L'intervista

Serracchiani: "Nel 2013 ho trovato una Regione ferma"

La presidente dice di aver trascorso gli ultimi 4 anni a 'correre' per rimettere in pari l'ente regionale, difende le riforme ed esalta il lavoro fatto sulle infrastrutture

Serracchiani "Nel 2013 ho travato una Regione ferma" (© Regione Friuli Venezia Giulia)

AQUILEIA – Forse sul tema delle riforme alcune cose potevano essere fatte meglio. E’ lei stessa ad ammetterlo. Ma guai a mettere in discussione il percorso seguito sulle infrastrutture: i risultati raggiunti con Terza corsia, Polo intermodale e Porto di Trieste saranno ricordati come ‘marchio di fabbrica’ di questa legislatura. Debora Serracchiani, presidente della Regione, lo ribadisce più volte facendo un bilancio di questi ultimi quattro anni di mandato nel corso della Festa de l’Unità ad Aquileia. E’ qui che la intervistiamo parlando anche di riforme, di immigrazione, di cultura, e, ovviamente, di politica.

Presidente, che Regione ha trovato al suo arrivo nel 2013?
«Abbiamo trovato una situazione che non mi aspettavo, una Regione ferma, un po’ molle sulle gambe, in attesa che la crisi passasse. In realtà c’era bisogno di una reazione pronta, di scelte importanti. Ecco perché in questi 4 anni abbiamo dovuto correre».
Una ‘corsa’ che però non pare essere stata apprezzata a pieno.
«Mi sono resa conto che a volte, riformare e correre, mette a rischio il consenso elettorale, perché ci sono delle decisioni da prendere. Chi sta fermo, come ha fatto chi mi ha preceduto, preferisce non mettere in gioco il consenso. In questo momento storico, però, restare fermi è un delitto, e significa impedire al nostro territorio di stare al passo con gli altri, e mi riferisco, ad esempio, alle vicine Slovenia, Austria, Croazia. La nostra specialità va esercitata anche attraverso determinate scelte».
Da dove siete partiti?
«Credo che questa amministrazione sarà ricordata per le infrastrutture. Faccio un esempio: dal 1998 nel Piano trasporti c’era il Polo intermodale dell’aeroporto del Fvg. Un’opera bloccata, che abbiamo fatto ripartire trovando le risorse e aggiornando il progetto per renderlo all’altezza dei giorni nostri».
Poi c’è la Terza corsia.
«Oggi l’A4 fa paura per le code. Un’opera avviata a metà degli anni 2000, quando la crisi non c’era e il traffico era di minore intensità. Il terzo lotto è partito quando il traffico è in crescita (solo quello ‘pesante’ è aumentato del 10% nell’ultimo anno): un segnale positivo che dimostra l’urgenza di quest’opera, anche se sappiamo come l’apertura di un cantiere con queste condizioni sia complicato. Ecco perché servono misure straordinarie nel caso di giornate critiche, come la chiusura dell’autostrada».
Cita spesso anche il Porto di Trieste come risultato raggiunto.
«Il Porto di Trieste è un’area franca dal 1954, ma mancava il decreto attuativo, che è arrivato la scorsa settimana. Credo sia uno dei risultati principali, in termini assoluti, tra quelli raggiunti. E’ la prima area franca europea dove non solo non si pagano le tasse, ma si possono svolgere attività industriali. E ora c’è la corsa per insediarsi».
Parliamo di riforme. Qualche problema c’è, è d’accordo?
«E’ vero, le nostre riforme non sono piaciute, ma non abbiamo ancora capito qual è la proposta alternativa di centrodestra e Movimento 5 Stelle. Se ci fosse potremmo confrontarci, in quanto non è detto che tutto ciò che abbiamo fatto sia stato fatto bene. Per ora l’unico programma elettorale di chi si candida alla guida di questa Regione è eliminare le riforme fatte da noi, e questo è molto pericoloso, perché dimostra che manca un’idea di Regione».
E sulla sanità?
«Abbiamo ridotto, e di tanto, i ricoveri ospedalieri. Significa che non vado più in ospedale, perché trovo strutture alternative sul territorio. Poi sono diminuite le prestazioni specialistiche: il medico prescrive solo le visite che servono. Stiamo curando meglio e solo le persone che hanno bisogno di cure».
Ormai manca poco alla fine della legislatura. Cosa resta ancora da fare?
«Vanno completate e consolidate le riforme, e poi ci sono questioni che vorremmo sistemare. Faccio un esempio che potrà sembrare folkloristico, ma la questione Tiramisù per noi è importante, in quanto rappresenta un modo per dire che abbiamo un’identità e una cultura».
Chiudiamo con il tema dell’immigrazione: com’è la situazione?
«Dobbiamo essere consapevoli che non c’è spazio per tutti per poter garantire un’accoglienza dignitosa e decorosa. Non basta gestire l’emergenza, bisogna guardare in prospettiva. In questo senso serve un cambiamento di rotta, anche culturale, magari utilizzando i fondi strutturali europei direttamente in Africa, per migliorare le condizioni di vita di chi oggi parte».