20 settembre 2019
Aggiornato 03:30
Accoglienza diffusa

A Bicinicco il sindaco si dimette: 'Troppi profughi, la comunità non è stata ascoltata'

L’anno passato la comunità ha raccolto 810 firme, ovvero più del 50% degli aventi diritto al voto, a sostegno di una petizione popolare per l'accoglienza zero. Nonostante ciò i richiedenti asilo sono stati accolti sul territorio
A Bicinicco il sindaco si dimette: "Troppi profughi, la comunità non è stata ascoltata"
A Bicinicco il sindaco si dimette: "Troppi profughi, la comunità non è stata ascoltata"

BICINICCO - Il sindaco di Bicinicco, Giovanni Battista Bossi, ha rassegnato le dimissioni e lo ha fatto con una lettera, protocollata il 30 agosto, e indirizzata ai consiglieri comunali, al segretario comunale e al prefetto di Udine. La ragione? Troppi profughi. La comunità, secondo il primo cittadino, non è stata ascoltata. E ora Bossi ha detto basta. 

La comunicazione della Cri
La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata una comunicazione della Croce Rossa di Palmanova, che gestisce i richiedenti asilo sul territorio. Sulla missiva ufficiale si parla del trasferimento dei 14 profughi già ospiti a Felettis (nel comune di Bicinicco) in un'altra frazione, quella di Griis. «La Cri di Palmanova fa formale richiesta al sindaco di esprimere il proprio parere circa il trasferimento», nonostante ciò, nella stessa è chiaramente riportato che la richiesta di trasferimento è già inoltrata alla Prefettura di Udine. E il sindaco non ci sta. Gli viene chiesto il parere su una questione già sottoposta all'attenzione del Prefetto. A questo si aggiunge il fatto che l’anno passato la comunità ha raccolto 810 firme, ovvero più del 50% degli aventi diritto al voto, a sostegno di una petizione popolare per l'accoglienza zero. Bossi quindi lamenta che: «Chiedere al sindaco il suo parere significa scaricare sulle spalle del primo cittadino la responsabilità che dovrebbe assumersi invece chi ha dato avvio a questa triste vicenda».

Due pesi e due misure
Il primo cittadino ha evidenziato come tutta la comunità in questi mesi abbia fatto la propria parte, al contrario di quanto fatto in altri Comuni e come ora si chieda un ulteriore sforzo. Il tutto in un contesto di evidente disparità: «Con grande imbarazzo constato, poi, che per 15 mesi è stata data accoglienza a 14 richiedenti asilo politico in deroga a quanto stabilito dagli accordi tra Ministero dell'Interno e Anci, e in strutture prive di agibilità e di conformità degli impianti, senza considerare il fatto che a oggi non risultano versate le imposte comunali da parte della proprietà». 

Inerme
Bossi ha quindi chiarito di aver cercato «invano, con comunicazioni ufficiali e protocollate, di comprendere direttamente dal prefetto di Udine le ragioni per le quali non si potesse fare nulla in presenza di comportamenti che, se posti in essere da privati cittadini, sarebbero stati forieri di legittime contestazioni e sanzioni. Come sindaco e al tempo stesso ufficiale del Governo Italiano, non comprendo come sia possibile tacere davanti a tutto questo e non ricevere risposta dalle istituzioni superiori. Non sono più disposto ad accettare l'imbarazzo che provo nel rimanere inerme e muto alle richieste di chiarimento dei miei cittadini rispetto a queste disparità. Ringrazio tutta la maggioranza, gli assessori, e i dipendenti del Comune che mi sono stati a fianco. Rassegno le mie dimissioni nel consiglio convocato il 12 settembre».