tendenzialmente più povere: sono composte da un numero maggiore di persone e hanno un Isee pari a meno della metà rispetto alla media. La maggiore incidenza della povertà tra le famiglie più numerose, tra quelle dove è presente un unico genitore oppure composte in tutto o in parte da cittadini stranieri è emersa anche dalle recenti analisi dell’Istat in materia. 

La stima della povertà
A livello nazionale l’Istat stima che il 10,6% delle famiglie italiane siano in condizione di povertà relativa, il 6,3% anche in povertà assoluta. I dati si riferiscono al 2016 e le due misure della povertà (assoluta e relativa) vengono elaborate con diverse definizioni e metodologie, sulla base dei dati dell’indagine sulle spese per consumi delle famiglie. L’incidenza della povertà assoluta viene calcolata sulla base di una soglia corrispondente alla spesa mensile minima necessaria per acquisire il paniere di beni e servizi considerato essenziale a uno standard di vita minimamente accettabile. La stima dell’incidenza della povertà relativa viene invece calcolata sulla base di una soglia convenzionale (o «linea di povertà») che, per una famiglia di due componenti, è pari alla spesa media mensile pro-capite nel Paese e nel 2016 è risultata di 1.061,35 euro. Le famiglie composte da due persone che hanno una spesa mensile pari o inferiore a tale valore sono classificate come relativamente povere. Per famiglie di ampiezza diversa il valore della linea si ottiene applicando un’opportuna scala di equivalenza, che tiene conto delle economie di scala realizzabili all’aumentare del numero di componenti. 

In Friuli Venezia Giulia
Le stime sulla povertà relativa sono disponibili anche su base regionale. Tra il 2015 e il 2016 l’incidenza della povertà relativa tra le famiglie appare stabile in Italia (dal 10,4% al 10,6%), mentre in Friuli Venezia Giulia presenta un evidente incremento, essendo passata dall’8,7% al 10,4%. Le situazioni più gravi si osservano comunque tra i residenti nelle regioni del Sud, in particolare in Calabria dove nel 2016 circa un terzo delle famiglie risulta sotto la soglia di povertà relativa. Sebbene si tratti di stime che devono essere considerate con una certa prudenza, si può comunque rilevare una tendenza crescente negli ultimi anni, che ha portato l’incidenza della povertà relativa in Friuli Venezia Giulia dal 6,8% nel 2011 all’attuale 10,4%. Si può anche notare che, se negli anni precedenti la situazione regionale era più favorevole rispetto a quella complessiva (nel 2011 l’incidenza nazionale della povertà relativa era superiore di 3 punti e pari al 9,9%), nell’ultimo anno si è verificata una convergenza. Il tendenziale peggioramento delle condizioni economiche delle famiglie regionali conferma la necessità di adottare dei provvedimenti di contrasto alla povertà, come è avvenuto in questi ultimi anni.