5 dicembre 2020
Aggiornato 03:00
Il caso

Sfrattati, chiedono ospitalità in canonica, ma è già riservata ai migranti

La famiglia si era rivolta alla parrocchia a inizio agosto scrivendo una lettera. «Il nostro desiderio più grande è di poter vivere in pace, lavorare, crescere in nostri figli e morire in terra natia, il Friuli». Senza aiuto, il marito è pronto a vendere un rene

MAJANO - Sarà sfrattata tra poco più di un mese, il 26 settembre: una famiglia di Majano composta da padre, madre e due figlioletti che si trova in grande difficoltà economica. Per questo ha tentato la carta della carità cristiana, rivolgendosi al parroco per chiedere temporaneamente ospitalità nella canonica di una piccola frazione di Majano, Comerzo. Ma la risposta del parroco, don Emmanuel Runditse, è stata netta: «Non si può, lì la Caritas deve ospitare 15 migranti». Una storia che sta alzano un mare di polemiche e non soltanto in Friuli Venezia Giulia, portata alla luce da Il Gazzettino. 

La disperazione della famiglia 
La famiglia si era rivolta alla parrocchia a inizio agosto, sapendo che la canonica era in ristrutturazione. Aveva scritto una lettera al parroco: «Fra poche settimane saremo su una strada. Ci dispiace disturbarla. Ma abbiamo saputo che la canonica di Comerzo è in fase di ristrutturazione - comincia così la lettera, anticipata dal quotidiano Il Gazzettino -. Abbiamo due figli piccoli. Io sono affetta da numerose patologie degenerative e ho fatto richiesta di invalidità civile. Prego ogni giorno che dalla sommatoria di tante disgrazie possa scaturire una piccola pensione di invalidità». Parole frutto della disperazione ma che celano una profonda dignità, tipica della gente del Friuli. Un caso purtroppo emblematico di questi tempi, dove le difficoltà attraversate dalle famiglie italiane, spesso e volentieri, si scontrano con la necessità di dare accoglienza ai richiedenti asilo. Accoglienza, quest'ultima, che in molti casi nasconde business milionari e che, quindi, conviene 'caldeggiare'. 

L'ultima speranza
La lettera della famiglia di Majano prosegue con toni strazianti. «In alternativa, mio marito è disposto a vendere un rene. Abbiamo anche chiesto un prestito ma, a causa di un contratto di solidarietà che ha mio marito in una azienda, non possiamo ottenerlo. La canonica di Comerzo è ideale per le nostre esigenze: possiamo pagare 350 euro al mese di affitto. Abbiamo bussato a tante porte proponendo questo importo ma nessuno ci ha detto di sì, nonostante l’abbondanza di immobili liberi. Ci siamo rivolti anche ai servizi sociali del Comune e a una associazione che si occupa di casi come il nostro. Nulla». «Don Emmanuel, lei è l’ultima speranza, la nostra ultima spiaggia, prima di imbarcarci in avventure - questo l'appello della famiglia, che si dice disposta a sbarcare a Lampedusa per trovare una soluzione -. Il nostro desiderio più grande è di poter vivere in pace, lavorare, crescere in nostri figli e morire in terra natia, il Friuli». A quanto pare della questione si sta interessando il sindaco di Majano, pronto a trovare una sistemazione alternativa per la famiglia.