L'intervista

«Da Eluana ai migranti: Udine esempio di civiltà»

Il sindaco di Udine Furio Honsell fa un bilancio dei suoi 10 anni di amministrazione. E sul suo futuro anticipa: «Bisogna lavorare sodo per l’unità del centrosinistra e della sinistra per non consegnare la città e la Regione ai populismi illiberali e illibertari»

«Da Eluana ai migranti: Udine esempio di civiltà» (© Comune Udine)

UDINE - Dieci anni alla guida di Udine. Un bilancio che lui ritiene positivo perché diche che «la città ha interpretato al meglio gli slanci di questo inizio millennio». Ma il sindaco Furio Honsell, che sta per concludere il secondo e ultimo mandato, va oltre. E parla dei buoni risultati raggiunti sul fronte dei diritti civili, dell’ambiente e della salute dei cittadini in senso lato. Circa il suo futuro politico non ha dubbi: «Bisogna lavorare sodo per l’unità del centrosinistra e della sinistra per non consegnare Udine e la Regione ai populismi illiberali e illibertari». Plaude a Pisapia e per adesso non pensa né a Roma né a Trieste. E invita la coalizione a parlare meno di candidati e più di programmi.

Partiamo dall’attualità. Molti hanno visto la sua assenza all’inaugurazione di Friuli Doc come un gesto di protesta o perlomeno di disappunto.
«Chi pensa questo sbaglia. E di grosso».
Perché?
«Perché ero a rappresentare Udine in ambito mondiale. Sono stato a Bruxelless e Copenaghen a un summit sulla Sanità. Udine è una città che su questo versante è apprezzata a livello internazionale per le tante iniziative messe in atto. Ero stato invitato da tempo e purtroppo le date coincidevano con la kermesse cittadina».
Domanda d’obbligo: un bilancio sui suoi dieci anni da sindaco?
«Credo, in estrema sintesi, che assieme a tutti abbiamo profuso un forte impegno, ottenendo risultati lusinghieri, sul fonte de diritti civili, dell’ambiente e, appunto, della salute».
Partiamo dai diritti civili.
«La premessa è che non cercavamo visibilità, ma perseguivamo la sostanza».
Come nel caso di Eluana Englaro?
«Esattamente. Ed è stato un caso di cui non mi prendo il merito. Mi basta dire che a Udine è stato realizzato un atto di diritto alla giustizia in una vicenda estremamente delicata, difficile che, tra l’altro, mi costò la perdita di un assessore. Ma credo che Udine sia diventata un esempio anche sul fronte dei richiedenti asilo, perché nessuno può dimenticare le migliaia di persone che arrivavano qui, oltre che dal Mediterraneo, anche dal confine con l’Austria o da Gorizia, a cui nessuno riusciva più a dare risposte».
E un esempio dei risultati sul fonte ambientale?
«Beh, poteri citare il patto dei sindaci del 2009 per l’abbattimento del CO2 o la realizzazione dell’impianto di teleriscaldamento che garantisce l’acqua calda all’ospedale, a quasi tutte le scuole di Udine Nord, alla piscina e a diversi condomini».
Infine, la salute…
«Un argomento, questo, di cui i media hanno parlato poco. Ma, ad esempio, il nostro modello di assistenza agli anziani, gode in Europa di ottima reputazione».
E sul fronte delle opere pubbliche cosa mi dice?
«Che potrei citare la realizzazione dello stadio, di cui si parlava da diversi lustri, o quella del parcheggio di piazza Primo Maggio. Ma potrei parlare anche delle piste ciclabili, alcune delle quali furono contestate ma che oggi incontrano un grande consenso. In conclusione, credo che Udine abbia interpretato gli slanci più positivi di questo inizio millennio».
Signor sindaco, avverte mai un po’ di ingratitudine nei suoi confronti?
«Mah, non lo so. Non credo».
Perché?
«Perché la maggior parte dei cittadini che incontro è lieta di vedermi. E poi va detto che non mi ero candidato per ottenere gratitudine».
Quale sarà il futuro politico di Honsell?
«Rimango impegnato a perseguire e difendere i valori di centrosinistra e di sinistra. Per questo ritengo doveroso avere ben chiaro che non possiamo permetterci di perdere il capoluogo friulano e la stessa Regione. Insomma, per me resta doveroso che il mio impegno politico continui».
Va bene, ma con quale ruolo e perseguendo quale progetto politico?
«Con l’intento di non cedere nulla di quanto abbiamo realizzato. Riguardo al ruolo, credo sia presto per poterlo dire».
Ci provo io, allora. Roma o Trieste?
«Il discorso-Roma non è percorribile».
Come mai?
«Se non vengono cambiate le regole, io dovrei dare le dimissioni sei mesi prima dello scioglimento naturale del Consiglio comunale. E questo non sarebbe rispettoso nei confronti degli udinesi».
Trieste, invece…?
«E’ vero che sarebbe un’ipotesi più plausibile. Ma non c’è per ora alcuna riflessione in merito».
E dunque?
«E quindi, come detto, mi impegnerò per non consegnare Udine nelle mani dei populismi superficiali. Il caso degli Usa di Trump dovrebbe far riflettere. E credo sia importante lavorare in maniera unitaria per il centrosinistra e per la sinistra. Al proposito giudico importante progetto di Pisapia».
Lei parla di unità. Scendiamo nel concreto. A Udine sarà necessaria al centrosinistra la coalizione più ampia possibile visto anche che il vento è cambiato.
«L’unità sarà imprescindibile. E si dovrà essere rispettosi anche nei confronti di chi si è allontanato dal Pd. L’unità si costruisce con il contributo di tutti. E la si raggiunge su accordi programmatici e non sulle persone. L’eccessiva personalizzazione del Pd dovrebbe, infatti, fare riflettere».
Mi pare di capire che il dibattito sul futuro candidato post-Honsell non le piace proprio. E’ così?
«Parlare di candidati in questo momento è difficile se non inopportuno. Ribadisco che è meglio concentrarsi sui programmi per battere la destra populista, illiberale e illibertaria».
Si sente un po’ il Pisapia del Friuli Venezia Giulia?
«No, mi sembrerebbe uno slogan. E poi, non ho smanie di protagonismo».
Due parole sulla Serracchiani se la sente di riferirle?
«Ha realizzato molte cose buone, come avere garantito le risorse per la terza corsia, per Trieste, per Udine e le nostre periferie. E ha messo in moto riforme indispensabili come quella sugli enti locali e sulla sanità, e ha garantito un ruolo nazionale alla Regione, ruolo che con Tondo era stato smarrito».
Detto questo…?
«Proprio perché ha toccato temi delicati come le riforme adesso c’è bisogno di costruirci attorno un maggiore consenso, una condivisione che non si ottengono con i commissariamenti (leggasi Uti, ndr) di cui lei non è colpevole o non è l’unica colpevole».