25 giugno 2019
Aggiornato 20:30
La cerimonia

Eccidio di Torlano, per Serracchiani la libertà «è una conquista quotidiana»

Una delle molte stragi commesse durante la Seconda Guerra Mondiale, in particolare nel periodo della resistenza contro il nazifascismo in cui morirono molti innocenti. «Sicuramente le modalità di quell'eccidio - ha detto la governatrice - lo rendono uno degli esempi più atroci»
Eccidio di Torlano, per Serracchiani la libertà «è una conquista quotidiana»
Eccidio di Torlano, per Serracchiani la libertà «è una conquista quotidiana» Regione Friuli Venezia Giulia

NIMIS - «La difesa della libertà e delle conquiste democratiche si compie con i gesti della quotidianità, con il rispetto delle regole e con il riconoscimento degli altrui diritti. Si compie anche con manifestazioni come questa in cui assieme ricordiamo le comuni radici della nostra Repubblica». Lo ha affermato a Torlano la presidente del Friuli Venezia Giulia, Debora Serracchiani, in occasione della commemorazione del 73° anniversario dell'eccidio compiuto dai nazisti il 25 agosto del 1944 nella frazione di Nimis in cui morirono 33 persone. La presidente ha ringraziato l'amministrazione comunale, le associazioni dei partigiani e «tutti quelli che, anno dopo anno, si adoperano per mantenere vivi questi momenti di incontro, riflessione e memoria».

«Quella di Torlano - ha detto Serracchiani - è una delle molte stragi commesse negli anni della Seconda Guerra Mondiale, in particolare nel periodo della resistenza contro il nazifascismo in cui morirono molti innocenti. Sicuramente le modalità di quell'eccidio lo rendono uno degli esempi più atroci, sia per l'efferatezza delle esecuzioni sia per la giovanissima età di molte vittime». «Non ci sono differenze fra il rogo della stalla di Torlano e le fiamme che hanno avvolto le case di Putten - ha rimarcato la presidente - e non ci sono differenze fra il dolore che ha accompagnato la vita dei pochi sopravvissuti delle famiglie Comelli, Dri e De Bortoli e il dolore dei pochi sopravvissuti del campo di concentramento di Ladelund». Nel lager, fra novembre e dicembre 1944, morirono 300 uomini che ebbero, grazie al pastore Johanncs Meyer, sepoltura cristiana. Fra le vittime vi furono numerosi cittadini di Putten e 38 italiani, molti dei quali provenivano da Nimis, Attimis, Faedis, Campeglio, Cividale, Savogna di Cividale, Tarcento e Udine.

«Oggi siamo qui uniti non solo dalla comune memoria - ha osservato Serracchiani - ma anche da un comune dovere: spetta alla nostra generazione e alle generazioni più giovani consolidare e rafforzare il frutto di quelle battaglie. La pace e la libertà conquistate con il sacrificio di tanti giovani resistenti non sono un destino prestabilito ma una conquista quotidiana», ha evidenziato Serracchiani, ricordando come da quella catastrofe mondiale l'Europa abbia saputo risollevarsi mettendo in campo un progetto comune, l'Unione Europea. «L'Unione - ha indicato Serracchiani - rappresenta una casa che si fonda sui comuni dolori del passato, che trae forza dalla memoria di quelle tragedie ma che deve tornare ad essere per tutti il luogo dell'incontro e della messa in comune delle difficoltà e delle opportunità, non solo degli opportunismi. Per rafforzare la libertà di tutti - ha aggiunto - l'unica strada resta quella che la resistenza ha tracciato in questi boschi e nei nostri paesi e che ci ha condotto ai valori contenuti nella nostra Carta Costituzionale».
Alla celebrazione della Santa Messa nella chiesa parrocchiale è seguita la cerimonia al sacello dei martiri dell'eccidio alla presenza delle delegazioni della città di Putten (Paesi Bassi), con il vicesindaco Hard Klejer, e della città tedesca di Ladelund, con Hannegreth Grundmann, presidente degli amici del memoriale di Ladelund.