13 dicembre 2018
Aggiornato 02:00

Panontin, ok ai criteri di assegnazioni dei beni immobili

I beni immobili e le partecipazioni societarie delle Province di Trieste, Gorizia e Pordenone, il cui superamento è ormai in fase di completamento, saranno ripartiti tra la Regione, i Comuni, le Unioni territoriali intercomunali e l'Ente regionale Patrimonio culturale
Panontin, ok ai criteri di assegnazioni dei beni immobili
Panontin, ok ai criteri di assegnazioni dei beni immobili (Regione Friuli Venezia Giulia)

PORDENONE - I beni immobili e le partecipazioni societarie delle Province di Trieste, Gorizia e Pordenone, il cui superamento è ormai in fase di completamento, saranno ripartiti tra la Regione, i Comuni, le Unioni territoriali intercomunali (Uti) e l'Ente regionale Patrimonio culturale (Erpac). I criteri di assegnazione sono stati approvati in via definitiva dalla Giunta regionale, su proposta dell'assessore alle Autonomie locali, Paolo Panontin, d'intesa con il collega Francesco Peroni e recependo le indicazioni espresse dal Consiglio delle autonomie locali (Cal) e dalla competente V Commissione del Consiglio regionale.

 

La proposta prevede che le sedi istituzionali, con uffici annessi, siano assegnati alla Regione, ferma restando l'eventuale messa a disposizione di locali di rappresentanza alle Unioni territoriali intercomunali. Gli uffici che non sono sedi istituzionali andranno invece all'ente che è destinatario della totalità o della prevalenza del personale che vi opera. Passano invece ai Comuni di competenza territoriale gli immobili locati o messi a disposizione dello Stato, quelli sede di associazioni, le strutture sportive e ricreative, nonché i terreni ad uso agricolo. Sono infine assegnati all'Erpac gli immobili con finalità culturali.

La Giunta ha altresì stabilito che le quote di partecipazione alle società fieristiche, alle fondazioni, alle associazioni e ad altri enti privati siano attribuite ai Comuni nel cui territorio è situata la sede dell'ente. La Regione, dal canto suo, eredita le quote nelle società di logistica interportuale e di valorizzazione della ricerca e lo sviluppo tecnologico. Sono invece assegnate alle Uti le partecipazioni in consorzi tra enti locali e altri enti pubblici.

«Si conclude oggi un percorso lungo e complesso, avviato lo scorso aprile, con l'approvazione preliminare del documento - commenta Panontin - e dopo un approfondito confronto con il mondo delle autonomie locali che ha fatto delle osservazioni di cui abbiamo prevalentemente tenuto conto». «Dopo questa delibera si potrà provvedere già in ottobre alla definizione dei bilanci di liquidazione delle tre Province, ora commissariate, per poi passare alla loro definitiva soppressione", spiega l'assessore, ricordando i tempi diversi che riguardano la Provincia di Udine.
Per quanto riguarda i criteri, Panontin fa notare che «il destino prevalente di immobili e partecipazioni è affidata in primis al territorio, quindi ai Comuni, poi alle Unioni e in via più marginale alla Regione, specie per quanto riguarda alcune sedi istituzionali dove opera del personale assegnato alla Regione stessa».

Assai dibattuta in sede Cal, è stato ricordato, la questione delle partecipazioni delle ex Province sul trasporto pubblico locale. «La decisione maturata - precisa Paonontin - prevede il trasferimento ai Comuni, specie per quanto riguarda i territori delle province di Pordenone e Gorizia».
Nella stessa riunione la Giunta ha deciso, in questo caso in via preliminare, l'assegnazione di ulteriori spazi finanziari per 10 milioni di euro che, di fatto, «vanno a soddisfare tutte le richieste presentate dalle Amministrazioni comunali interessate e dunque si tradurranno in capacità di spesa degli enti locali per fornire risposte in termini di investimenti ed infrastrutture a favore dei cittadini».La decisione è frutto del secondo monitoraggio effettuato dalla Regione in questa prima metà del 2017. I 10 milioni derivano dallo sforzo della Regione, cui si aggiungono spazi cosiddetti verticali derivanti da enti che li avevano ricevuti e non li hanno utilizzati, per cui sono rientrati in un regime di penalità, spazi restituiti da enti che hanno precisato di non poterli spendere e spazi ceduti da altre amministrazioni.

«La domanda di maggiore capacità di spesa da parte dei Comuni ammontava a 9,7 milioni, per cui con questa delibera andiamo a soddisfare tutte le richieste», conclude Panontin.