18 dicembre 2018
Aggiornato 16:00

Questione ordine pubblico e profughi in città

Ciriani e Loperfido: " Il Comune è impegnato al massimo per la sicurezza ma chiediamo un'ulteriore sforzo alle forze dell'ordine"
Questione ordine pubblico e profughi in città
Questione ordine pubblico e profughi in città (Comune di Pordenone)

PORDENONE - «Vogliamo sia ben chiaro ai nostri concittadini che il Comune sta facendo tutti gli sforzi possibili per tutelare la propria città, mettendo più soldi, pattuglie, controlli e uomini della polizia municipale. Ma è chiaro che agiamo nei limiti delle nostre competenze. Sicurezza e ordine pubblico rimangono prerogative delle forze dell’ordine a cui chiediamo un ulteriore sforzo, uno sforzo corale da parte di tutti. In ogni caso abbiamo ufficialmente chiesto rinforzi per la nostra questura al ministro Minniti». E’ questo il messaggio del sindaco Alessandro Ciriani e dell’assessore alla sicurezza Emanuele Loperfido in seguito al vertice di oggi con il prefetto Maria Rosaria Laganà. Ciriani e Loperfido, dopo l’incontro in prefettura, si sono riuniti con il comandante della polizia municipale Stefano Rossi con il quale hanno fatto il punto della situazione.

Piano sicurezza del Comune
«Noi mettiamo in campo un nostro piano sicurezza – ha spiegato il sindaco – costa soldi e lo facciamo volentieri ma è evidente che la polizia municipale non può intervenire su crimini e reati, abbiamo bisogno di un ulteriore supporto delle forze dell’ordine per stroncare certi fenomeni». L’amministrazione sta sbloccando 48 mila euro aggiuntivi per aumentare gli orari di servizio e i pattugliamenti in auto e a piedi della municipale, sia in settimana che nei weekend. Inoltre, su impulso di Loperfido, è stato aperto il bando per arruolare due agenti in più che dovrebbero entrare in servizio a settembre. Non solo. «Ricorreremo maggiormente anche alla vigilanza privata per aumentare gli 'occhi' sulla città» ha aggiunto Ciriani.

Appello a chiamare il 112
Da sindaco, assessore e comandante è arrivato anche un appello ai concittadini: «se vedete risse, situazioni sospette e casi simili chiamate sempre il 112, non altri numeri. Il 112 è il numero unico per qualsiasi emergenza» che smisterà la chiamata a chi di dovere (polizia, municipale, ambulanza o altro).

Lettera a Minniti per chiedere più poliziotti
«Sta cambiano il volto della città – ha argomentato Ciriani - e la responsabilità di questa autentica invasione non dipende certo dal sindaco. Ci sono irresponsabili che continuano a richiamare richiedenti asilo e che cercano, con la complicità di più di qualcuno, di far passare il messaggio che tutto va bene. Non è così, e non ci si rende conto che Pordenone non può reggere un numero di quote superiori a quelle fissate dal Ministero. Oltre quelle quote non c’è integrazione, ma caos e anarchia». Per questo Ciriani ha inviato una lettera al Ministro dell’Interno «con cui gli ho chiesto di prendere atto di questa situazione e di prendere altresì atto che la questura di Pordenone è drammaticamente sotto organico e con una età avanzata del personale. E’ necessario che venga rinforzata a fronte dell’aumento anomalo di stranieri e a fronte di fenomeni che non fanno parte della cultura della nostra città, come le risse tra bande in pieno centro».

Dormitorio Croce Rossa
«Ho ribadito al prefetto la mia totale contrarietà ad aprire il dormitorio Cri a Pordenone che calamiterà altri arrivi» ha continuato Ciriani. Martedì, peraltro, il prefetto ha convocato Comune e Cri per trovare una mediazione. «Non ho il potere di bloccare la Croce rossa (anche se farò di tutto per farlo), ma le chiederemo un passo indietro – ha affermato il primo cittadino - lo aprano altrove secondo i principi dell’accoglienza diffusa - definita dal Governo, non da me - magari in quei Comuni che professano l’accoglienza e poi chiudono le porte in faccia ai profughi. Se lo vogliono aprire nel capoluogo significa che si tratta di un gioco politico, non per aiutare i richiedenti asilo ma per mettere in difficoltà Pordenone e l’amministrazione comunale».