19 giugno 2019
Aggiornato 11:30
Sabato 9 settembre alle 21 al Rifugio Corsi

S-legati, la storia di Joe Simpson. un’azione scenica in quota

Lo spettacolo, che vanta 220 repliche, e ha una durata di un’ora e quindici, è interpretato da Davide Bicocchi e Mattia Fabris attori di teatro di ventennale esperienza, che lo mettono in scena dal 2012 presso rifugi, città alpine e sedi Cai di tutta l’Italia, sempre con grande partecipazione di pubblico
S-legati, la storia di Joe Simpson. un’azione scenica in quota
S-legati, la storia di Joe Simpson. un’azione scenica in quota

CHIUSAFORTE - L’ultimo appuntamento di Parole in rifugio 2017 prevede una coinvolgente azione scenica ispirata a un grande successo editoriale, il libro - che è poi diventato anche un film - di Joe Simpson La morte sospesa (Touching the void). Si terrà nell’affascinante scenario delle Alpi Giulie al Rifugio Corsi, sotto le pareti meridionali del Jôf Fuart questo sabato 9 settembre alle 21. Un’occasione per pernottare in rifugio. Lo spettacolo, che vanta 220 repliche, e ha una durata di un’ora e quindici, si intitola S-legati ed è interpretato da Davide Bicocchi e Mattia Fabris attori di teatro di ventennale esperienza, che lo mettono in scena dal 2012 presso rifugi, città alpine e sedi CAI di tutta l’Italia, sempre con grande partecipazione di pubblico.

La trama
Nel giugno 1985 due alpinisti britannici, il venticinquenne Joe Simpson e il suo compagno di cordata, Simon Yates, hanno appena raggiunto la vetta del Siula Grande (6.536 m), nelle Ande peruviane, salendo per la prima volta la parete Ovest, quando scoppia una violenta bufera. Mentre i due scendono lungo una ripida parete innevata, Simpson cade e si rompe una gamba. Yates lo cala per un lungo tratto con laboriose manovre di corda nonostante il gelo e l’oscurità, fino a quando non accade l’imprevisto: la parete è interrotta da uno strapiombo sotto il quale Joe si trova appeso. Simon è stremato e rischia di venire trascinato anche lui nel vuoto allo stremo delle forze. Alla fine recide la corda che lo unisce al compagno, abbandonandolo. Joe cade in un crepaccio ma non muore. Inizia così una vicenda epica, di terrore, sofferenza e immensa forza d’animo, testimonianza di una straordinaria vittoria della vita sulla morte, a cui si è ispirata l’intensa azione scenica.  «E’ una storia  - dice il milanese Matteo Fabris, di origini friulane per parte di nonna - archetipica e paradigmatica, una metafora di tutte le relazioni umane, che si concentra nel gesto del tagliare la corda». Al termine dell’evento, come di consueto, una degustazione di prodotti di malga a cura dell’Era Fvg.

Associazione Gestori Rifugi Alpini Friuli e Cadore www.assorifugi.it